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Palermo: Il Folkloristico dialetto palermitano

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Nell'era delle tecnologie, della globalizzazione, degli sms, delle videochiamate, delle videoconferenze, e nell'epoca in cui navigare su internet rappresenta, oltre che uno status quo, un modus vivendi diffusissimo, la comunicazione incorpora le innovazioni introdotte da tali molteplici veicoli, ed abbraccia le svariate combinazioni delle regole che pongono in essere i seguenti codici linguisitici, siano essi, verbali o cibernetici. Uno dei registri comunicativi, che rimane in auge ed affascina particolarmente è il dialetto. Il dialetto palermitano, rappresenta per antonomasia il fulcro della concretezza linguistica, il contenitore sociale per eccellenza. Cosa celano le espressioni dialettali dei panormiti?

Il linguaggio così colorito, folkloristico, ridondante, accattivante e spesso perentorio, dà vita ad una vera e propria coreografia linguistica, creando delle inferenze esplicite ed a volte ambigue.
Il potere carismatico, nonchè sarcastico del dialetto palermitano, è riscontrabile nelle molteplici espressioni linguisitiche e non solo.

Espressioni tipiche di una sequenza discorsiva che rimandano inequivocabilmente "all'agire" del parlante, sono: "chi putissi arricchiri" (che potesse arricchire, che paradossalmente, rappresenta un'imprecazione che rimanda ad un atto concreto e sociale, riferito a colui che compiendo un atto fastidioso ed inopportuno nei confronti dell'interlocutore, deve concretamente arricchirsi) (...) Un'altra situazione linguistica, si presenta quando due interlocutori discutono sulle proprie figlie e sui loro matrimoni: "me figghia si maritò a Chiasa, bedda assistimata" (mia figlia si è sposata in Chiesa, con tutta la regolarità del caso, sistemata, ovvero, non è fuggita con il marito) sostiene il primo, sapendo che la figlia dell'interlocutore 2 ha effettuato la classica pratica sicula della "Fuitina".

"U signuri ciù pa'a" (che il signore glielo paghi) letteralmente, rimanda, all'ennesimo atto concreto che la seguente espressione riferisce, quando, si riceve un dono improvviso da parte di una persona generosa, e dunque lo si affida alla provvidenza divina, ricordando la concretezza dell'atto linguistico, che si aggancia alla "retribuzione" esplicata in termini provvidenziali.

Nel primo caso, il chiaro riferimento alla dimensione economica, dunque concreta e sociale, nonchè identitaria. Nel secondo, un chiaro atto denigratorio ed una esaltazione del "socialmente corretto", insieme con l'attuazione di un pregiudizio nei confronti della fuitina.

L'opulenza e la varietà del dialetto palermitano, abbraccia le innumerevoli qualità e peculiarità linguistiche tipiche dell'essere panormita, ma sopratutto i vari livelli del significato, con palese riferimento ai costumi e alle consuetudini del mondo palermitano.

Fonte foto:facebook.com

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Valeria Salanitro