Lungo le sperdute stradine che si snodano fra i rigogliosi uliveti dell'Altopiano del Poro, modesta collina della catena Appenninica Calabrese, da una nube marrone di terriccio, sollevata dall'incalzante movimento rotatorio delle lame di una vangatrice guidata da un solitario contadino, appare una figura; in un istante, un leggero vento da ponente, disperdendo la nuvola in cielo, permette di distinguere un piccolo uomo, alto poco più di un metro e mezzo con un fazzoletto bianco legato sulla testa; dalle maniche di una larga camicia, distrattamente sistemata sotto i pantaloni, escono le sue mani forti e rugose che tirano un asinello:la sua Bettina.
Dal suo viso scuro, dipinto dai raggi del sole, si coglie un dolce sorriso ed indicando la strada, dice: «Cara signura, 'a strata iè giusta, da chissa muntagnola avissa scinniri rittu rittu pì Tropea" - traduciamo per i meno avvezzi alla comprensione dell'incantevole dialetto calabrese - "cara signora, la strada per Tropea è questa, basta oltrepassare questa montagna e scendere sempre dritto".Il viaggio prosegue nella lenta ma affascinante risalita dell'altopiano, quando compaiono delle capanne di legno in cui sono sistemati, con un'attenzione quasi artistica, grappoli di peperoncino di svariate forme e dimensioni, cassette di cipolle viola (le tipiche cipolle calabresi), ceste piene di pannocchie di mais appena raccolte e, quasi per incanto, s'incontra un'anziana donna vestita tutta di nero che regge sulla testa un canestro di paglia aiutandosi con una mano, mentre l'altra si riposa su un fianco.
L'amabile gentilezza e l'indimenticabile disponibilità dell'umile uomo di campagna che tira il suo asinello, la visione della donna con la cesta sulla testa e ancora, i profumi e i colori degli ortaggi freschi appena raccolti regalano un affascinante e surreale tuffo nel passato, tanto remoto e dimenticato; ma le stradine, da questo momento, scorrono sino a raggiungere la costa degli dei bagnata dalle acque del mar Tirreno e dall'alto, si avvistano, tra la rigogliosa vegetazione mediterranea, villaggi turistici con azzurrissime piscine, sontuosi alberghi distinti da variegate bandiere, ampi posteggi per auto: benvenuti nella realtà: "Benvenuti a Tropea", riferisce un cartello turistico alle porte della località balneare. Si entra direttamente nel centro storico, ricco di palazzi nobiliari del '700 arroccati sulla rupe a strapiombo sulla spiaggia; alcuni di loro presentano delle ampie cisterne scavate nella roccia, in cui veniva accatastato il frumento proveniente dal monte Poro e successivamente caricato sulle navi ormeggiate sotto la rupe della cittadina.
Il passeggio lungo la via principale del centro storico si interrompe improvvisamente davanti ad una ringhiera direttamente a strapiombo sul mare: uno spettacolo molto suggestivo che ci permette di ammirare non solo la caletta sabbiosa subito sotto la rupe, ma anche uno splendido promontorio in cui s' impone un'antica chiesetta dell'Ottocento.
Fuori dal centro storico, una piccola strada scende verso il mare; una bianchissima spiaggia sabbiosa, frammista a ghiaia di diversa granulometria si specchia sul limpido mare azzurro; verso sud la costa diventa alta e rocciosa ma si addolcisce con la presenza di piccole calette sabbiose raggiungibili solo a piedi o in barca.
In viaggio per raggiungere Tropea (VV): in auto, partendo da Catania, si imbocca l'autostrada (A18) per Messina; si esce dall'autostrada per Messina Boccetta e attraversando la città si raggiungono gli imbarchi per lo Stretto. Giunti a Villa San Giovanni si imbocca l'autostrada (A3) per Salerno e dopo circa ottanta chilometri si esce a Vibo Valentia in cui si incontrano le indicazioni per Tropea. Se si vuole percorrere la strada costiera per ammirare il panorama dei paesini a sud di Tropea, dall'autostrada per Salerno si esce a Rosarno e si seguono le indicazioni stradali per Tropea. Sicuramente quest'ultimo percorso è più lungo e tortuoso pertanto è consigliabile il primo itinerario.
Melania Costantino
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