Tanti litri d'inchiostro sono stati versati per "crocifiggere" la Nazionale di calcio dopo la clamorosa eliminazione ai Mondiali in Sud Africa. Litri d'inchiostro in parte giustificati dal fatto che questa Coppa del Mondo, in 17 disputate, sia stata la peggiore in assoluto, sebbene gli azzurri avessero già abbandonato la competizione iridata nella fase a gironi nel '50, nel '54, nel '62, nel '66 e nel '74.
Proprio nei mondiali di Germania '74 vi era una situazione nell'organico non molto distante da quella attuale: squadra imbottita di giocatori ormai al capolinea e qualità decisamente non all'altezza della fama di una squadra come l'Italia. E non vi fu cosa migliore (come non vi sarà adesso) che pensare all'indomani.
Allora seguì una grande rifondazione, prima con Bernardini, poi con Bearzot: una rifondazione che portò in auge giocatori come Tardelli, Gentile, Conti e (gli inglesi direbbero last but not least) Paolo Rossi. L'Italia, pur mancando la qualificazione agli europei del '76 e non impressionando negli europei dell''80 disputati in casa, raccolse un dignitoso quarto posto ai mondiali del '78 in Argentina, seguito dal trionfo "mundial" in Spagna nell''82.
Certo, non ci aggrappiamo mica alla scaramanzia e non prediciamo il successo ai mondiali dei 2018: ma sicuramente il nuovo commissario tecnico, Cesare Prandelli, ha le potenzialità e la maturità per fare una simile operazione, ma soprattutto ha a disposizione un parco di giocatori che è tutt'altro che mediocre. Una delle spiegazioni fornite al basso livello delle prestazioni offerte dalla squadra di Lippi nell'arco delle tre partite recitava: "i giocatori sono questi, questo è quello che offre il calcio italiano". Un'interpretazione discutibile, alla luce dei tanti giocatori emersi quest'anno in serie A ma lasciati a casa; forse sarebbe più corretto dire: "questo è il modo in cui si valorizza il calcio italiano". E, almeno in questo biennio, non è stato un modo adeguato.
E' vero che in un mondiale ci vuole sempre esperienza, e l'esperienza era portata in gran parte da giocatori ormai in fase calante; ma è anche vero che in questo nuovo biennio che condurrà agli europei del 2012 bisogna costruire una nuova impalcatura, con nuovi punti di forza che non siano più Cannavaro, Gattuso o Zambrotta; bisogna farlo con fiducia, senza il timore generato solitamente dalla novità, e allo stesso tempo con raziocinio ma soprattutto con assoluta autonomia dalle pressioni dell'opinione pubblica, che invoca più volte la convocazione di Cassano e Balotelli, con il primo ormai più quieto rispetto ai "fasti" romanisti e il secondo che invece è piuttosto lontano dal dirsi maturo e capace di convivere con un gruppo e di mettersi al servizio di esso: un allenatore che sa quello che vuole, con la testa sulle spalle, farà comunque le sue dovute, ragionevoli, valutazioni.
E' fuorviante ridurre però la rifondazione all'innesto del sampdoriano e dell'interista: se Marchetti con ogni probabilità sostituirà Buffon in porta negli impegni da agosto a fine anno, metà difesa titolare sarà da ricostruire, come dovranno passare al vaglio delle verifiche anche il centrocampo e l'attacco.
Ciascuno di noi, osservatori appassionati o disinteressati di questa nazionale, avrà le proprie idee riguardo quali giocatori dovrebbero entrare nel giro, quali restare e quali uscire (al di là di Cannavaro e Gattuso, con il primo ormai fuori dal calcio che conta e il secondo che ha annunciato l'addio dopo i mondiali). Potremo immaginarci noi stessi c.t (cosa che si fa sempre) e fare liste di giocatori che occupino pagine intere, discutere in chat, al chiosco, in spiaggia, a tavola o in palestra: qualcuno di noi potrà avere ragione, qualcun altro torto.
Ma se si mettono le proprie idee in piazza, che lo si faccia non per critica distruttiva o per esibizionismo, ma in forma di suggerimento o di critica costruttiva: il lavoro di Prandelli non si limiterà ai giocatori da scegliere, ma consisterà anche nel ricreare un nuovo spirito e nel "resuscitare" la mentalità vincente. E in una squadra per 4 volte campione del mondo i margini di errore sono minimi. Auguri Prandelli!
Michele Patanè
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