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Ci mancavano solo le amichevoli…poco amichevoli!

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Il calcio d'estate in Italia, a parte qualche improvviso sussulto di mercato (Balotelli, Krasic, Maicon, Dzeko sono nomi caldissimi in questo momento) e una lista di giocatori svincolati lunga quanto un'autostrada, non ha offerto un granché, se non una serie di partite fin poco amichevoli finite in rissa. Caccia all'uomo stile fiction poliziesca, scazzottate alla Bud Spencer e Terence Hill, polemiche e scambi dialettici da bollino rosso: Cagliari-Bastia, Catania-Iraklis e Brescia-Larissa entreranno nella storia per le ripetute manifestazioni di violenza da parte di calciatori che evidentemente sono già entrati in clima campionato.

Non sarà nostro problema stabilire chi è il colpevole o se una squadra è più rissosa dell'altra. Interessa solamente evidenziare che tre "amichevoli western" giocate nel giro di dieci giorni non si sono mai viste. Insomma quanto di peggio possa promettere il già martoriato campionato italiano, alle prese con una continua perdita di talenti verso l'estero e con un ricambio generazionale alquanto incerto.

Per difendere le tre squadre italiane protagoniste loro malgrado di questi spiacevoli episodi, potremmo addurre diverse argomentazioni;le squadre greche solitamente non sono le più adatte per una partita amichevole (in Grecia il livello d'esasperazione nel calcio è ai massimi livelli) e che nel caso del Bastia, c'è una certa rivalità tra corsi e sardi. Tutto ciò però non giustifica il fatto di dover sempre risolvere determinate situazioni a schiaffi e pugni, e di rispondere sempre alle provocazioni con la stessa moneta. Molti calciatori in estate, pur di farsi notare dai loro allenatori, mettono troppo agonismo rischiando di fare male agli avversari. Il guaio è che se la squadra perde, si ricorre alle più infantili ripicche, pur di vendicare un dribbling o un'esultanza eccessiva. Il caldo si sa gioca brutti scherzi, e il raptus della follia prende il sopravvento sul self control: capire cosa passa per la testa di certi calciatori è impresa certamente proibitiva (e neanche il buon Sigmund Freud ci riuscirebbe).

In tutto questo, chi non può far nulla è naturalmente la quaterna arbitrale, inevitabilmente inferiore di numero rispetto ai giocatori in campo (spesso affiancati da dirigenti e tifosi scalmanati che approfittano delle scarse misure di sicurezza a bordo campo). Chi però possono fare senz'altro qualcosa sono le varie federazioni calcistiche che dovrebbero punire severamente i giocatori con multe e squalifiche estendibili alle partite ufficiali, per evitare che possano fare il bello e il cattivo tempo durante le partite amichevoli.

Per adesso, in Italia forse dovremmo cominciare ad abituarci ad utilizzare il termine rugbistico "test match", riferito a quelle partite dove in palio non c'è nulla se non il prestigio. Naturalmente nel calcio non crediamo che ci sarà più spazio per il famoso "terzo tempo", il famigerato momento conviviale post-gara tipico del rugby. In Italia ci avevano provato, seppur in tono minore, con una stretta di mano a centrocampo obbligatoria tra i giocatori, con risultati decisamente mediocri. Non ci resta che incrociare le dita e sperare che le prossime partite estive siano meno violente e più utili per capire come giocheranno le squadre in vista del prossimo campionato. Intanto, bisogna far capire a tutti che il calcio, a tutte le latitudini, è divertimento puro e non una faida tra diverse fazioni, specie quando si gioca un'insignificante partitella amichevole. A meno che tutti, per provare l'ebbrezza di una bella scazzottata, vogliano affrontare la temibile squadra greca del...Larissa!

Pasqualino D'Amico

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