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Trenta ore per la vita 2010:l'ABIO Italia mette in scena la solidarietà

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orco

“L’orco gentile e la fata incavolata” in favore dei bambini ospedalizzati.

Tanti bambini, bimbi a grappoli, che stretti tra i compagnetti e attaccati come chicchi alle mani dei genitori, delle nonne o degli zii, sono pronti a riempirsi gli occhi di colori, le orecchie di suoni gioiosi e la bocca di risate, per lo spettacolo “L’orco gentile e la fata incavolata”. Quasi tutti pieni i circa 300 posti in platea, dove gli spettatori hanno trascorso cinquanta minuti in compagnia dei tre personaggi: l’orco, la fata ed il re.

Una storia semplice, una scenografia essenziale, colori di base: giallo, rosso, verde e blu. Il tutto attraverso un linguaggio diretto, facile e comprensibile, sia verbale che corporeo, con musica e canzoni dai ritornelli orecchiabili accompagnati dalle note di una chitarra. La fiaba teatrale, andata in scena venerdì 30 aprile alle ore 18, presso il Teatro Piscator di Catania. E' stata scritta da Steve Cable e interpretata dallo stesso autore e da Antonella Caldarella. La manifestazione è stata presentata dalla compagnia teatrale "La Casa di Creta" che di concerto all’ABIO-Catania hanno sostenuto il progetto "Trenta ore per la vita 2010".

Il gruppo di origine anglo-sicula, si occupa di teatro per bambini e ragazzi sin dal 1997 e già il titolo stupisce: un orco gentile? Una fata incavolata? Un ossimoro linguistico, un’incongruenza rispetto ai titoli delle storie che abbiamo sentito nella nostra vita infantile o letto in quella genitoriale. L’orco non è mai gentile ma cattivo, brutto o spaventoso. E in quanto alla fata, non è mai arrabbiata ma dolce, affettuosa e comprensiva. Allora cosa succede in questa storia? L’orco, nonostante si trovi al servizio di un imperatore avido e cattivo, reagisce positivamente, alle istigazioni del Re. É un orco divertente, che fa battute attingendo al mondo linguistico dove si reitera “perchè?”, momento curioso tipico dei bambini; intrattiene con giochi linguistici e invenzioni di nuove parole, un esempio è la “Bananaficenza”, parole prese in prestito dall’ambiente della solidarietà. Il lato oscuro del racconto è il Re, che si arricchisce avvelenando di nascosto il fiume principale dell'impero, per poi farsi pagare caro l'unica medicina, in suo esclusivo possesso, in grado di far guarire i sudditi ammalati. La fata “incavolata” fa guarire la gente con piante ed erbe del bosco, senza farsi pagare, incontrerà l’orco con cui troverà un’intesa. Il lieto fine è d’obbligo, come in tutte le fiabe che si rispettino. In questa cornice di buoni sentimenti i veri protagonisti della storia sono la Carità e la Beneficenza, mediante le quali la gente si aiuta nel Gioco della vita senza però spendere denaro.

Qui recita la solidarietà. Niente di meglio, dunque, che sentire ridere i bambini. Questo l’obiettivo della Fondazione Abio Italia: fare ridere i bambini ospedalizzati, che purtroppo permangono per troppo tempo chiusi all’interno delle quattro mura dell’ospedale perché malati. L’ABIO-Catania, fondata nel 1994 con a capo Rosemarie Halter e Valentina Torrisi, ha organizzato l’evento al fine di raccogliere fondi da devolvere per l’acquisto di giocattoli da utilizzare nei reparti pediatrici degli ospedali italiani. Il ricavato dalle vendite dei biglietti (al netto delle spese) andrà ad aggiungersi ai fondi già accumulati delle precedenti iniziative di ABIO-Catania e delle 64 associazioni di volontari sul tutto il territorio nazionale.

Daniela G.Scamporrino