21 punti in classifica. Tali erano prima della sosta natalizia e tali sono rimasti al termine del girone d’andata, dopo le sconfitte rimediate nelle prime due uscite del 2011 contro Roma e Inter. Due sconfitte da mettere in preventivo, alla luce del valore delle due compagini, ma che lasciano indubbiamente l’amaro in bocca per il modo in cui sono maturate oltrechè una dose abbondante di preoccupazione per l’immediato futuro. Eh già. Perché il Catania di Marco Giampaolo si trova adesso in quint’ultima posizione in classifica, con appena tre punti in più sulla zona rossa delimitata dal Lecce, autore oggi di un colpaccio in trasferta in quel di Roma contro la Lazio.
I pugliesi hanno messo a frutto oggi quello che i rossazzurri non hanno mai mostrato, forse non hanno mai avuto: il cinismo. Un’arma fondamentale, indispensabile per una squadra con un tasso tecnico da medio-bassa classifica che deve rimanere in serie A, categoria dove contano moltissimo i singoli episodi. Oggi, come d’altronde all’Epifania contro la Roma, il Catania non ha assolutamente demeritato sul piano dell’intensità e della costruzione, risultando a tratti nettamente superiore rispetto alle squadre di Ranieri e Leonardo, ma non ha saputo gestire a proprio vantaggio delle situazioni altamente favorevoli, con le quali i rossazzurri avrebbero potuto porre le basi per qualche prezioso punto. Invece si torna a lavorare a Massannunziata con un pugno di mosche in mano e tanta rabbia, unita allo scoramento per una situazione in classifica che comincia a farsi delicata. Non è il caso di fare allarmismi, tantomeno di piangersi addosso: la squadra c’è ed è viva, deve imparare a trarre il massimo possibile in ogni circostanza, sia quando la fortuna la aiuta, sia quando le volta le spalle. Deve imparare a farlo perché due partite giocate alla pari con l’avversario e perse in un batter d’occhio (al di là delle clamorose sviste arbitrali dell’Olimpico) sono troppe per non rendersene conto. Due partite giocate con Roma e Inter, squadre dalle potenzialità importanti ma in una condizione di forma e di gioco poco brillante.
Una gestione della partita non impeccabile, e da parte dei giocatori e da parte del tecnico Giampaolo, venuta fuori soprattutto nella ripresa, dove l’allenatore avversario ha praticamente cambiato la partita con un proprio accorgimento, mettendo in ambasce la strategia assunta dagli etnei: un copione visto poco più di un anno fa, quando Atzori preparava spesso la gara in maniera impeccabile per poi distruggerla con contromosse sbagliate. Inevitabile il ricordo di quel periodo contrassegnato da ottime prestazioni e scarsi risultati, specie quando Leonardo, inserendo Pandev in luogo di Chivu e schierando tre punte, ha fatto improvvisamente pendere l’ago della bilancia dalla propria parte, sollecitando soprattutto il lato destro della difesa di casa, dove un Alvarez in precarie condizioni fisiche (e sostituito tardi con Spolli) si è trovato a fronteggiare da solo le scorribande di Eto’o.
Tra i rossazzurri il cuore e la grinta, tranne che in sparute occasioni, non sono mancati, ma adesso bisogna continuare ad essere generosi ma allo stesso tempo cominciare ad essere più sagaci e meno ingenui. A cominciare dalla sfida di domenica prossima, importantissima, contro il Chievo, ancora al “Massimino”. Contro i veneti sarà difficile mettere in campo un’intensità simile a quella vista nelle ultime due partite, sia per l’impegno in settimana che i ragazzi di Giampaolo dovranno sostenere contro la Juventus in Coppa Italia, per l’ormai consolidata tradizione per cui i rossazzurri diano il meglio di loro contro le “grandi” per poi giocare col freno tirato contro le squadre al proprio livello. Contro i clivensi, come in tutte le altre partite del girone di ritorno, bisogna cercare di andare oltre i propri limiti. Perché adesso non c’è tempo per pensare al passato e a quello che poteva essere ma non è stato: la serie A è un patrimonio importante e va difesa con impegno e concentrazione partita dopo partita.
Fonte foto: siciliatoday.net
Michele Patanè
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