Che dire della Roma. Dopo la falsa partenza delle prime giornate, pian piano è riuscita a superare tutti e ad arrivare persino al primo posto, dopo ben ventiquattro giornate d'imbattibilità. Il merito è stato soprattutto di Claudio Ranieri, che dopo la negativa esperienza alla Juve si è rifatto con gli interessi. Ma questa squadra, diciamo la verità, non ha i ricambi interisti e l'esperienza necessaria per giocare "la partita della vita", com'è stata quella di ieri con la Samp. Pertanto l'esame più duro non è stato superato e considerato il facile calendario dell'Inter (Lazio, Siena e Chievo), il sogno sembra sfumato. I tifosi della Lazio hanno già incitato la loro squadra...a perdere contro l'Inter: roba da sadismo puro! Ieri i bianco-celesti hanno vinto contro il Genoa e sono quasi salvi (40 punti contro i 34 della derelitta Atalanta che si gioca il tutto per tutto contro il Bologna). Morale della favola: chi di 2 a 1 ferisce, di 2 a 1 perisce.
La 35esima giornata ha portato con sé anche una serie di sfoghi su cui riflettere.
Ha fatto molta tenerezza il povero Alberto Malesani che dopo averne prese quattro dall'Udinese (che, di fatto, ha retrocesso il Siena), si è sentito il dovere di dichiarare che non farà più il "tappabuchi". In poche parole, se allenerà una squadra, lo farà solo dall'inizio. Questa stagione è stata un'autentica via crucis per la nefasta classe degli allenatori perciò uno sfogo del genere rientra nella norma. Ne abbiamo viste di tutti i colori: il povero Nedo Sonetti chiamato dal Vicenza in serie B è rimasto dieci giorni prima di essere mandato a casa come se nulla fosse. I presidenti delle società di calcio escono i soldi e hanno sempre ragione. Ma non vorremmo mai vederli in panchina a fare gli allenatori... C'è un limite a tutto!
Il presidente del Catania, Nino Pulvirenti, si vergogna dei propri calciatori e vuole mandarli in ritiro punitivo. Gaucci, ex patron dei rossazzurri, li avrebbe mandati in un motel con le docce fredde e il pane duro. E tutta una questione di testa e di motivazioni. Si è ripetuto il copione dell'anno scorso: appena il Catania raggiunge la fatidica quota 40, succede una sorta di metamorfosi. Se si vuole fare il salto di qualità, bisogna essere sempre affamati. Prendete il Chievo: ha umiliato in trasferta la Fiorentina, che era bisognosa di punti per l'Europa. Eppure i clivensi erano salvi. Il Catania ancora non lo è, e converrebbe chiudere il discorso per evitare inutili mal di stomaco.
Il Ministro Roberto Maroni vuole applicare il DASPO (Divieto d'accesso per le manifestazioni sportive) anche a tutti i calciatori che si rendono protagonisti di deprecabili episodi in campo. E tutti a gridare allo scandalo. Il simpaticissimo Cristiano Lucarelli dice che il DASPO devono darlo ai parlamentari. Non sarebbe una cattiva idea. Piuttosto, bisognerebbe mandare nei vari ritiri delle squadre non un mental coach o un santone per vincere le partite ma insegnanti di galateo. I calciatori sono esempi per tanti giovani, ma vederli all'opera durante le partite mentre litigano, imprecano (per non dire che bestemmiano) e picchiano è davvero indecente. Il derby di Roma è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La proposta provocatoria di Maroni metterebbe così alle strette i calciatori scorretti, che spesso e volentieri con i loro gesti fomentano la follia degli ultrà. Ma lo immaginate il Ministro dell'Interno che il mercoledì stila la lista dei giocatori sottoposti a DASPO, invece delle solite squalifiche? Bisognerebbe semmai chiedere al Giudice Sportivo Tosel molta più equità e creare regolamenti più severi. Con i soldi che prendono i calciatori, le multe sono solo dei "contentini": le maxi-squalifiche (da cinque giornate in poi) per episodi gravi come sputi, gomitate o insulti sarebbero un ottimo deterrente per contrastare il triste fenomeno del "calciatore ineducato", molto diffuso in Italia.
Pasqualino D'amico
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