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Ventisettesima giornata: Milan, tre schiaffoni al Napoli

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Sarà lotta tra Milan e Inter per il tricolore o il Napoli farà ancora da terzo incomodo? Di certo il 3-0 del Milan al Napoli e la vittoria dell’Inter al Marassi contro la Sampdoria avvalora la prima ipotesi. La copertina della giornata, però, è idealmente dedicata alla straordinaria Udinese, che calpesta un Palermo che, se pur giocava dentro casa, ha subito un clamoroso 0-7!

Grande Milan, Napoli inesistente

Al sentire i paragoni, Maradona, Careca e tutti i componenti del “miracolo Napoli” del periodo 1987-91 si saranno imbufaliti dopo la scialba, inconcludente e soprattutto deludente prestazione del Napoli di Mazzarri al cospetto di un Milan che se gioca come sa può considerarsi ottima pretendente allo scudetto. Traguardo che il Napoli vede a -6 ma soprattutto che forse non penserà più. Un 3-0 che non ammette repliche: le firme sono tutte nella ripresa: Ibrahimovic (su rigore, dopo ingenuità di Aronica che tocca con la mano una palla battezzata fuori), Boateng e Pato.

Il Milan schiera il tridente Ibra-Pato-Robinho e a sorpresa mette Jankulowski sulla fascia, lasciato in ghiacciaia da tanto tempo. Il Napoli, reduce dalla sfortunatissima sconfitta contro il Villareal che lo ha estromesso dall’Europa League, sceglie Mascara al posto dello squalificato Lavezzi. Scelta che si rivelerà fallimentare, vista l’evanescenza dell’ex capitano del Catania.

Dopo un primo tempo noiosissimo, in cui il cacciatore Milan osserva la preda Napoli che sbaglia semplici passaggi a ripetizione, nella ripresa, dal rigore di Ibra in poi (al terzo minuto della ripresa), i rossoneri si mangiano i partenopei in un sol boccone grazie anche all’entrata di Boateng al posto di Robinho (indispensabile perché tampona e riparte come una saetta). Mazzarri inserisce l’ala Zuniga per Mascara, ma è troppo tardi. Pregevole Pato in occasione dell’assist per il ghanese e soprattutto del terzo gol: il “papero”, dopo le bastonate, è un cigno con gli occhi della tigre. E il Napoli? Zero tiri in porta, troppi errori ma soprattutto troppa paura. Cavani stecca la sua sfida con Ibra. Di azzurro c’era solo il gruppo di 15000 persone giunte a San Siro. La squadra non è da scudetto (lo diceva sottovoce, soprattutto nel pre-gara…) ma da terzo posto. A meno che il ciclone Udinese mieta altre vittime illustri…

Snejder- Eto’o: l’Inter vola al Ferraris

L’Inter i campioni ce li ha, la Sampdoria non più. Potremmo riassumere in questo modo la differenza (ovvia) tra Sampdoria e Inter: una punizione di Snejder, e un assolo di Eto’o regala a Leonardo una vittoria pesantissima. Dopo 75 minuti equilibrati, in cui la Samp ha dato fastidio all’Inter (con ficcanti contropiedi e un palo di Poli nel finale di primo tempo), i nerazzurri passano al 4-2-3-1 (Pazzini fuori in luogo di Pandev: il grande ex ha vagato per il campo come un fantasma) affidandosi alle gesta dei suoi campioni. La Sampdoria protesta per l’arbitraggio ma una tiratina d’orecchie la merita il suo allenatore, Di Carlo: perché lasciare isolatissimo Maccarone quando nella ripresa l’Inter era andata in panne? L’inserimento dell’ex Biabany andava fatto prima. L’Inter, complice la sconfitta del Napoli, va al secondo posto, a -5 dal Milan. La Samp rischia di essere invischiata nella convulsa lotta per la retrocessione: la distanza dalla terzultima si riduce sempre più.

Udinese, una miniera d’oro

Mai visto un passivo del genere negli ultimi anni. L’Udinese rifila sette gol ad un Palermo semplicemente imbarazzante. Finisce nel peggiore dei modi l’avventura di Delio Rossi (al suo posto Cosmi) al Palermo: con somma liberazione di Zamparini, che con le sue continue polemiche ed intromissioni verso l’allenatore ha reso l’ambiente rosanero incandescente.

Il 0 -7 si riassume con la celebrazione della miniera d’oro friuliana: il rigenerato Di Natale (autore di una tripletta che lo lancia in vetta ai marcatori), il futuro Pallone D’Oro Alexis Sanchez (pokerista del gol, che ha emulato Ronaldo come nella famigerata finale di Coppa Uefa del 1998), il geometra Inler, il puledro Armero, la saracinesca Handanovic e un gruppo di giocatori che giocano e corrono come dei forsennati. E un allenatore, Guidolin, che sotto sotto si è preso una grande rivincita contro il suo ex presidente (mostrando un calcio spettacolare e concreto allo stesso tempo)e che considerati gli standard attuali della sua squadra (adesso quinta ad un solo punto dalla Lazio e a 5 dal Napoli) starà adesso maledicendo gli zero punti nelle prime quattro giornate.

Per Il Palermo, il giorno più brutto della sua storia, più del derby perso nel 2009 e più degli anni passati in C1. Una vergogna mondiale, con giocatori inadeguati per la serie A come Andelkovic e Darmian e altri deludenti come il portiere Sirigu e il trio Ilicic-Pastore-Hernandez, già in vacanza evidentemente. Per loro fortuna, la classifica non piange: ottavi a 40 punti. Almeno questo…

Le altre partite

Continua il momento negativo della Juventus, battuta in casa dal Bologna del bomber Di Vaio: sua la doppietta nel 2-0 di Torino.

La Lazio perde a Cagliari a causa di un autorete di Dias: i biancocelesti rimangono al quarto posto, ma rischiano il sorpasso dell’Udinese.

Prima delusione per Montella: la Roma, in vantaggio di due reti (Totti, Juan), si fa rimontare da una splendida doppietta di Amauri che salva il Parma e la panchina di Marino (2-2)

Il “River Catania” (ormai una succursale argentina in Italia) supera il Genoa per 2-1: alla rete di Floro Flores, rispondono Maxi Lopez e Bergessio. I rossazzurri salgono a quota 29, a +4 dal Cesena, che vince all’ultimo minuto contro il Chievo grazie ad un rigore di Jimenez.

Pareggi in Brescia-Lecce (2-2, contestatissima la rete annullata a Caracciolo nel finale) e Bari-Fiorentrina (1-1, a Gilardino risponde il barese Ghezzal).

Foto:milanoweb.com

Pasqualino D’Amico

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