Il nonno racconta, ogni tanto divaga pure, come quando i ricordi della guerra lo sopraffanno, ma il racconto non è "una locomotiva che ha la strada segnata", è un perdersi e ritrovarsi per le strade dell'immaginazione.
La sua lingua è il siciliano, anzi il catanese, per essere precisi, non è la lingua dei testi accademici; pur nella rigorosa documentazione che sottende il testo di Manna, la lingua utilizzata è quella viva della narrazione orale, la lingua del popolo. Inoltre il nonno non si limita a raccontare parlando.
Per cominciare, entra in scena con il suo doppio marionetta, di cui tira i fili: l'attore che rappresenta il nonno che anima la marionetta che rappresenta il nonno, e in questo vertiginoso gioco di specchi e di rimandi, in questo rimando continuo tra realtà e rappresentazione, crediamo che risieda uno dei sensi del testo in parola, e del teatro in generale.
La marionetta del nonno, inoltre, suona il violino, strumento di grande tradizione classica ma allo stesso tempo tipico dell'intrattenimento di piazza, strumento da conservatorio e al contempo fedele compagno dei musicisti girovaghi o nomadi.
Una qualità di questo spettacolo, ne stiamo fornendo solo alcuni esempi, è quella di giocare di continuo, mettendo in scena questo gioco, tra alto e basso, tra registri e forme linguistiche della tradizione e della cultura popolare, e corrispettivi della cultura scritta o accademica.
Non è inutile dire che, però, la simpatia dell'autore va verso le forme popolari, tanto più espressive ma allo stesso tempo sottoposte a all'assedio mortificante della omologazione e della mercificazione culturale moderna.
Ancora un esempio fortemente coinvolgente di questo intreccio di forme e linguaggi della rappresentazione, proviene dall'esplosione del combattimento tra pupi siciliani, maniàti come ombre dall'attore in un suggestivo gioco di luci, nel quale figure e colori, stilizzati, rimandano a simboli pregnanti propri dell'opera dei pupi.
Inoltre il testo, in questo duello tra paladini, viene recitato nella impegnativa e caratteristica tecnica del cuntu, altro retaggio della tradizione popolare siciliana che affonda le sue radici nel passato delle forme e delle metriche della lirica e del teatro greco, in cui le separazioni attuali tra canto, recitazione, messa in scena, orchestrazione, non venivano attuate, e la fruizione del testo poetico non avveniva attraverso la lettura del testo scritto ma per mezzo dello spettacolo inteso come sintesi totale di arte, rappresentazione, rituale di partecipazione e riconoscimento della comunità, in una parola teatro.
Savi Manna
Savi Manna nasce a Catania nel maggio del 1971.
Compie i suoi primi passi d'artista presso una compagnia teatrale amatoriale dell'hinterland catanese. Successivamente arricchisce la propria esperienza artistica attraverso la collaborazione con la compagnia di artisti di strada "I Baternù".
Con essa partecipa attivamente a una serie di eventi organizzati dalla compagnia tra il 1997 e il 2004, vincendo nel 2000, il premio nazionale per giovani compagnie teatrali "Giacinta Pezzana".
In seguito inizia una collaborazione tuttora attiva con la "bottega Cartura", con cui fonda una compagnia di teatro di figura, e insieme alla quale produce e realizza alcuni spettacoli di marionette.
Al 2005 risale la svolta professionale rappresentata dall'incontro con il drammaturgo, regista e attore Carmelo Vassallo, con lui debutta in 'Donna Nedda', mentre un'altra importante tappa di questo percorso artistico consiste nell''interpretazione del personaggio Cocimu in un altro memorabile lavoro di Vassallo, 'Lupo', nel 2007.
Tra il 2008 e il 2009 allarga ulteriormente la propria esperienza professionale con la partecipazione al duo cabarettistico "Sasà e Savì", che lo vede coprotagonista in una serie di trasmissioni televisive locali.
Il 21 novembre del 2009, dopo nove mesi di intenso ed estenuante lavoro preparatorio, debutta con il monologo "Turi marionetta", da lui interamente scritto, diretto e interpretato.
Partecipa al festival nazionali di corti teatrali, città di Catania, nel luglio del 2010, scrivendo, dirigendo ed interpretando il primo capitolo della sua prossima trilogia dal titolo "Importante, molto importante" vincendo due premi, uno come migliore drammaturgia e un altro consistente nella menzione speciale della Film Commission.
Il 21 ottobre del 2010, sempre col primo capitolo di "Importante, molto importante", vince il primo premio "miglior corto" al Festival Potenza Teatro, concorso nazionale per drammaturgia breve.
Vanta collaborazioni artistiche con Gioacchino Palumbo, Roberta Torre, Marcello Cunsolo, Donatella Finocchiaro, Giovanni Calcagno, Alessandra Pescetta, CaneCapovolto.
Suona il violino da più di quindici anni rigorosamente d'autodidatta.
Ha curato numerose regie con attori diversabili.
Fonte foto:Ufficio Stampa
Comunicato Stampa
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Sinossi di Savi Manna













