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Tessera del tifoso: Tutti contro tutti.

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In questo momento in Italia non si parla d’altro, più del Mondiale sudafricano che è alle porte. La “tessera del tifoso” ha portato con sé un autentico clima di caccia alle streghe, dove regna il “tutti contro tutti”. Cercando di non minare i sensibili animi dei tanti amanti del mondo del pallone, proviamo ad abbozzare un’attenta analisi di questo nuovo fenomeno. Come recita il sito web del ministero degli Interni, la “tessera del tifoso” punta a creare la categoria dei “tifosi ufficiali”. In sostanza, il difficile obiettivo è di togliere le “mele marce” (in particolare coloro soggetti a DASPO e a “reati da stadio”) attraverso una capillare attività di prevenzione e di controllo. I possessori della tessera pertanto non avranno alcun problema sia per quello che concerne l’acquisto dei biglietti, sia per l’accesso agli stadi (in particolare durante le trasferte), e usufruiranno di una lunga serie di agevolazioni da parte delle società che delle strutture legate allo Stato (convenzioni, riduzioni di prezzo, prelazioni). Un’iniziativa che, però, sta suscitando un vespaio di proteste, soprattutto da parte dei club organizzati delle squadre di calcio e persino dagli addetti ai lavori, basti pensare alle recenti dichiarazioni del centrocampista della Roma Daniele De Rossi (che ha chiesto persino una “tessera del poliziotto”, con conseguenti malumori da parte del ministro Maroni e del capo della polizia Manganelli) e del presidente del Palermo Zamparini che è andato più in profondità parlando di “limitazione della libertà”.

I blog delle squadre sono ormai tempestati di discussioni accese. I muri della città sono pieni di manifesti e scritte che inveiscono contro la “tessera del tifoso”. Insomma, non proprio una bella accoglienza. Ma quali sono le ragioni di tanto astio? Sicuramente sono perlopiù politiche, poiché secondo molti la tessera rappresenta una nuova stagione di presunte repressioni dello Stato verso i tifosi. L’eterna lotta tra forze dell’ordine e ultras sembrerebbe non avere proprio fine, visti i presupposti. Altri tifosi contrari vedono poi nella “tessera del tifoso” un ulteriore incentivo per favorire le pay-tv a scapito dei tanti spettatori che vorrebbero assistere in maniera più agevole alle partite. Ma quello che non fa dormire sonni tranquilli ai contrari della tessera (soprattutto in termini di presunte “violazioni della privacy”) è la presenza di un chip (il dispositivo RFID, ossia Radio Frequenza Identificazione a Distanza) che permette quindi di rintracciare il tifoso che entra allo stadio per assistere alla partita.

E i favorevoli? Sono consci dei vantaggi della “tessera del tifoso”, pensano che gli stadi potrebbero tornare patrimonio delle famiglie (a scapito delle tifoserie organizzate) e credono che le critiche mosse dai contrari siano frutto di una mentalità contorta e di un atteggiamento tipico di coloro che hanno qualcosa da temere e quindi "il carbone bagnato". Insomma la tessera darebbe, una volta per tutte, l’opportunità di distinguere tra buoni e cattivi. Basterà?

Intanto, considerato l’andazzo, l’impressione è che queste continue liti siano infruttuose e che il clima andrà pure a peggiorare. Abbiamo più volte stigmatizzato l’atteggiamento fin troppo discutibile del Casms nei riguardi delle partite. La “tessera del tifoso” non è la soluzione ai mali del calcio, ma potrebbe rappresentare un piccolo aiuto. Crediamo che il fenomeno sia stato fin troppo sopravvalutato, per distogliere l’attenzione sul problema degli stadi vecchi e poco sicuri. Il rischio a questo punto per le società (considerato anche il lentissimo start-up dell’introduzione della tessera) è di veder ridurre drasticamente i ricavi derivanti dagli abbonamenti a favore di quelli provenienti dei biglietti singoli (che sappiamo bene sono soggetti a variazioni di prezzi imprevedibili e che sono influenzati dall’andamento dei risultati sportivi). Insomma non s’intravede ancora un raggio di sole nel buio pesto del calcio italiano: vedere uno stadio moderno, pieno di tifosi festanti è oggi un’utopia.

Pasqualino D'Amico

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