In tutto questo trambusto, la federazione serba ha cercato di trarre vantaggio, scaricando sulla Figc le responsabilità dei disordini, puntando sulla scarsa organizzazione di Marassi e sull'intervento poco coordinato ed efficacie della polizia italiana. Obiettivo: rigiocare la partita. Dall'altra parte Abete accusa i serbi di non aver fornito le informazioni necessarie sugli ultras che si stavano spostando in Italia. Per non parlare delle minacce, neanche troppo velate, di alcuni ultras serbi, che "pregustando" la gara di ritorno non hanno nascosto le loro cattive intenzioni nei confronti della nazionale azzurra e dei suoi tifosi.
Ora l'intrigo si sta infittendo sempre più. Il quotidiano serbo Politika, molto vicino al governo serbo e contro le frange estremiste, ha svelato che due boss rivali (uno vicino alle frange violente del Partizan e l'altro alla Stella Rossa), avrebbero unito forze e denaro per finanziare i disordini di Genova. Si parla di circa 200 mila euro.
Gli ultras nazionalisti avevano tentato qualche giorno prima di sabotare il gay prade di Belgrado e gli scontri di Genova sono una sorta di ripicca. Sono gli stessi che non riconoscono l' Europa e rivendicano il Kosovo. Non pochi gli striscioni " Kosovo is Serbia"durante i match della nazionale balcanica.
In tutto ciò, a soccombere doveva essere lo stato serbo. I tifosi nazionalisti di estrema destra dovevano dare una dimostrazione di forza. E ci sono riusciti.
Angelo Giovanni Di Nisi
Fonte foto:julienews.it
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