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Catania, niente da fare

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Arrivare il più in fondo possibile in una competizione come la Coppa Italia, che nonostante il calo di appeal negli ultimi anni ha sempre mantenuto un certo interesse da parte delle società e dei tifosi, avrebbe fatto piacere a chiunque, anche al Catania di Marco Giampaolo, chiamato però a superare, negli ottavi di finale, la Juventus di Gigi Delneri all’Olimpico di Torino. Due squadre ferite, in cerca di rilancio dopo due sconfitte in altrettanti impegni ufficiali nel 2011. La vittoria rappresentava un toccasana momentaneo, per far tornare almeno per qualche ora il sorriso. Il sorriso, dopo la partita, si è dipinto sui volti dei bianconeri, vittoriosi ieri sera per 2-0 al termine di una gara controllata facilmente, soprattutto nella parte centrale.

Nella conferenza stampa, prima della partita, Giampaolo aveva detto che i rossazzurri se la sarebbero giocata fino in fondo, senza pensare all’importantissima partita di domenica al Massimino contro il Chievo. In fondo così è stato, ma non con la formazione migliore. Catania imbottito di riserve (Silvestre unico titolare rispetto alle partite contro Roma e Inter) contro una Juve, un po’ per necessità, un po’ per considerazione dell’importanza del torneo, al contrario quasi piena di titolari.

E’ stata la partita dei ritorni: Buffon tra i padroni di casa, Mascara tra i rossazzurri. E tali notizie, insieme all’infortunio di Toni in avvio, al grande stato di forma di Del Piero e al ritorno al gol di Krasic, danno un po’ di sale ad una partita che i bianconeri hanno vinto seccamente senza mai rischiare.

Forse quasi mai. Perché i rossazzurri hanno avuto una limpida occasione nei primi minuti con Delvecchio, che non incoccia bene la sfera di testa davanti a Buffon. Nei primi 25 minuti gli uomini di Giampaolo tengono molto bene il campo, concedendosi qualche sporadica incursione negli ultimi 25 metri, dove al di là di qualche triangolazione ben riuscita Mascara, Antenucci e Ricchiuti hanno predicato nel deserto, ciascuno per conto suo. Poi è venuta fuori la Juve, crescendo in intensità e in ritmo. Augustyn (tornato in campo dopo quasi un anno di assenza) e Marchese soffrono terribilmente di fronte ai guizzi e alle volate di Krasic e Pepe.

Non è un caso che entrambi i gol vengano messi a segno dagli esterni bianconeri, in tutte e due le occasioni ignorati nel proprio lato quasi al limite dell’area piccola. Tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo la Juve è padrona della partita, con il solo Sciacca a provare a costruire qualcosa in mezzo al campo senza trovare collaborazione da parte dei compagni di reparto e ricevere segnali di vita dagli uomini davanti.

E qualche volta ci vuole Campagnolo per rimediare ad una difesa spesso portata a spasso dalle scorribande di Del Piero e dagli inserimenti di Marchisio. Nell’ultima parte di partita, ormai già decisa, il Catania esce la testa e stringe la Juve nella sua metà campo, grazie anche alla freschezza di Gomez e Pesce, con quest’ultimo che impegna severamente Buffon con un gran sinistro da fuori aria a fil di palo.

Poi qualche azione insistita e niente più. Un Catania bello e voglioso all’inizio e alla fine della partita viene eliminato dalla Coppa Italia. Un’eliminazione che lascia amaro in bocca ma non fa bollire il sangue di rabbia. Da oggi si torna a lavorare a Massannunziata, in vista della partita di domenica: una partita da vincere per risalire in classifica e mettere importante fieno in cascina per la salvezza dopo un periodo di magra. E da giocare con la formazione migliore. E con ben altro spirito.

Fonte foto: tuttosport.com

Michele Patanè

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