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Antony and the Johnsons

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In Italia si sente poco parlare di lui. O di loro. Eppure, a livello internazionale, rappresentano una vera e propria rivoluzione nel campo rock-pop degli ultimi anni. Mi riferisco, ovviamente, ad Antony and the Johnsons. Gli Antony and the Johnsons sono un gruppo musicale di New York che già dal primo album ha ricevuto, nel panorama della musica mondiale, elogi di ogni genere. Lanciando uno sguardo su blog, forum e simili, si può notare quante anime sono riusciti a conquistare con quegli archi, quelle melodie e quella voce così gospel tipica del cantante del gruppo. Il loro genere, seppur non innovativo, sembra essere unico; elegante, geniale e fuori dal tempo. Ogni canzone è un popolo di emozioni ed Antony ne è il Re.

Antony Hegarty è appunto il cantante, nato in Inghilterra, a Chichester, West Sussex nel 1971. Ha vissuto l’infanzia frequentando una scuola cattolica dove, sin da tenera età, cantava nel coro della chiesa.

Ben presto, però, farà i conti con la propria androginia e con la sua spiccata sensibilità che lo portano ad una certa ricerca personale che incanala nella musica e nel canto. Per il suo undicesimo compleanno riceve in regalo una tastiera con la quale si esercita cimentandosi con canzoni di Kate Bush, Soft Cell e Yazoo.

Dopo aver frequentato la School for the Performing Arts di San José e all'Università della California a Santa Cruz, all'età di 18 anni mette in scena le prime performance personali ispirate a John Waters. Attratto dal mondo newyorchese, si trasferisce nella grande mela. Questo nuovo mondo sembra dargli ciò di cui ha bisogno: la possibilità di esprimersi  e dedicarsi alla ricerca espressiva incentrata sulla propria identità. Qui inizia ad esibirsi come Drag Queen e nel frattempo compone testi, musiche e canzoni. Come se non bastasse, finisce i propri studi e si laurea in "Teatro Sperimentale".

Nel 1995, finalmente, si dedica completamente alla musica. Nascono così "Antony and the Johnsons", nome ispirato a Marsha P. Johnson, travestito newyorchese che fondò una casa di accoglienza per travestiti.

L’album d’esordio I’m Bird Now ( 2005) è un elogio al romanticismo: una sensibilità malinconica ma piena di luce. Un analisi intima ad ispirazione personale ma molto lontana dalla vita di teatro o cabaret, di cui parla con voce leggera, a tratti sussurrata.  Vero e proprio cibo per l’anima.  Segue The Crying Light ( 2005), qui l’orchestra trova uno spazio maggiore che sembra armonizzare tutto l’album che non si scosta – a livello di genere - dal precedente ma si arricchisce di emozione nuova. Una palese crescita artistica che si addensa, canzone dopo canzone, fino a sembrare palpabile. Nel 2010, in ottobre per la precisione, uscirà il nuovo album: Swanlights.

Troviamo nel gruppo qualcosa di irreale, fantastico e sublime: sembra di poter immaginare tutto ascoltando le loro canzoni, tuttavia, qualunque cosa si immagini, non sembra essere perfettamente incastrata con i suoni. Come se, ogni titolo avesse una valenza assoluta ed universale. Come se non importa il luogo o il tempo da cui si fa partire l’album, perché è come se la canzone si adattasse alla realtà di quell’attimo. Del resto, hanno detto di Antony: «In quella voce puoi sentire tutte le emozioni del pianeta».

Sebastiano La Spina