Alzi la mano chi non aspira a migliorare la propria posizione sociale, a dare una svolta alla propria vita spesso intrisa di quotidiane delusioni e aspettative andate in fumo. L'impareggiabile
Totò, al secolo Antonio De Curtis, ha ben rappresentato tale atteggiamento nel film del 1954 "
Miseria e nobiltà", con la celeberrima scena del poco ortodosso "assalto" agli spaghetti, che ha trasfuso sulla pellicola la trama dell'omonima
opera teatrale scritta nel 1888 da Eduardo Scarpetta.
La compagnia catanese "
Oltre la camene", nell'ambito del cartellone di spettacoli 2010/2011 proposto al teatro Don Bosco, ha con successo "rivisitato" la trama originaria del lavoro di Scarpetta, adattando i due atti ad un contesto siciliano di fine Ottocento, regalando al numeroso pubblico intervenuto un paio d'ore di sane risate. Divertenti le interpretazioni di Nino Spitaleri e Aldo Dinolfo che nelle vesti di due squattrinati, rispettivamente lo scrivano pubblico Nicolino e il barbiere salassatore Pasquale, hanno calcato con sicurezza il palcoscenico, soprattutto quando hanno assunto le grottesche vesti di presunti nobili, impegnati a supportare il piano strategico allestito dal "Marchesino" (Giuseppe Militello) per ottenere il consenso del Cavaliere Paolo Pignata (Marcello Marchese che ha curato anche la regia dello spettacolo) al matrimonio con la figlia Elena (Flavia Angioini).
Ad affiancare i due "aspiranti" uomini dal sangue blu le compagne di vita, Carmela la moglie di Pasquale (Paola Marchese) e Lucia l'amante di Nicolino (Serafina Aiello), sempre pronte ad evidenziare lo status piuttosto disagevole in cui si trovano a convivere sotto lo stesso tetto, tra diverbi quotidiani e litigi che portano Pippineddu, il figlio di Nicolino (il giovanissimo, ma già navigato, Alessandro Marchese), a scappare di casa, tra una tangibile e drammatica povertà e l'anelito, mai sopito, a dare una svolta decisiva alla propria esistenza. Tra stenti ed espedienti di vario genere pur di non pagare l'affitto all'integerrimo padrone di casa Don Giacomo (David Marchese).
Ad ingarbugliare la matassa, rischiando quasi di compromettere il piano ordito dal Marchesino, la presenza in casa Pignata della moglie di Nicolino, la cameriera Maria (Roberta Castro), e dell'ambiguo servitore Matteo (Salvo La Rosa), mentre le figure di Calò, villano di Bronte (Fabio Tringale) e della salumiera (Dionisia Iaria) hanno reso ancora più credibile la versione in "salsa" catanese della commedia. Sul palcoscenico anche Andrea Grasso e Davide Pisciotta, entrambi nelle vesti di due inappuntabili camerieri. Prossimo spettacolo in programma, il 19 e 20 marzo, "La mamma è sempre la mamma" di Irene Di Mauro.
Ufficio Stampa