Numeri impietosi condannano i rossazzurri
Ci risiamo. Il quinto anno in Serie A del Catania sta confermando il solito trend negativo in trasferta. I rossazzurri, se vogliono puntare a campionati tranquilli o persino più ambiziosi (se ne parlerà magari il prossimo anno, perché al momento c’è una salvezza da conquistare a tutti i costi), devono immancabilmente migliorare il rendimento in trasferta, visto che l’ultima vittoria risale addirittura al 7/2/2010 (Lazio-Catania, 0-1, Maxi Lopez). Meno male che il Massimino è considerato uno dei campi più ostici della Serie A, sennò per il sodalizio di Pulvirenti sarebbero dolori atroci…
I numeri, del resto, condannano in maniera netta il Catania. Non ci sono allenatori o magliette porta fortuna che tengano. Per chiarire il concetto, abbiamo analizzato tutte le stagioni da quando il Catania, dopo la comparsata del 1984 e gli anni bui nelle serie inferiori, è ritornato nel massimo campionato.
Nella stagione 2006/07, il Catania dopo un girone d’andata straordinario, si salva all’ultima giornata contro il Chievo, complice anche l’allontanamento forzato dal Massimino dopo gli scontri del 2 febbraio che causarono la morte dell’ispettore Raciti. Sotto la gestione Marino, il Catania totalizza 3 vittorie tutte per 1-0 (da ricordare quella ottenuta contro l’Udinese nelle ultime giornate, in 11 contro 8!), 5 pareggi e 11 sconfitte (la più clamorosa il 7-0 contro la Roma all’Olimpico, che di fatto inasprì la rivalità tra le due società). I rossazzurri ottennero così il 34% dei punti in trasferta (14 punti su 41 totali), la media più alta degli ultimi anni.
Nessuna vittoria addirittura nella stagione 2007/08. Sotto la gestione Baldini e successivamente quella di Zenga, il Catania ottengono solamente 7 punti su 37 (18 %), frutto di 7 pareggi e ben 12 sconfitte, segnando solamente 10 reti. La stessa media, sempre con Zenga, è ottenuta nella stagione successiva, quella del celeberrimo 4-0 al Palermo (unica vittoria in trasferta, ottenuta dopo quasi due anni). Al trionfo in terra rosanero, si assommano 5 pareggi, tutti per 1-1: il totale punti è di 8 su 43.
Va molto meglio nella stagione 2009/10, iniziata male sotto la gestione Atzori è finita con il record di punti ottenuto grazie all’interregno di Mihajlovic. Furono ottenuti 14 punti su 45, con una media del 31% rispetto al totale, frutto di due vittorie (contro la Juventus e la Lazio, ultima in Serie A), 8 pareggi (da segnalare quello contro il Milan, avanti di due gol e poi rimontati da Borriello) e 9 sconfitte.
E veniamo a quest’anno. I numeri al momento sono da paura. Con Giampaolo, su 9 trasferte, il Catania ha ottenuto 3 punti (contro Milan, Sampdoria e Lazio), mentre con Simeone appena 1 punto in 5 apparizioni. Quindi, 4 punti su 29 totali, e la media parziale del 13 %. Insomma, dal 2006, il Catania ha ottenuto 6 vittorie, 29 pareggi e ben 55 sconfitte: su 10 partite in trasferta, il Catania ne perde mediamente 6. Inter, Fiorentina, Napoli e Roma sono le bestie nere, avendo fatto sempre l’en plein con i rossazzurri.
Come si può guarire dal mal di trasferta? Bisogna portare la squadra a Lourdes? Sicuramente, hanno influito gli atteggiamenti fin troppo catenacciari dei vari allenatori che si sono alternati negli anni. Non è un caso che un tecnico spregiudicato come Pasquale Marino abbia la media più alta tra quelli citati. Del resto le tante vittorie in trasferta permisero agli etnei di salire in Serie A nella stagione 2005-06. E’ chiaro che ci vorrebbe equilibrio tra i reparti, tirando in porta e difendendo con attenzione (ma non con esagerazione!) ma soprattutto far capire ai giocatori che bisogna togliere l’etichetta di “provinciali” o peggio ancora di “vittime sacrificali”, per evitare che tutto quello di buono (o quasi) fatto in casa venga vanificato la domenica successiva con prestazioni a volte imbarazzanti, a volte sfortunate.
Foto:www.addyou.it
Pasqualino D’Amico
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