Catania, 6 maggio 2011.
Venerdì sera, al Teatro Metropolitan di Catania, si è conclusa la XXVIII Stagione Concertistica di Musica Jazz egregiamente organizzata dall'Associazione Catania Jazz.
Una serata che si tinge di rosa con le due sorprendenti performance delle giovani cantautrici siciliane, in ordine di apparizione, Beatrice Campisi e Agata Lo Certo.Beatrice Campisi, giovanissima ventenne di Avola (Sr), sprigiona ad ogni sua nota vocale, le sue vulcaniche espressioni vitali e musicali, frammiste in una elegante e garbata genuinità.
Ondeggiando le sue mani, quasi volesse accarezzare ogni ritmo musicale cangiante all'interno di ogni suo brano, Beatrice Campisi si esibisce sul palco del Metropolitan di Catania, in un gioco caleidoscopico di luci, ombre e colori, con armonia e grande originalità, nei generi sonori del tango, blues, mambo, folk, musica d'autore, affascinando ed incuriosendo, così, tutti gli astanti in platea.
Accompagnata dalla chitarra di Davide Di Rosolini, dalle percussioni di Graziano Latina, dal sax di Daniele Limpido, dalle tastiere di Roberto Anelli e dal contrabbasso e dal basso elettrico di Alex Vicard, Beatrice Campisi interpreta il suo nuovo progetto musicale "Il furto delle pere".
Prima dell'inizio del concerto, nel backstage del Metropolitan, Oggimedia incontra Beatrice Campisi che si concede, con simpatia e, vista la sua età, con estremo candore, alla nostra intervista.
Beatrice Campisi, una strepitosa voce ma anche una brava attrice ed autrice. Come riesci a conciliare queste due prepotenti attività artistiche?
«Il tutto non è difficile. Secondo il mio parere, il canto, la musica, il teatro sono strettamente connessi tra loro, sono delle forme d'arte che si abbracciano, quindi non ho difficoltà perché l'una è collegata all'altra; se ne approfondisco una, automaticamente mi viene istintivo approfondirne un'altra.
Beatrice, tu sei giovanissima, ma se un giorno dovessi scegliere uno solo di questi percorsi artistici, attrice o cantautrice, a quale ti abbandoneresti?
«La mia idea è quella di realizzare musica-teatro insieme: creare uno spettacolo che unisca queste due tecniche è il progetto a cui lavoro».
Nel 2009 hai partecipato alla "Giornata per la memoria per le vittime della mafia". Quanto senti forte l'impegno sociale nel tuo percorso professionale?
«Sento molto forte le tematiche sociali, infatti i testi delle mie canzoni sono abbastanza variegati e trattano argomenti di ogni argomento, mafia, immigrazione e, per esempio, anche l'infelice destino di un amore litigioso. Cerco di cogliere piccoli momenti appartenenti alla quotidianità e poi trovare le parole ed i testi musicali da legare insieme. Le tematiche sociali, in ogni caso, li tratto non in maniera aggressiva, li sfioro senza troppo calcare la mano».
Il tuo ultimo progetto musicale si intitola "Il furto delle pere". Come nasce o da dove arriva?
«"Il furto delle pere" rappresenta un concentrato di emozioni e di ricordi, compresi quelli dei ragazzi con cui io lavoro. Il titolo, tratto da "Le Confessioni di Sant'Agostino", vuole mettere in risalto le diverse sfaccettature dell'animo umano e come questo può esprimersi nel male e nel bene; le contraddizioni dell'animo umano sono alla base di tutti i fenomeni sociali e le sue problematiche. Gli arrangiamenti, infatti, rispecchiano le varietà delle tematiche e le esperienze di ciascuno di noi».
Stasera si conclude la stagione concertistica organizzata da Catania Jazz. Quali i tuoi prossimi impegni per il futuro?
«Per ora è tutto da decidere. Questo spettacolo servirà a promuovere anche l'acquisto del CD. Credo sia importante lavorare tanto per andare sempre avanti e per migliorare, anche grazie alle esperienze insieme agli altri, così da evolversi sempre.
