23 ottobre 2010: il Brasile festeggia i 70 anni della sua "Perla Nera" e di quello che tutto il mondo ha conosciuto come il miglior giocatore di tutti i tempi, Ediso Arantes do Nascimento, alias Pelè.
Record di reti realizzate in carriera (1.281 in 1.363 partite); 77 gol in 92 partite con la Nazionale; 3 volte Campione del mondo con il Brasile; 127 gol in una sola stagione (1959); premiato come "Atleta del secolo" nel 1999 dal Comitato olimpico internazionale (Cio) e come "Calciatore del secolo" nel 2000 dalla Fifa. Sono questi solo alcuni dei "numeri" di Edison Arantes do Nascimento, alias Pelè, che domani, 23 ottobre, compirà 70 anni.
Il calcio brasiliano festeggia i 70 anni del suo "Re" con festeggiamenti e celebrazioni che andranno avanti per tutto il fine settimana. Durante il weekend, prima di tutte le 20 partite che si giocheranno per la 31esima giornata del Campionato Brasiliano, in campo scenderanno i ringraziamenti e i festeggiamenti in onore del campione. Gli arbitri, infatti, non faranno iniziare le gare prima dell'omaggio al fenomeno, che includerà striscioni con messaggi di auguri. Il presidente della federcalcio, Ricardo Teixeira, ha deciso di creare la "Data Pelè 70 anni", come «un modo per onorare il Re del Calcio mondiale – ha detto il massimo dirigente del calcio brasiliano – e per ringraziare, come qualunque brasiliano, questo grande 'fenomeno' per le vittorie che hanno aperto la strada dei verdeoro verso il pentacampionato mondiale» riferendosi ai tre titoli mondiali conquistati dal Brasile, grazie a O Rei, nel 1958, nel 1962 e nel 1970.Toccherà a Neymar da Silva Santos Júnior, attaccante 18enne dei Santos e della nazionale brasiliana, indossare la maglia che celebrerà il 70° compleanno di Pelè nella partita programmata per domenica contro il Gremio Prudente. E nonostante il numero 1 del calcio mondiale abbia recentemente criticato il giovane Neymar accusandolo di «giocare più per la tv che per la squadra» il promettente 18enne dei Santos si dichiara felice e orgoglioso di indossare quella maglia: «è solo una frase che ha detto – dice, zittendo le polemiche - Pelè è fonte di ispirazione per tutti, non solo nel calcio ma in tutti gli sport. E' un mito, è un modello per tutti gli atleti e fa parte della vita di tutto il mondo. Gli renderò omaggio con orgoglio». Ma Neymar non sarà l'unico a partecipare alla festa in onore del campione: anche gli altri giocatori del Santos, infatti, nel prossimo match, indosseranno la maglia ufficiale del club che, accanto allo stemma, presenterà un logo e sotto la sagoma che raffigura la tipica esultanza di Pelè, comparirà la scritta '7X10'.
E mentre un intero paese si prepara a festeggiare il suo mito, quello stesso mito si prepara a festeggiare i suoi 70 anni esattamente come ha festeggiato i precedenti 69: in famiglia e declinando qualsiasi invito "mondano" e formale che gli sia pervenuto; «grazie per l'invito – ha detto - ma il miglior regalo per i miei 70 anni è avere la salute, la gratitudine e l'amore di tutti quelli che mi hanno appoggiato e sostenuto in tutti questi anni in ogni parte del mondo». Niente apparizioni pubbliche, quindi, e neanche interviste celebrative, salvo ripensamenti dell'ultima ora, esattamente come è nello stile di un uomo unico e leggendario come è Pelè.
Lui che, a 20 anni, venne dichiarato in patria "Tesoro nazionale" e che, dopo 70 anni, è ancora capace di regalare sogni e deliri con una popolarità incredibile e un affetto "mondiale" senza precedenti. Lui, uomo e atleta mirabolante e stupefacente, che dal 1977 ad oggi (anno in cui giocò la sua ultima partita contro i Cosmos) guadagna esattamente come se avesse continuato ad esercitare la sua "arte": ha interpretando 15 film, il più famoso dei quali "Fuga per la vittoria" con Silvester Stallone e Michael Caine e la sua storica rovesciata, ha scritto 8 libri, cantato una decina di canzoni e diventato testimonial di oltre 300 prodotti. Per lui, in Nigeria ai tempi della guerra col Biafra, venne dichiarata una tregua di 48 ore perché tutti, da entrambi gli schieramenti, potessero vederlo giocare a Lagos in una partita. Per lui, lo Scià di Persia, aspettò tre ore in un aeroporto solo per una foto e sempre per lui le guardie alle frontiera cinese abbandonarono i loro posti, spostandosi a Hong Kong e attirandosi le ire del regime, solo perché avevano saputo che la Perla Nera si trovava quel giorno nella città-colonia. Per non parlare, poi, di quando fu espulso durante una partita in Colombia, e la folla invase il terreno di gioco costringendo l'arbitro alla fuga: partita che riprese solo con il ritorno in campo del grande brasiliano così che la folla poté tornare disciplinatamente sugli spalti.
Ecco perché, come disse qualcuno, se il calcio non si fosse chiamato così, probabilmente si sarebbe dovuto chiamare Pelé: perché dopo 70 anni di vita, nessuno è leggenda come lui.
Fonte: http://www.giannicipriani.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=1292&catid=89:sport
Emanuela Annita Scuderi
| < Prec. | Succ. > |
|---|















