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La Luce di Marzamemi

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Nei seducenti romanzi di Vitaliano Brancati, nato e cresciuto tra Marzamemi e Pachino, in cui celebra nobilmente la nostra Isola, vengono descritti con grande perizia, intime rievocazioni e lontane memorie che la contrassegnano: "..in questi ricordi, la cosa che più si isola dalle altre, sebbene mi sia apparsa sempre mischiata alle altre, e addirittura come un aspetto di esse, è la Luce. Questa potenza del cielo di agosto, e anche, forse meglio di gennaio, mi soggioga la memoria..” (tratto dal romanzo “Paolo il caldo): la Luce, che attraversa i vicoli stretti del borgo marinaro di Marzamemi, in cui si affacciano le vecchie casette seicentesche dei pescatori; casette oramai disabitate, perché stancate dal respiro del vento proveniente dallo Ionio ma allo stesso tempo sorvegliate dal protettore della “gente del mare”: San Francesco di Paola, al quale sono state dedicate le due chiese che dominano la celebre Piazza Regina Elena, suggestiva cornice di diversi set cinematografici.

La Luce della luna e delle stelle, riflessa sul mare di Marzamemi, che invita le piccole tartarughe carretta-carretta, sortite dalle minuscole uova, a tuffarsi nelle limpide acque del borgo; cuccioli di tartaruga che si allontanano dalla costa nuotando notte e giorno per raggiungere il largo, dove le correnti concentrano una vasta quantità di sostanze nutrienti di cui si cibano. Tartarughe fortemente minacciate in tutto il bacino del Mediterraneo, oramai al limite dell’estinzione, che prediligono le spiagge sabbiose di Marzamemi per nidificare serenamente.

La Luce che fa brillare i leggendari tesori di gemme, monili d’oro, monete antiche e corone di Re; tesori ben nascosti all’interno della Grotta Corruggi, sul litorale di Marzamemi presso la località Farine, in cui furono rinvenute nei primi del novecento, altre grotte di particolare interesse archeologico; tesori ostinatamente cercati ma mai recuperati, seppure un anziano eremita, intorno al 1500, abbia descritto in una mappa il punto preciso in cui si troverebbe il fatidico tesoro di Marzamemi; sono i coltelli, le lance, i raschiatoi e gli aghi il vero e unico tesoro rinvenuto nella grotta, conservato nel Museo di Siracusa, a testimonianza di un uomo apparso e vissuto sul nostro territorio circa 10.000 di anni fa, durante il Paleolitico Superiore.

Vitaliano Brancati, ricorda ancora:” ..il sole era sempre carico d’oro, il cielo, lo stesso lampo turchino..sicchè la sensazione della Luce per chi, insospettito della propria malinconia o tetraggine, risulta composta di due sensazioni contrarie, di chiaro e di scuro, alternate fulmineamente, in modo che l’impressione totale è di Luce chiara..”(tratto dal romanzo “Il bell’Antonio”); la Luce chiara e sincera che brilla negli occhi della gente del mare di questo piccolo borgo marinaro, che cerca malinconicamente gli sguardi rilassati dei villeggianti con l’intento di conservare il dolce e fugace ricordo da rievocare nelle lunghe giornate invernali.

Come raggiungere il piccolo borgo marinaro di Marzamemi (Sr): in auto, partendo da Catania, si imbocca l’autostrada (A18) per Siracusa e sulla direzione per Rosolini si esce a Noto; dopo circa una dozzina di chilometri si individua, sulla sinistra, la prima segnaletica per Marzamemi e dopo pochi minuti si è raggiunto il paesino.

                                                                         Melania Costantino

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