Mancano solo 24 ore all'attesissima partita inaugurale tra Sud Africa e Messico, con tutta la popolazione locale in fermento per il primo Mondiale in casa oltrechè in tutta l'Africa.
Le 32 squadre partecipanti stanno per iniziare quindi un nuovo percorso, dopo averne finito un altro: quello della preparazione e delle amichevoli, purtroppo caratterizzato anche da una mole recentemente sconosciuta di defezioni. Nell'Italia calcistica, oltre a pregare e a sforzarsi di credere in un clamoroso bis, come per lo scudetto impazza il toto-mondiale: c'è chi punta senza paura sul Brasile, chi si fida della Spagna, chi crede nella voglia di rivalsa dell'Inghilterra, chi guarda al talento argentino, chi resta immobile di fronte allo spettacolo olandese. La Selecao viene da un'edizione deludente, che l'ha vista andare fuori ai quarti; allora quasi tutti condannarono i verdeoro con questa frase: "Tanto spettacolo, poca sostanza". E allora via Parreira (ora al Sud Africa) e dentro Dunga, che imprime la sua mentalità operaia ad una squadra che con lui non sempre diverte ma che ha già messo in bacheca una Coppa America (2007) e una Confederations Cup (l'anno scorso). Mentalità operaia testimoniata anche da scelte aventi come priorità la compattezza del gruppo: Ronaldinho e Pato sono rimasti a casa. Prepariamoci quindi a vedere un Brasile diverso rispetto a 4 anni fa, ma non per questo meno temibile.
Merita un posto di diritto tra le favorite la Spagna, non solo per l'Europeo vinto brillantemente e con pieno merito 2 anni fa, ma anche per la sua capacità di mantenere un gioco ben strutturato e di altà qualita nonostante alcuni nuovi innesti (vedi Jesus Navas) oltrechè il cambio in panchina (Del Bosque per Aragones dopo la vittoria in Austria e Svizzera): le 10 vittorie in altrettanti impegni nel gruppo di qualificazione, unite ad una sola sconfitta nel biennio premondiale (contro gli USA nella semifinale di Confederations) fanno decisamente paura.
L'Inghilterra di "Don Fabio" Capello arriva a questo mondiale dopo un percorso di due anni fatto alla larga dai riflettori: un percorso fatto di lavoro, lavoro e lavoro, per ricostruire la dignità e l'autostima di una squadra sbattuta fuori dagli Europei prima ancora di prenotare il volo. Sono rimasti i senatori (Lampard, Gerrard e Terry, per tenere unito il gruppo verrà anche Beckham, purtroppo infortunato), Rooney è il pilastro dell'attacco in un insieme saldo di giocatori nel pieno della loro maturazione, con alcuni esperti (James e Heskey) che si erano allontanati dalla nazionale dei tre leoni.
Rappresenta una vera e propria incognita l'Argentina di Diego Armando Maradona, qualificatasi alla rassegna iridata in extremis; l'Albiceleste negli ultimi anni ha dimostrato di saper fare un sol boccone degli avversari nelle partite di qualificazione o comunque in quelle partite in cui il livello di tensione è basso, per poi deludere sempre negli incontri da coltello tra i denti: una squadra incapace di lottare. Ci sono tanti, tanti campioni, di cui per motivi di brevità citiamo solo Leo Messi e il cannibale di quest'anno, Diego Milito; condizione che in passato non è stata affatto sufficiente a garantire la vittoria, anche se il fatto che l'ex Pibe de oro abbia dimostrato di avere idee chiarissime (non può essere altrimenti visto che Zanetti e Cambiasso sono rimasti a casa) può essere motivo di speranza per una squadra finalmente compatta e cinica e non solo giocherellona.
Discorso diverso per quanto riguarda l'Olanda di Van Maarwjik, al pari della Spagna a punteggio pieno fino alla fine del girone di qualificazione: dopo le premature eliminazioni a Germania 2006 ed Euro 2008 l'Olanda sembra ormai un gruppo ben rodato, con pezzi da 90 in tutti e tre i reparti ma soprattutto un pacchetto offensivo (Van Persie, Kuyt, Sneijder, Robben, Van der Vaart e Huntelaar) dalle molteplici soluzioni dentro e fuori dall'area nonchè dall'elevata pericolosità. Spesso proprio elementi come Van Persie sono mancati nei momenti importanti o comunque hanno dimostrato scarsa personalità nei match da dentro o fuori: 2 anni potrebbero essere bastati a Van Maarwijk per fare di questa squadra una potenziale semifinalista.
Infine merita una citazione particolare anche la Germania di Joachim Loew, che arriva a questi mondiali con una rosa molto rinnovata rispetto ai mondiali giocati in casa: tanti giocatori giovani e di prospettiva emersi soprattutto negli ultimi tempi, come Kiessling, Marin, Tasci e Ozil, insieme a giocatori che possono ormai essere considerati senatori sebbene l'età non sia tale da permetterlo come Schweinsteiger, Lahm e Klose.
Ci sarebbero altre squadre che possono puntare a fare un mondiale dignitoso, come la Serbia, decisa a vendicare la bruciante eliminazione di 4 anni fa, le africane Costa D'Avorio (che sta vedendo Drogba lottare fino all'ultimo per esserci nonostante il grave infortunio al gomito), Camerun e Nigeria e il Portogallo di Cristiano Ronaldo, semifinalista 4 anni fa ma volato in Sud Africa solo agli spareggi.
Un'altra squadra approdata ai mondiali grazie agli spareggi, anzi grazie ad un tocco di mano ai tempi supplementari, è la Francia di Raymond Domenech, largamente rinnovata dopo gli scorsi mondiali ma poco convincente, non tanto per quanto riguarda l'organico, quanto sul piano del carattere vincente e della determinazione, decisivi per la doppietta Mondiale-Europero tra il '98 e il 2000, oltrechè per l'approdo in finale a Berlino contro gli Azzurri.
Eh già, gli Azzurri. Ieri sera rividi la partita, riproposta in serata su La7: che Italia... un'Italia quasi epica, capace di superare ogni limite, ogni ostacolo, e di fronteggiare chiunque. Per ripetere un'impresa simile ci vuole sempre la forza, il coraggio, anche un pizzico di fortuna... ma soprattutto la voglia di vincere, e anche un gruppo che sia competitivo con tutti gli effettivi che ha. Per chi tifa Italia, sperare non costa nulla. Ma chi si aspetta una squadra così cinica, dal cuore così grande, così immensa come quella di 4 anni fa, rischia di rimanere deluso.
Michele Patanè
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