OGGIMEDIA.IT

News, curiosità e tendenze sul web

Sei su: Teatro e Musica L’Ue cambia musica: prolungato da 50 a 70 anni il copyright musicale

L’Ue cambia musica: prolungato da 50 a 70 anni il copyright musicale

E-mail Stampa PDF
Condividi su : FacebookGoogleTwitterhttp://www.wikio.itDiggGurura

Il si di Bruxelles alla proposta di estendere i diritti fonografici di artisti interpreti e case discografiche

Sono stati in 40 mila gli artisti che nei mesi scorsi hanno votato una petizione a favore di un prolungamento della durata del copyright musicale. E un altro tentativo in sede europea era già stato fatto due anni fa, senza risultato. Adesso finalmente artisti che hanno cominciato la propria carriera musicale piuttosto precocemente, pensiamo a Gianni Morandi, Mina, Adriano Celentano, per fare alcuni esempi made in Italy, potranno essere tutelati fino alla vecchiaia, continuando a percepire diritti per le loro opere anche quando di fatto avranno smesso di produrne.

Due sono adesso gli anni di tempo per gli Stati membri per ratificare le nuove normative.

Il provvedimento è stato, naturalmente, sostenuto dall’industria discografica che, essendo ormai sempre più in crisi, spera di poter contare sugli introiti derivanti dal catalogo storico. L’obiettivo, inoltre, è anche quello di impedire uno spostamento sempre più massiccio delle produzioni musicali negli Usa dove, ricordiamo, la copertura del copyright già da tempo è fissata a 95 anni.

Contro la direttiva dell’Ue, voto contrario è stato espresso da Belgio, Repubblica Ceca, Olanda, Lussemburgo, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia; Austria ed Estonia si sono astenute.

Dal mondo della musica pareri positivi sono stati espressi dagli U2 e da Björn Ulvaeus degli Abba il quale ha commentato: «Non rischierò più di vedere la nostra musica usata negli spot televisivi senza autorizzazione».

Enzo Mazza, Presidente della FIMI, spiega: «Siamo molto soddisfatti dell’approvazione della Direttiva si tratta di un passo fondamentale per la tutela della creatività europea e soprattutto per gli artisti che rappresentano la produzione europea. Siamo anche grati all’Italia che ha giocato un ruolo fondamentale nella costruzione del consenso necessario a Bruxelles per ottenere questo importante risultato».

Certo l’importante è che questa decisione, nei fatti, non si riduca ad una limitazione della libera diffusione di cultura, come temuto dai più scettici. Il rischio è anche che aumentino i ricavi solo per pochi artisti, quelli più “grandi” e che quelli minori e ormai dimenticati vengano invece penalizzati.

Fonte foto:Giuseppe Zappalà

Venera Tripoli