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Fedra di Euripide: tra ragione, passione, follia e vergogna

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"Quello che dici e' vero, lo so bene:ma un amore smanioso mi costringe al male. La mia anima, consapevole di correre verso la sua rovina, cerca invano di tornare ai piu' sani propositi. Cosi' quando il barcaiolo spinge controcorrente un naviglio troppo carico, la sua fatica e' vana e la barca si arrende all'assalto dei flutti. Che puo' fare la ragione? La passione ha vinto e mi domina, un Dio possente e' padrone di tutto il mio essere", queste le parole di Fedra, protagonista di una delle tragedie greche rappresentate al Teatro Greco di Siracusa, confessando alla nutrice la natura della sua "malattia", tema centrale di tutta l'opera di Euripide.

"Fedra(ippolito portatore di corone)", ambientata a Trezene, il cui Re Teseo, marito di Fedra e padre di ippolito, e' in esilio da un anno, si apre con un'Afrodite che, indignata, preannuncia il "male" che colpira' i protagonisti. Offesa da Ippolito e dalla sua esclusiva devozione per Artemide, Dea vergine della caccia offesa dal suo disdegnare l'amore in tutte le sue manifestazioni e sempre alla ricerca di purezza, la Dea progetta la sua vendetta: usa la madre Fedra, instillandole una insana ed improvvisa passione per il figlio. Questa passione sara' la causa della sua "follia". Inizialmente chiusa nel silenzio per la vergogna confessera' il segreto alla nutrice che, pero', per mano di Afrodite, non manterra' a lungo. Straziata dall'amore e dal non poter vivere questa passione, Fedra si toglie la vita, lasciando scritto di essere stata violata dal figlio. Al ritorno il Re Teseo, trovera' la moglie priva di vita e leggera' le sue parole, diseredando il figlio che nella fuga rimarra' ferito da un mostro marino. Prima di morire, sara' Artemide a svelare la verita', Teseo otterra' il perdono del figlio, ormai morente.

Opera tradotta dal poeta Edoardo Sanguinetti, scenografato da Jordi Garcès, per la regia di Carmelo Rifici e interpretato da Elisabetta Pozzi, nel ruolo di Fedra, Maurizio Donadoni, nel ruolo di Teseo, e il giovane Massimo Nicolini, Ippolito, un avvincente triangolo di ragione, passione, follia e vergogna che bene rappresenta i moti dell'animo umano.

Federica Scorpo