Quando si può dire che un matrimonio, una convivenza, una unione di fatto, un DICO o quant'altro, è " riuscito "? Cioè, quando il rapporto di coppia fra due persone funziona davvero? A sentire o leggere le notizie, le statistiche, i pareri degli esperti, pare che siano meno della metà le unioni che durano nel tempo.
I motivi? I più vari. Da una accresciuta competitività fra i sessi, che rende le donne meno disponibili ad accettare un ruolo subalterno all'interno della coppia ad una sempre più spinta ricerca del nuovo, di nuovi stimoli, nuove emozioni, nuovi amori. Sia chiaro che non vogliamo ragionare per stereotipi, né tanto meno ci piacciono i luoghi comuni, ma non si può prescindere, in questo ragionamento, dal comune sentire, dai discorsi che si sentono nelle sale di attesa dei medici, dal parrucchiere, nei bar.Non vogliamo prendere in considerazione, come termine di paragone i cosiddetti Vip, le cui storie, relazioni, tradimenti veri o presunti, occupano le pagine della cronaca rosa, e qualche volta anche nera. Non li prendiamo in considerazione, perché a nostro parere, rappresentano uno specchio deformante della realtà.
Troppo spesso queste storie vere o presunte durano lo spazio necessario al lancio di un film, di una fiction o di un locale alla moda. La rarità, se non addirittura unicità, di relazioni stabili ci sembra una evidente dimostrazione del fatto che queste storie siano altro.
Il rischio, semmai, si nasconde nell'eventuale processo di emulazione: se " Sto da tanto tempo " con la stessa ragazza sono " Out ", se non passo da un palestrato pluritatuato all'altro passo per suora laica. Scimmiottare comportamenti e modi discutibili non ci sembra particolarmente intelligente, ma tant'è, viviamo nell'era della globalizzazione e della spettacolarizzazione dei sentimenti, ed essere una persona " normale " sembra esser diventato disdicevole. Una signora si è sentita chiedere dal figlio di 8 anni: , e quando allarmata ha chiesto al figlio come mai volesse saperlo, il bambino ha candidamente spiegato: .
Tornando al quesito posto in apertura: quando un matrimonio, o per meglio dire un rapporto di coppia, si può definire riuscito? Quanto deve durare? Un anno, dieci, venti, tutta la vita? E' chiaro come nessuno possa, ragionevolmente, rispondere ad una domanda posta in questi termini. Il quesito è, semmai, un'altro: dove e cosa si è sbagliato quando il rapporto si rompe?
Siamo convinti che il problema nasca a monte, che vada ricercato nei motivi che hanno dato vita all'unione. Una coppia se è assolutamente vero che sia una cosa unica, è ancor più vero che sia composta da due unità distinte. Una delle cause più frequenti di separazioni è la rottura di questo equilibrio, quando una delle due parti prevarica o peggio annulla l'altra ( e che sia quella maschile o quella femminile è poco rilevante ), la coppia entra in crisi ed inevitabilmente va incontro ad un fallimento. Ma come si fa ad evitare questo pericolo? Qui entra in gioco la vera questione, il punto nodale. Perché ci si sposa o ci si mette, comunque, insieme? Quali sono le ragioni per cui si decide di intraprendere un cammino di vita accanto ad un'altra persona, di condividerne problemi, successi, gioie e dolori? Per amore? Certamente, e poi? Se proviamo a porre questa seconda domanda a chi si accinge ad un rapporto di coppia ( omettiamo deliberatamente di usare il termine matrimonio per non offendere la sensibilità o la suscettibilità di nessuno ) sentiremo le risposte più varie: dal sempre verde " ci completiamo " al più moderno " ci divertiamo " dall'impegnato " abbiamo gli stessi interessi " al romanticissimo " non posso vivere senza di lui/lei ". Se poi si ha la pazienza di insistere con le domande e si chiede a cosa si è disposti a rinunciare per questo amore, le risposte diventano meno sicure e meno perentorie. Ed è qui il nocciolo della questione, perché dal primo momento di vita della coppia la vita dei due individui deve necessariamente cambiare, modificarsi, adattarsi. Dallo spazio nel letto all'alimentazione, dal tempo libero alle responsabilità, dalla disponibilità economica agli impegni sociali, e se arrivano dei figli aumentano esponenzialmente i mutamenti ed i problemi connessi. E allora esiste la ricetta dell'unione perfetta? No! Ma alcuni ingredienti li possiamo anche indicare.
L'amore è quasi banale dirlo, ma sarebbe inutile senza il reciproco rispetto, poi la solidarietà, la capacità di rinunciare a qualcosa ( anche all'orgoglio qualche volta ), la fiducia; ma una fiducia vera e totale. E poi, in ultimo ma non ultimo, un comune progetto di vita. Per un credente, questo è ( o dovrebbe essere ) chiaro fin dall'inizio. L'unione sancita dal sacramento del matrimonio è sacra ed inviolabile, perché è un patto con Dio. Dovrebbe essere almeno una cosa seria, anche per chi questo patto lo ha firmato davanti al sindaco o ad un assessore.
Giuseppe Rubino
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Che fine fanno i fidanzatini?













