La leggenda narra che durante il suo viaggio di ritorno verso Itaca, Ulisse, approdò sull’isola dei ciclopi dove venne ospitato dal terribile signore del luogo Polifemo.
Il dio del fuoco era solito lavorare insieme ad altri ciclopi all’interno del vulcano Etna, dove venivano creati i fulmini utilizzati da Zeus.
Durante questo soggiorno il terribile gigante mangiò molti dei compagni di Ulisse, il quale per riuscire a salvarsi lo fece ubriacare e gli accecò l’unico suo occhio. Il terribile gigante, infuriato, cercò di punirlo lanciandogli le cime di alcuni monti che vengono oggi identificati con i Faraglioni.
Fu Euripide che identificò i Faraglioni come la terra che separa l’Etna dal mare.Allontanandoci dalla leggenda, i Faraglioni (otto pittoreschi scogli che fuoriescono dal mare), costituisco la più importante traccia dell’attività vulcanica dell’Etna.
500mila anni fa vi fu, infatti, la prima eruzione del vulcano che fece innalzare la lava fin sopra il livello del mare e i faraglioni costituiscono oggi i resti di questa terribile eruzione.
Il più grande di questi scogli è conosciuto con il nome di “Isola Lachea” oggi riserva protetta che ospita diverse specie animali.
I faraglioni donano al panorama circostante un atmosfera di eccezionale bellezza che lascia a bocca aperta e senza fiato, un panorama che certo nessun buon catanese doc, che si rispetti, può permettersi di non conoscere o può negare di aver guardato almeno una volta nella vita con stupore e meraviglia.
Roberta Bottino
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