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Catania, zona tranquilla ma...

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21 punti in 17 giornate. Con questo bottino il Catania di Marco Giampaolo ha appena trascorso le festività natalizie, prima di rituffarsi nel campionato di Serie A con le ultime due giornate d’andata e il girone di ritorno. Vacanze natalizie durate una manciata di giorni, prima della ripresa del lavoro dopo Santo Stefano in direzione del delicatissimo trittico che i rossazzurri dovranno affrontare dall’Epifania in poi: trasferta contro la Roma appunto giovedì, sfida interna contro l’Inter domenica e impegno all’Olimpico di Torino contro la Juventus per gli ottavi di finale di Coppa Italia. Questi saranno soltanto i primi di tanti ostacoli che Mascara e compagni dovranno affrontare per concludere con il sorriso sulle labbra un’altra stagione, ottenendo ancora una volta la permanenza nella massima serie.

In tale direzione il lavoro sin qui compiuto dagli uomini di Giampaolo, almeno sul piano dei risultati, è da ritenersi positivo: i 21 punti guadagnati permettono alla squadra siciliana di veleggiare in acque relativamente tranquille, con 6 punti di vantaggio sulla zona calda e ben 9 realizzati in più rispetto alla passata stagione, dove di questi tempi i rossazzurri dovevano preparare una grande rimonta dopo una prima parte di stagione avara di risultati soddisfacenti.

Sembra però di vivere un contrappasso rispetto proprio alla scorsa annata: tracciando un parallelo, nello scorso campionato i rossazzurri, allora guidati da Atzori prima dell’arrivo (rivelatosi decisivo) di Mihajlovic, producevano a tratti un gioco di alta qualità e mettevano in grande difficoltà l’avversario di turno, senza però riuscire a concretizzare (indicative le partite contro Napoli e Palermo) e finendo spesso per pagare ciò non solo con la mancata vittoria ma anche con la sconfitta; quest’anno sembra di vivere una situazione opposta, con un Catania bravo a guadagnare punti sfruttando i singoli episodi ma apparso incapace di costruire significative trame di gioco, contrariamente a squadre con una posizione più bassa in classifica.

C’è chi dà peso ai risultati, come c’è chi si annoia e storce il naso di fronte alla mancanza di spettacolo e di vivacità nel gioco. In questi mesi si sono accumulati diversi giudizi, negativi e positivi, sull’operato di Marco Giampaolo e sul suo modo di far stare la squadra in campo: un modo etichettato da molti come “difensivista”, complici le diverse volte in cui i rossazzurri sono stati schierati con appena uno o due uomini davanti alla linea della palla.

Etichettare un allenatore non è mai congruo, specie quando si tratta di un tecnico capace di far giocare in maniera brillante (e far divertire) squadre come Ascoli e Siena: il problema, più che nell’atteggiamento, consisterebbe nel fatto che i rossazzurri si sono più volte mostrati capaci di sbloccare la partita solo grazie a calci piazzati o a episodi fortuiti (non ultimo il gol vincente di Maxi Lopez contro il Brescia), senza quasi mai sviluppare con palla a terra delle azioni pericolose in serie.

Questo significherebbe mancanza di gioco, di una vera identità, cosa che difficilmente si può costruire da un momento all’altro se non durante il pre-campionato. Quando una squadra si trova con 21 punti a metà campionato, con una media punti che, proiettata sulle rimanenti partite, frutterebbe la salvezza le critiche e i malumori non avrebbero alcun fondamento, ma la (sospetta) assenza di un gioco è un fattore che non può non suscitare preoccupazione.

L’unico modo per dissolvere questo sospetto è lavorare con maggiore intensità e convinzione insieme ai giocatori, cercando di ottenere la loro approvazione e il loro sostegno e facendo leva sul sentimento dell’orgoglio di vestire la maglia rossazzurra, che sembra scemare in campo prima ancora che sugli spalti, dove l’affluenza in vistoso calo (soprattutto nell’importantissima gara col Brescia) è un altro elemento preoccupante, più volte al centro dei discorsi dell’amministratore delegato Lo Monaco. Ma per far tornare la gente allo stadio, i discorsi di denuncia non bastano: è più che sufficiente lavorare con serietà in settimana e affrontare tutte le partite con il massimo dell’impegno. In pratica, comportandosi come una squadra di calcio che vuole restare in alto.

Fonte foto: sport.it

Michele Patanè

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