Si è chiusa ieri la stagione lirica 2010 del Teatro Massimo di Catania.
Una stagione che si preannunciava difficile, per via dei problemi che il Teatro ha dovuto affrontare, ma che si è conclusa alla grande.
Il palco più importante del capoluogo etneo in questo anno è stato calcato da celebri personaggi del panorama musicale internazionale (Hubert Soudant, Nicolas Brochot, Antonio Pirolli per la direzione dell’orchestra; Gabriele Rech, Henning Brockhaus, Luciano Cannito, Roland Petit per la regia e le coreografie; Eleonora Abbagnato, Luigi Bonino, Benjamin Pech, Josè Perez protagonisti dei balletti; etc.) e non poteva essere diversamente in occasione dell’ultimo appuntamento in calendario “Beatrice di Tenda”.
Il penultimo capolavoro di Vincenzo Bellini mancava dalle scene catanesi da tredici anni e ha avuto l’onere di chiudere in bellezza la stagione. Come già accennato dal musicologo Roccatagliati in sede di presentazione si tratta «dell’unico dramma storico composto da Bellini. Un lavoro realizzato in pochi mesi con avversità provenienti dai molteplici impegni del librettista Felice Romani, al culmine del proprio successo, che segnò anche la fine di questa collaborazione e che alla sua prima realizzazione ebbe un fiasco colossale».
Purtroppo, nonostante in seguito questo melodramma sia stato rivalutato ha continuato a vivere nell’ombra e a essere poco rappresentato, tanto da apparire quasi inedito ogni qualvolta si scelga di riprodurlo. Eppure queste accurate melodie dai suoni eleganti e raffinati sono una vera a e propria goduria per l’orecchio. Durante l’esecuzione di queste musiche si percepivano, anche ad occhi chiusi, vibrazioni uniche. Il regista Hennning Brockhaus, infatti, aveva già anticipato agli spettatori che non avrebbe utilizzato grandi effetti scenografici o nuove riletture del testo per lasciare spazio a ogni singolo spettatore di poter far propri i sentimenti che la musica esprimeva.
Una storia triste ma anche prevedibile quella di Beatrice, interpretata egregiamente dal soprano Rachele Stanisci che ha dimostrato di avere una tecnica molto elevata e di rispecchiare senz’altro lo stereotipo dell’interprete virtuosa per la quale questo ruolo è stato creato. Un cast davvero competente, con le giuste qualità canore per affrontare una prova così ardua come il repertorio belliniano, il quale richiede solo interpreti di alto livello capaci di toccare note altissime. Il corpo di ballo dell'accademia del Teatro Massimo diretto dalla coreografa Emma Scialfa ha abbellito la scena con movimenti aggraziati, e il coro di cui è a capo la Maestra Tiziana Carlini mai come in questo caso è stato all'altezza della situazione.
Un’opera che non ha avuto il lieto fine ma che ha reso il pubblico felice per la qualità delle messe in scena, ma che di contro crea delle aspettative per gli spettacoli del futuro.
Fonte foto:Giacomo Orlando - www.teatromassimobellini.it
Pasqualina Scuto
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La Stagione Lirica del "Bellini" si è chiusa in bellezza













