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Noi: I "bamboccioni"

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Che la crisi è ormai entrata nelle nostre case, lo sapevamo già da qualche tempo, anche se tutti, specie chi sta ai vertici della politica, cerca, da buon oratore, di nascondere la cruda e amara verità. Che i giovani si sentono ormai esclusi dal mondo del lavoro, questa è un'altra triste, ma inconfutabile, realtà. Ancora più sconsolante se pensiamo che i giovani italiani siano definiti fannulloni, svogliati,

immaturi e "bamboccioni" e vivono sulle spalle dei propri genitori perché non vogliono crescere. Potrebbe anche esser vero, se non fosse per il semplice motivo che questi "bamboccioni" non hanno nessuna garanzia economica una volta lontani dal desco paterno. La metà dei giovani che vivono ancora con i propri genitori, pur avendo un lavoro, non riescono a guadagnare al mese tanto da potersi permettere il pagamento di un affito. Considerando le spese primarie di una casa, come luce, gas e acqua, cibo ed una pizza una volta al mese, come si può mai pensare di poter vivere in modo autonomo?

E ancor peggio, come si può anche solo immaginare di mettere su famiglia ? La verità è solo una: vita precaria e stipendi bassi, rispetto al valore reale della vita, sono i motivi che fanno sì che i giovani di oggi non possano costruirsi un futuro o avere la minima intenzione di lasciare il nido familiare d'origine. La situazione non cambia molto negli altri paesi, dove, se pur con qualche certezza in più, università non sempre significa, per forza, un posto garantito nel mondo del lavoro.

Qui in Italia, da qualche anno a questa parte, vanno ormai di moda i pseudo "miti", balzati agli onori delle cronache più "gossippare", come quelli del Grande Fratello, ragazzi che spesso riescono a guadagnare anche 2000 euro a sera per il sol talento di versare un po' di champagne in un calice di cristallo, di qualche famosa discoteca di Roma o Milano, e dire semplicemente "Buona sera a tutti", indirizzando spesso il gratuito pensiero, ad un gruppo di libidinose ragazze pronte a tutto, capaci finanche di farsi "tatuare" il decolté con la firma del proprio amato neo-famoso. Patetico vero ? Per fortuna c'è chi ancora crede nel buono di questa ormai insulsa società frenetica e fin troppo commerciale, c'è ancora qualcuno che conserva a tutt'oggi quei principi e quella morale che fanno di una persona un uomo digno d'esser tale denominato. Lo studio, il futuro, la carriera lavorativa, la famiglia: sono ancora obiettivi che molti giovani si prefissano, chi prima, chi in età un po' avanzata - considerando che i 35enni di oggi hanno uno spirito pari a quello di un ragazzo nella fase post adolescenziale -.

Giovani che troppo spesso cadono nella monotonia: chi è che ai nostri tempi non è affetto da questa, se così si vuol chiamarla, "malattia"? E allora si inventano di tutto per ingannare il tempo, per riposare gli occhi ormai stanchi di leggere capitoli intieri su come "Ferdinand de Saussure" ha fondato le sue teorie sulla linguistica moderna, o sul perché "Kubrick" abbia scelto un brano ottocentesco, dolce e romantico, per il suo Barry Lyndon.

E allora ecco che si piantano davanti al computer per ascoltare un po' di musica, o, ancora meglio, per scrutare il mondo, ormai noto a tutti, di Facebook: sarà anch'esso diventato una malattia? Video da commentare, appuntamenti da non perdere e messaggi da leggere. Ma sarà davvero questa la vita vera?