Antony Hegarty è appunto il cantante, nato in Inghilterra, a Chichester, West Sussex nel 1971. Ha vissuto l’infanzia frequentando una scuola cattolica dove, sin da tenera età, cantava nel coro della chiesa.
Ben presto, però, farà i conti con la propria androginia e con la sua spiccata sensibilità che lo portano ad una certa ricerca personale che incanala nella musica e nel canto. Per il suo undicesimo compleanno riceve in regalo una tastiera con la quale si esercita cimentandosi con canzoni di Kate Bush, Soft Cell e Yazoo.
Dopo aver frequentato la School for the Performing Arts di San José e all'Università della California a Santa Cruz, all'età di 18 anni mette in scena le prime performance personali ispirate a John Waters. Attratto dal mondo newyorchese, si trasferisce nella grande mela. Questo nuovo mondo sembra dargli ciò di cui ha bisogno: la possibilità di esprimersi e dedicarsi alla ricerca espressiva incentrata sulla propria identità. Qui inizia ad esibirsi come Drag Queen e nel frattempo compone testi, musiche e canzoni. Come se non bastasse, finisce i propri studi e si laurea in "Teatro Sperimentale".
Nel 1995, finalmente, si dedica completamente alla musica. Nascono così "Antony and the Johnsons", nome ispirato a Marsha P. Johnson, travestito newyorchese che fondò una casa di accoglienza per travestiti.
L’album d’esordio I’m Bird Now ( 2005) è un elogio al romanticismo: una sensibilità malinconica ma piena di luce. Un analisi intima ad ispirazione personale ma molto lontana dalla vita di teatro o cabaret, di cui parla con voce leggera, a tratti sussurrata. Vero e proprio cibo per l’anima. Segue The Crying Light ( 2005), qui l’orchestra trova uno spazio maggiore che sembra armonizzare tutto l’album che non si scosta – a livello di genere - dal precedente ma si arricchisce di emozione nuova. Una palese crescita artistica che si addensa, canzone dopo canzone, fino a sembrare palpabile. Nel 2010, in ottobre per la precisione, uscirà il nuovo album: Swanlights.
Troviamo nel gruppo qualcosa di irreale, fantastico e sublime: sembra di poter immaginare tutto ascoltando le loro canzoni, tuttavia, qualunque cosa si immagini, non sembra essere perfettamente incastrata con i suoni. Come se, ogni titolo avesse una valenza assoluta ed universale. Come se non importa il luogo o il tempo da cui si fa partire l’album, perché è come se la canzone si adattasse alla realtà di quell’attimo. Del resto, hanno detto di Antony: «In quella voce puoi sentire tutte le emozioni del pianeta».
Sebastiano La Spina
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Antony and the Johnsons













