Deludente prova del Catania di Marco Giampaolo, che nell'anticipo domenicale, all'ora di pranzo, della 6a giornata del campionato di Serie A esce sconfitta dal "Via del Mare" di Lecce contro i giallorossi di De Canio. Decide un gol di Corvia al 36'.
In una partita dall'orario atipico e dal clima praticamente estivo, partono meglio i rossazzurri, più decisi e più attivi rispetto ai padroni di casa che adottano una strategia attendista; già al 5' Maxi Lopez, imbeccato ottimamente da Mascara in un'azione impostata dal rientrante Ricchiuti, si trova da solo davanti alla porta avversaria ma calcia addosso a Rosati. La frustrazione per la clamorosa occasione mancata infiacchisce solo momentaneamente la squadra etnea, che si produce in altre iniziative apprezzabili tra cui un tentativo di Maxi Lopez che, ancora a tu per tu col portiere pugliese, rinuncia a concludere subito per allargarsi e provare dalla linea di fondo: Fabiano salva sulla linea. Il Lecce si fa vedere solo con una conclusione da fuori di Mesbah, ma concretizzando il più classico dei proverbi calcistici, "Gol mangiato, gol subito", punisce gli errori degli ospiti e si porta in vantaggio alla prima e unica azione degna di nota: al 36' scambio Rispoli-Olivera sulla sinistra che mette fuori causa Potenza, l'uruguaiano, ex Juventus, da ottima posizione effettua un cross deviato da Silvestre quanto basta perchè Corvia possa avventarsi sul pallone ed insaccarlo, completamente indisturbato, alle spalle dell'incolpevole Andujar. Gravissimo errore della difesa che concentra i suoi componenti su un unico lato, lasciando a capitan Mascara, che difensore non è, l'incombenza di contrastare l'attaccante scuola Roma, tra l'altro distanziato. Il gol stordisce il Catania che attacca solo con poche fortunose iniziative personali, mentre il Lecce comincia a prendere il controllo delle operazioni senza forzare facendo girare palla, guadagnando tempo prezioso e mettendo a dura prova le risorse psicofisiche di una squadra, l'etnea, arrivata in Puglia forse con la sicurezza di andare facilmente a rete e portare a casa il risultato. Piatti e Grossmuller scardinano la difesa etnea non perfetta con un paio di iniziative personali, anche se occasioni da gol per i giallorossi non se ne vedono.Nella ripresa il Catania prova a cambiare registro attaccando con più veemenza ma senza efficacia: Maxi Lopez, dopo due palle-gol clamorosamente fallite, non riesce minimamente a pungere e perde nettamente il duello col discreto, ma non trascendentale, Ferrario. Nel Lecce la fase di copertura architettata da De Canio dà i suoi frutti. Il tecnico abruzzese irrobustisce il centrocampo inserendo Munari in luogo di uno spento Jeda, mentre Giampaolo prova a velocizzare la manovra e a dare peso all'attacco sostituendo Ricchiuti con Antenucci. E' un cambio azzeccato, ma è troppo poco per risollevare un Catania fiacco e quasi assonnato: neanche l'ingresso di Gomez produrrà risultati concreti. Il Lecce agisce di rimessa, ma il Catania va vicino al pareggio con un lampo di Mascara, inattivo per tutto il resto della partita, che pesca in profondità e in posizione defilata Izco, anche lui sotto la sufficienza, il quale arriva con un attimo di ritardo sul pallone non riuscendolo ad angolare a sufficienza e spedendolo sul palo esterno; da segnalare anche un buono spunto di Potenza, che entra in area di rigore con una serpentina e impegna Rosati con un rasoterra alla sua sinistra, e una conclusione da fuori di Gomez, fuori misura. Questo è tutto quello che il Catania riesce a fare durante 65 minuti in svantaggio contro una squadra ampiamente alla propria portata: molto, molto poco. Il Lecce ringrazia e dopo il triplice fischio di Pierpaoli (ottima la conduzione dell'arbitro fiorentino) festeggia la seconda vittoria stagionale e sale in classifica a quota 8 punti, raggiungendo proprio i rossazzurri.
Il Lecce ha avuto il merito di capitalizzare quel poco che è stato fatto per vincere e di tradurre in rete l'unica azione realmente pericolosa, dimostrando, comunque, cinismo e personalità dando continuità alla prova di Palermo; scongiurato, almeno per oggi, il calo fisico che finora i pugliesi hanno sempre sofferto nel secondo tempo e ancora una volta ottimo lavoro di De Canio che si consacra come profondo conoscitore di una squadra che lui ha accompagnato nella discesa in B due stagioni fa e riportato in A l'anno scorso e che ora cerca di difendere la categoria.
Molte cose da rivedere, invece, in casa Catania: la sconfitta arriva al momento sbagliato, visto che con la sosta della nazionale di domenica prossima i rossazzurri dovranno attendere due settimane prima di provare a riscattarsi al "Massimino" contro un lanciatissimo Napoli; è anche vero però che sarà possibile riflettere con più tempo e più calma sugli errori compiuti in quel di Lecce, oltrechè, per alcuni elementi (vedi Maxi Lopez), cercare di rimettersi, o meglio mettersi, in sesto e chiarirsi le idee, in modo tale da sfruttare a dovere tutto il proprio potenziale; la pecca più evidente della trasferta salentina, comunque, è consistita nell'atteggiamento della squadra, apparsa molle e poco determinata, convinta di poter fare risultato a mani basse. E' ormai tradizione consolidata che i rossazzurri sfoderino prestazioni da applausi contro le grandi squadre, per poi essere al di sotto della sufficienza negli incontri contro le squadre alla propria portata: la componente della concentrazione e della motivazione assume, nel gioco di Mascara e compagni, un peso non trascurabile. Una salvezza tranquilla richiede anche costanza e quindi il maggiore impegno possibile in tutti gli incontri: al momento questi elementi al Catania sono del tutto assenti e bisogna mobilitarsi in tal senso. E questo non dipende da mister Giampaolo ma da chi scende in campo tutte le domeniche, con un processo lento e graduale che bisogna iniziare il prima possibile.
Michele Patanè
Fonte foto:catania46.net
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