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Addio "piazzetta"! Gli adolescenti preferiscono i centri commerciali

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Pensate che la distinzione tra luoghi e non-luoghi sia ancora netta e chiara come in passato? La risposta ovviamente è negativa.
Marc Augé, antropologo francese, opponeva al luogo, inteso come spazio centrale della città consolidata, il non luogo della città diffusa.
Secondo Augé Il luogo antropologico, ovvero quello in cui cresciamo e viviamo, ha almeno tre caratteri, esso è identitario, relazionale e storico.
Il non luogo invece è uno spazio costruito per un fine specifico, non ha storia, nè personalità e, nel caso emblematico dei centri commerciali, il suo fine è proprio quello del consumo all'interno di esso. Innumerevoli individualità si incontrano all'interno di questi spazi con l'intento di consumare o comunque soddisfare dei bisogni.
Negli ultimi tempi però il concetto di non luogo è molto cambiato e la definizione tradizionale non è più adatta. La spersonalizzazione e l'anonimato che li caratterizzava in passato non è più presente, basta pensare alle nuove generazioni definibili "nativi", nel senso che, a differenza delle vecchie generazioni, sono cresciuti con l'idea di centro commerciale come luogo di ritrovo dove creare reti e socializzare, a volte più di quanto sia possibile fare presso la cara vecchia "piazzetta"di paese.
Nei centri commerciali gli adolescenti trovano svariate attrattive: coetanei sconosciuti provenienti da paesi limitrofi, possibilità di acquistare, spesso a prezzi competitivi, gli oggetti preferiti e molto altro.
I ragazzi di oggi sono dunque diventati incapaci di esperire i luoghi storici tradizionali?
Sembra proprio che questi ultimi vengano ormai banalizzati e dimenticati alla stregua dei non luoghi, zone nuove, dove regna il materialismo, dove la curiosità viene esaltata e gli interessi coltivati con l'acquisto di oggetti alla moda.
Fondamentale è la localizzazione della struttura, se il centro commerciale è l'unica offerta di intrattenimento del territorio in cui è posizionata, esso tenderà ovviamente a fungere da catalizzatore di vita sociale, di scambi ecc, specie se verrà sfruttato il potenziale attrattivo attraverso l'offerta di eventi o stimoli di vario genere.
Insomma marketing e sociologia si fondono all'interno di questi non luoghi. Gli adolescenti hanno preso coscienza della possibilità di viversi questi spazi anche come semplici fruitori oltre che consumatori, optando per una frequenza maggiormente ricreativa ed evasiva oltre che orientata alla socialità ed al confronto. L'adolescente, svincolato dall'acquisto, tende a passare una parte sempre più consistente del suo tempo libero all'interno del centro commerciale rendendola sempre più assidua.

Emanuela di Paternò e Mattia di Belpasso, entrambi quindicenni rispondo a qualche domanda sulla loro frequenza del centro commerciale "Etnapolis" di Belpasso.
Cosa vi spinge a trascorrere le vostre serate di svago all'interno del centro commerciale "Etnapolis"?
Emanuela: «Venendo qui c'è la possibilità non solo di incontrarci con i nostri amici dei paesi limitrofi, ma anche di conoscerne di nuovi, è possibile andare alla ricerca di novità nei negozi e passare del tempo in sala giochi».
In ordine di preferenza, quali sono i luoghi dove preferite passare il vostro tempo libero e le vostre serate di svago?
Mattia: «Al primo posto c'è la città, in questo caso Catania, ma i nostri genitori non sempre sono d'accordo ad accompagnarci di sera. I miei magari si, perchè essendo un ragazzo è più semplice, ma per le ragazze è molto più difficile».
Emanuela: «La città li spaventa, credono che ci siano molti più pericoli rispetto al paese o al centro commerciale. E poi c'è anche e soprattuto la distanza come problema principale».
Mattia:«Comunque al secondo posto c'è il centro commerciale ed infine preferiamo il paese, dove in genere ci si annoia di più, perchè ci si conosce già con tutti e le attrattive sono pressochè nulle».
Quindi i genitori preferiscono accompagnarvi al centro commerciale? Perchè?
Emanuela: «In genere si è pià facile accettare per loro questi posti».
Mattia: «Credono che qui sia più sicuro, perchè c'è molta gente e c'è anche più controllo e sicurezza. In effetti si sono presentati leggeri atti di bullismo tra ragazzi, ma la situazione è stata subito risolta dalla sicurezza. In città questi eventi non vengono gestiti da nessuno e non possono essere controllati».
Bullismo? Quindi i disagi della convivenza giovanile si presentano anche in questi centri?
Emanuela:« Si, come altrove, anche qui ci sono i pregiudizi, forse anche di più. Qui, infatti, i gruppi sono più chiusi e si tende a giudicare molto gli altri, a volte ci si spinge fino all'insulto vero e proprio, specie verso chi è per cosi dire "diverso", magari per un look più alternativo di un altro ecc».
Siete soliti acquistare all'interno del centro commerciale?
Mattia:«Si in effetti difficilmente si riesce a non spendere denaro stando all'interno del centro commerciale, comunque non necessariamente ogni volta. Poi dipende, abbiamo degli amici che venendo addirittura due o tre volte a settimana ovviamente spendono sempre qualcosa».

Grazie a Mattia ed Emanuela per la loro disponibilità da parte della redazione di Oggimedia.it

 

Carmelangela Settanta

Fonte foto: www.ilprincipehotel.com