...e Morimoto dov'è?
A Catania, complice il buon inizio dei rossazzurri, se ne sono accorti forse in pochi. Takayuki Morimoto, una delle tante scommesse vinte dall’amministratore delegato Pietro Lo Monaco, ha giocato davvero pochissimo in queste prime sei giornate di campionato: solo 1 presenza (esattamente 5 minuti giocati in Chievo-Catania 2-1, alla prima giornata) e tantissima tribuna. Cosa sta accadendo al giovanissimo attaccante giapponese? Sicuramente l’arrivo di Mister Giampaolo non ha per nulla giovato a Morimoto, che nelle gerarchie degli attaccanti è agli ultimissimi posti. L’allenatore ex Siena predilige giocare con una prima punta dal gol facile (Maxi Lopez), capace di creare spazi per gli inserimenti dei compagni, con i due attaccanti esterni che tendono ad accentrarsi per tentare la conclusione. Il famigerato 4-1-4-1 di Giampaolo (che all’occorrenza diventa 4-3-3) è pertanto indigesto a Morimoto che ha caratteristiche completamente differenti da Lopez e che piuttosto preferisce stazionare nell’area di rigore per sfruttare a pieno la sua agilità, giocando da prima o seconda punta.In effetti, negli anni precedenti alla gestione Giampaolo, Morimoto giocava con più regolarità, soprattutto con Zenga e con Atzori. Proprio l’attuale tecnico della Reggina, nella scorsa stagione, aveva responsabilizzato il numero quindici rossazzurro, che trovava facilmente spazio nel suo 4-5-1. Infatti Mascara e Martinez giocavano vicinissimi a Morimoto e facilitavano il compito del nipponico, che doveva solamente mettere la palla dentro. Pochi tuttavia furono i gol realizzati da Morimoto che non riuscì a ripetere le buone prestazioni fatte con Zenga. Tutti, insomma, si aspettavano il definitivo salto di qualità, ma il Catania era in zona retrocessione, Mihajlovic era subentrato ad Atzori e Lo Monaco per ovviare alla penuria di gol acquistò Maxi Lopez che poi contribuì in maniera decisiva alla salvezza. Così iniziò la parabola discendente di Morimoto, che con Mihajlovic diventò “l’attaccante di scorta” che partiva sempre dalla panchina.
Il ritorno alla base di Mirko Antenucci, che è rimasto nonostante i corteggiamenti di tante squadre, ha contribuito in maniera decisiva alla crisi di Morimoto. Giampaolo, infatti, ha molto spesso fatto giocare Antenucci, preferendolo persino a Maxi Lopez (non ancora al top della condizione) in alcune occasioni e dimostrando di essere entrato alla perfezione nei meccanismi della squadra, grazie alla sua imprevedibilità e alle sue sovrapposizioni. Continuando di questo passo, il posto di titolare diventerà sicuro per l’ex attaccante dell’Ascoli, che tra l’altro ha già segnato un rigore contro il Parma e che ha dichiarato ultimamente di voler provare la posizione di mezzala, se Giampaolo acconsentirà.
L’unico salvagente a cui Morimoto può aggrapparsi in questo momento è senz’altro la nazionale giapponese. Paradossalmente, da quando Zaccheroni ha sposato la causa nipponica, Morimoto è diventato titolare inamovibile, favorito (oltre che dall’italianità di Zac) dagli schemi che prevedono due o tre attaccanti di ruolo che stazionano nei pressi dell’area, pronti a sfruttare cross e contropiedi. La doppietta contro il modesto Guatemala e la recente buona prestazione nella vittoriosa prestazione contro l’Argentina rappresentano una magra consolazione.
Ci si chiede a questo punto cosa accadrà a Morimoto da qui a Gennaio, quando riaprirà il calciomercato. La tentazione di Taka (che si è ben integrato a Catania, che tanto gli ricorda il traffico caotico di Tokyo) potrebbe essere senz’altro quella di andarsene (qualcuno già parla di prestito all’estero) per giocare con più continuità. Lo Monaco, che recentemente ha dichiarato l’incedibilità di Morimoto, vorrebbe ancora tenerlo per creare i presupposti di una nuova plusvalenza. Tempo addietro si era persino accennato ad un clamoroso interesse del Manchester United, ma è stato un pourparler.
Di certo, a 22 anni, Morimoto si trova forse nel momento più difficile della sua vita sportiva e dovrà pensare bene al suo futuro, prima di bruciare una carriera che si prospetta ancora radiosa. In fondo qualcuno forse si è dimenticato che a 15 anni ha segnato il suo primo gol nel campionato giapponese e che a 18 anni ha esordito in serie A andando persino in rete...
Pasqualino D’Amico
Fonte foto: www.zimbio.com
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