Gli appagati e i “cerebrolesi”
Lo sfogo dell’AD Pietro Lo Monaco in conferenza stampa ha lasciato il segno. Bersaglio dell’ira funesta del deus ex machina della società rossazzurra è ovviamente il gruppo diretto da Giampaolo, accusato (oltre di aver staccato la spina nell’importante match in terra sarda) di parlare troppo e di non pensare al progetto Catania: dal difensore Terlizzi, che ha espresso una palese insoddisfazione nei riguardi degli schemi di Giampaolo all’argentino Maxi Lopez, che ha sbandierato a più riprese la sua voglia di misurarsi in un grande club e che in questo periodo ha una media gol davvero deludente. Lo Monaco ha parlato, infatti, di gente “cerebrolesa” all’interno dello spogliatoio, che deve giocare a calcio e non parlare di tattica o di ambizioni (evidentemente a forza di contestare Mourinho, il buon braccio destro di Pulvirenti ha preso il suo stile aggressivo…) e ha invitato tutti a darsi una svegliata, considerato il non tranquillissimo + 3 sulla zona retrocessione. Il nervosismo mostrato a Cagliari e la scarsa applicazione tattica degli uomini schierati in campo hanno dato non solo fastidio ma hanno destato anche dei sospetti sul fatto che il gruppo sia davvero con Giampaolo. Si vede lontano un miglio che spesso e volentieri i giocatori non seguono fedelmente le direttive del tecnico di Bellinzona. A volte si parla anche di gente insoddisfatta che trova poco spazio nell’undici iniziale (su tutti l’oggetto misterioso Barrientos e il giapponese Morimoto) ma anche di possibili clan all’interno dello spogliatoio. Insomma, Lo Monaco dovrà utilizzare tutto il suo carisma per far regnare la tranquillità in casa Catania, ma l’impressione è che alla fine, se i risultati non saranno positivi, bisognerà scegliere tra il gruppo e l’allenatore Giampaolo, con cui si è scelto di mandare avanti un programma a lungo termine, con una squadra giovane ma di sicure prospettive, obiettivamente una spanna sopra almeno sette-otto squadre di Serie A.
Il loggione e la curva
Altre tuttavia sono le preoccupazioni di Lo Monaco, tutti legate, manco a dirlo, al gioco e al rendimento espresso dal Catania. Stiamo parlando del pubblico del Cibali, che tra anni di salvezze risicate e tessere del tifoso, si è ridotto in numero e pazienza. Lo Monaco ha paragonato i tifosi che accorrono allo stadio a quelle persone che abitualmente affollano il Teatro Bellini di Catania. Tantissimi tifosi, nei blog e nei social network, lamentano, a loro dire, la scarsa qualità del gioco e l’atteggiamento ultradifensivo del tecnico. Giampaolo però nella partita contro la Juventus schiera a sorpresa una formazione d’attacco e tutti a lamentarsi. Insomma, chi è l’allenatore: Giampaolo o il pubblico pagante? La verità è che i tifosi del Catania sono appagati e vogliono campionati più da protagonisti che da vittime: la Serie A non basta più. La società evidentemente non vuole bruciare le tappe e spera che prima o poi quel sottofondo di cori a favore della squadra ricominci ad echeggiare più forte che mai. Ma fin quando non ci saranno prezzi popolari e decreti-sicurezza contro il tifo organizzato, i rossazzurri dovranno accontentarsi di tifosi molto più esigenti che piuttosto che incitare i giocatori dopo un passaggio errato, faranno semmai una bella serenata di fischi, come quando durante un concerto un trio di violinisti sbagliano gli accordi. Speriamo piuttosto che un giorno qualcuno di loro non lancerà un bel mazzo di fiori dopo ogni gol…
L’azienda e la squadra
Tutti sanno bene che la gestione della società Catania è all’insegna della ricerca spasmodica della plusvalenza (vedi Vargas e Martinez, venduti alle grande squadre a prezzi salati) e del bilancio in attivo. Lo Monaco è stato tra gli artefici della nuova ripartizione dei diritti televisivi in Serie A, che permetterà al Catania di guadagnare molti più soldi. L’aspetto aziendale del Catania Calcio si scontra inevitabilmente con molti tifosi che accusano spesso Pulvirenti e soci di non avere cuore e di trattare la squadra con freddezza. Prendersela con i principali artefici del miracolo Catania non è intelligentissimo. Ma, allo stesso tempo, è giusto che i tifosi sognino dei colpi ad effetto: del resto, anche un certo Roberto Baggio decise di abbracciare la provincia giocando per il Brescia! E’ chiaro che il processo di crescita passa anche per il consolidamento del settore giovanile (dove il Catania ha raggiunto risultati lodevoli) e per un’opera di scouting che specialmente in Argentina e nelle categorie inferiori ha portato ottimi talenti. La realizzazione imminente del centro sportivo e il progetto di una nuova casa per le partite del Catania sono ancora più fondamentali, ma fin quando non ci sarà armonia tra società, squadra e tifoseria, difficilmente si andrà lontano.
Fonte Foto: www.varesenews.it
Pasqualino D’Amico
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