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Educazione dei figli e metodo della "mamma tigre"

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Ha fatto discutere in questi giorni il saggio pubblicato su Wall Street Journal "Perché le madri cinesi sono superiori", in cui l'autrice, Amy Chua, professoressa di Legge all'Università di Yale, sostiene che il metodo educativo cinese, il cosiddetto "metodo della mamma tigre", sia migliore di quello occidentale. Genitori non si nasce ma si diventa. Nella cultura occidentale diventare bravi genitori include il saper essere comprensivi, generosi, protettivi, flessibili, sempre aperti al dialogo e disponibili all'ascolto. In sostanza l'opposto di quanto prevede la cultura cinese, di cui la Chua si fa portavoce.


La tesi sostenuta nell'articolo del Wall Street riprende quella riportata nel libro della stessa autrice, Inno di battaglia della madre tigre, secondo la quale "i cinesi stanno conquistando il mondo grazie alla loro rigida educazione, impartita fin dal primo vagito". Si tratta, dunque, di un metodo che si contrappone a quello della "mamma chioccia" di stampo occidentale, in special modo italiano.

In cosa consiste, nello specifico, questo metodo educativo teorizzato dalla Chua?

Nel saggio vi sono elencate alcune regole che la stessa avrebbe adottato con le figlie Sophia e Louisa per istruirle e permetter loro di eccellere nella vita. Per riuscire, ad esempio, a far suonare a Louisa, di sette anni, un pezzo al pianoforte estremamente difficile, le avrebbe fatto saltare i pasti e sequestrato la casa delle bambole. In seguito l'avrebbe terrorizzata con minacce e fatti, obbligandola a suonare per un'intera notte senza poter nemmeno andare in bagno o bere un sorso d'acqua. Le umiliazioni e le offese inflitte alla piccola (la chiamava pigra,codarda, patetica) vengono sminuite dalla giustificazione che lei "stava solo motivando" la figlioletta.

"La madre tigre è disposta ad essere odiata ma non rinuncia al suo metodo".

Come risultato avrebbe ottenuto la soddisfazione di Louisa che, dopo aver imparato, per la "gioia" non riusciva più a smettere di suonare. Ci riesce difficile credere che si possa davvero provare gratitudine per esser stati così a lungo privati della propria autostima.


È fuori dubbio che spronare i propri figli a superare gli ostacoli sia di grande aiuto per la loro realizzazione personale e che l'appagamento che ne deriva ripaghi spesso i sacrifici richiesti. Tuttavia in molti ci chiediamo se offrire ai figli gli strumenti necessari per eccellere ed essere competitivi possa subordinarsi al rispetto dell'individualità della persona, allo sviluppo della sua creatività e della capacità di relazionarsi con il prossimo. In altre parole, è giusto negare ai propri figli la libertà di poter scegliere ciò che sentono più adatto alle proprie inclinazioni individuali?


L'educazione comporta soprattutto un delicato e difficile lavoro sul piano emotivo. Non ci possono essere solo regole: è necessario "sintonizzarsi" con il proprio figlio, capire le sue esigenze, le sue attitudini, dimostrare di amarlo incoraggiando lo sviluppo della sua personalità.

 

Venera Tripoli

Fonte foto: oriente.blog2.it