Dopo aver piacevolmente conversato con Beatrice Campisi, Oggimedia ha il piacere di proporvi la presentazione ed una colloquiale intervista con la cantautrice catanese, ben nota al pubblico siciliano finanche per alcune sue apparizioni televisive, Agata Lo Certo.
Agata Lo Certo, trentaseienne cantautrice etnea, con il suo imponente carisma ed il suo sensuale charme, interpreta, sul palco del Metropolitan, non solo il suo ultimo capolavoro musicale "Chiavadivolta", «naturale evoluzione del precedente "Mutevoli Sensazioni"» - come lei stessa ci confida - ma soprattutto se stessa con la sua magnifica identità magnetica.
Accompagnata da Alberto Alibrandi al piano, Salvo Distefano alla chitarra elettrica, Davide Oliveri alla batteria e Vincenzo Virgillito al basso, Agata Lo Certo, con la sua inseparabile chitarra, si esibisce con entusiasmo e professonalità, aprendo ogni suo brano con una breve ma profonda presentazione.
Di seguito l'intervista dell'artista Agata Lo Certo nel backstage del Metropolitan.
Dalla tua biografia emerge che il percorso iniziatico che ti ha avvicinato alla musica è cominciato con la danza classica. Quale chiave che ti ha permesso di aprire quei nuovi orizzonti che ti hanno successivamente condotto al canto?
«Fare la ballerina non era sicuramente il mio miglior talento; casualmente ho iniziato a cantare e a suonare con alcuni amici e poi da lì si è aperta questa mia nuova vita e carriera».
Agata, per circa un anno sei stata ospite fissa della trasmissione televisiva "Insieme"; consideri questa opportunità il tuo trampolino di lancio?
«È stata sicuramente un'esperienza importante perché facevo la diretta ogni sera dal lunedì al venerdì per un anno intero. La televisione ti dà la notorietà però non è il mio mondo perché preferisco fare concerti».
Quanto è importante per i giovani artisti, specie se etnei, la visibilità del piccolo schermo?
«Credo che chi vuole far musica debba farlo per se stesso. Potrebbe sembrare retorica però ritengo si debba partire da questo assunto. Se poi c'è una buona promozione televisiva, radiofonica o sui network si possono raggiungere sicuramente grandi traguardi».
Come nascono le tue canzoni? Musica e versi o viceversa?
«Solitamente scrivo e appunto i miei pensieri quasi ovunque. Poi mi viene una melodia in testa e aggiungo le parole, che di solito trovano in automatico, quasi magicamente, la loro perfetta ubicazione. Scrivo sempre da sola, poi l'interviene l'amico Salvo Distefano, gli faccio ascoltare il brano e quindi inizia la nostra collaborazione-connessione».
Quanto influiscono, se lo fanno, i tuoi percorsi personali con quelli professionali?
«Sicuramente moltissimo. Metto molto del mio vissuto nelle canzoni. Però, in questo nuovo disco, ho provato a mettere argomenti che non mi riguardano personalmente per esempio, nel brano "Il colore dell'innocenza", parlo del contesto in cui crescono i bambini oppure, nel brano "Il vuoto", parlo dell'incapacità di apprezzare le cose che possediamo e il senso continuo d'insoddisfazione, accompagnato dal profondo vuoto che si cerca di colmare a tutti i costi.
"Chiavedivolta", il tuo ultimo prodotto musicale composto da 10 tracce, da cosa scaturisce?
«Chiavedivolta rappresenta la pietra focale attorno alla quale si regge tutta la struttura sonora. Ogni brano rappresenta una diversa sfaccettatura della mia personalità. Ogni brano è decisamente un pezzo di me».
Agata, stasera si chiude la stagione concertistica organizzata dall'Associazione Catania Jazz, quali sono i tuoi prossimi progetti per il futuro?
«Spero che vengano organizzate diverse serate per avere la possibilità di far ascoltare questo nuovo lavoro e colgo l'occasione per invitare tutti a visitare il mio sito www.agatalocerto.it per essere aggiornati e vedere i nuovi lavori ed i concerti che si faranno quest'estate.
Fonte foto:La redazione
La redazione
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