Barcellona e Real Madrid: due modi diversi di vivere il calcio, due allenatori dalle filosofie contrapposte. Da un lato Bep Guardiola, il tecnico gentiluomo (non ditelo ad Ibrahimovic…) che ha vissuto quasi tutta la sua carriera calcistica al Barça e che da allenatore della squadra B è diventato quello della squadra Campione D’Europa dei vari Messi, Xavi e Pujol,. Dall’altro lato, Josè Mourinho, l’allenatore presuntuoso per antonomasia, colui che ha fatto miracoli a Porto, Londra (sponda Chelsea) e soprattutto nella Milano nerazzurra: l’Inter non alzava la Coppa Campioni da decenni. Florentino Perez, presidente del Real, ha pensato a lui quest’anno per trasformare un’accozzaglia di stelle in un gruppo vincente. Mourinho ha accettato, lasciando Moratti in una valle di lacrime, visto l’andamento lento dell’Inter di questa stagione.
Cosa avrà fatto Mourinho ai suoi giocatori dopo le cinque “bofetadas”? Avrà lanciato loro qualche oggetto contundente come fece Sir Alex Ferguson al malcapitato Beckham? Deciderà d’accordo con Perez e tutto il suo chilometrico staff di mandarli in pellegrinaggio a Santiago de Compostela? Oppure, avrà costretto i suoi galletti Blancos ad inginocchiarsi tutti quanti sui ceci?
Il 5-0 del Barcellona al Real rappresenta la giornata perfetta per i nemici (o presunti tali) dello Special One. Dal “puccettone” Benitez, che ha ereditato la caldissima panchina dell’Inter, ad Arsene Wenger (definito un “perdente” da Mourinho), ai vari Ranieri, Lo Monaco (diventato il “Monaco” tibetano o un qualunque cittadino del Principato di Monaco) e lo stesso Guardiola, che ha cercato di isolare il già caliente ambiente catalano dalle schermaglie del nemico Mou.
L’uomo dei “zero tituli”, nemico giurato della “prostituzione intellettuale” e di coloro che non si rispecchiano nei suoi diktat, avrà preso diecimila appunti per poter correggere le nefandezze di Cristiano Ronaldo e soci. Di certo, Mourinho non ha mai dovuto commentare cinque gol presi dalla squadra. La stampa spagnola, più suscettibile di quell’italiana, si è già scatenata nei titoli e nelle critiche. Il suo egocentrismo ha dato spazio – per una sera – ad una parola che il suo vocabolario, cosmopolita e pungente, che lui, l’ineffabile, non ha mai conosciuto: “Vergüenza”!
Fonte foto:legadelrosignuolo.blogspot.com
Pasqualino D'Amico
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