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Josè Mourinho, un allenatore "special"

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Da noi quasi tutti, addetti ai lavori e tifosi, lo odiano, quasi nessuno lo sopporta. Già il suo arrivo, 2 estati fa, ha praticamente diviso l'Italia pallonara. E di questo si inorgoglisce, addirittura, Josè Mourinho, alla sua seconda stagione sulla panchina dell'Inter.

Moratti lo ingaggiò alla fine della stagione 2007-2008, dopo che l'ennesima eliminazione prematura dalla Champions ha fatto diventare la coppa dalle grandi orecchie non più un desiderio ma un assillo: un obiettivo che un'Inter forte tra i confini nazionali ma fragile e senz'anima nelle partite da coltello da denti non poteva certo raggiungere. Ci voleva un'autentica scossa sul piano della personalità, bisognava scegliere il meglio: e nel giugno di quell'anno, ecco giungere ad Appiano il portoghese.

Qualità, serietà, carattere, spavalderia e spontaneità: queste sono cinque parole in cui riassumere una personalità agli occhi dei più terribilmente complessa, costantemente nelle prime pagine dei quotidiani sportivi e anche non.

Molti appassionati, forse troppo "accecati" dall'antipatia sportiva, faticano a riconoscere nel tecnico nerazzurro delle qualità, e per il potenziale impressionante dell'organico che ha a disposizione, che "camufferebbe" le sue reali capacità, e per alcuni errori grossolani commessi ( tipo quello di sbilanciare la squadra in avanti schierando 3 o 4 punte e sottoponendo il centrocampo a un durissimo lavoro di copertura e insieme di spinta). Errori che "Mou" ha pagato sul campo e sui giornali, ma che intaccano solo minimamente il merito di un gioco forse poco spettacolare ma terribilmente efficace, eseguito da una squadra che lui stesso ha contribuito ad essere, sul piano fisico, ancora più forte di quanto già lo fosse. Una Champions col Porto( nel 2003/04), due Premier League nel Chelsea( 2004/05 e 2005/06), tra l'altro vinte nettamente come lo scudetto dello scorso anno, non sono un banale caso.

Alla base di ogni successo, in qualsiasi ambito, ci vuole passione, impegno, ma soprattutto serietà: caratteristica che il coach ha nel DNA e che impone ai suoi ragazzi. Puntualità agli allenamenti, massimo impegno durante le sedute, obbedienza agli ordini dati in partita e in allenamento sono per lui condizioni necessarie per entrare a far parte del suo gruppo, chi sgarra sta fuori finchè non si allinea( vedi Balotelli). Impassibile e solido anche di fronte alle più aspre diatribe con colleghi avversari, da Benitez a Ranieri, passando per Spalletti; fermo e irremovibile di fronte a incomprensioni( o meglio litigi) con i suoi giocatori( ancora una volta vedi Balotelli).

" Solo uno su ventuno non voleva darmi la laurea ad honoris causa, ma è normale, neanche Gesù piaceva a tutti", " Non dico di essere il migliore al mondo, ma nessuno al mondo è migliore di me": queste sono solo due delle tante frasi che testimoniano la sua spavalderia e la sua assenza di umiltà, quest'ultima davanti ai microfoni ma non in campo. Mourinho si è fatto tanti nemici, sia in Italia che in Inghilterra: molti gli imputano la mancanza di rispetto per gli avversari e la scontrosità nei confronti dei giornalisti. Non lo aiutano alcune sceneggiate in campo, alcune delle quali hanno rischiato pesantemente di danneggiare la sua reputazione, oltre che la sua immagine di sportivo( vedi il purtroppo famoso gesto delle "manette" contro la Sampdoria). Tuttavia, se è vero che gli altri non sopportano Mourinho, è anche vero che Mourinho non sopporta gli altri, e soprattutto un sistema, appunto quello italiano, di cui denuncia la non obiettività e l'ipocrisia. Ecco, ipocrisia. Un termine che lo irrita e che cozza parecchio con il suo modo di essere e di fare: dire sempre, con assolutà onestà, quello che si pensa, anche se spesso Mou aggiunge volutamente un pò di pepe alle sue parole. Ed è proprio questa virtù che gli permette di disporre di alcuni convinti sostenitori e di ammiratori anche tra gli appassionati "schierati" con le squadre avversarie.

Con tutti i difetti che lascia trasparire il suo comportamento, Josè Mourinho può comunque essere considerato semplicemente un uomo dotato anche di pregi, con una propria cultura e un proprio pensiero, che non si abbottona, non si limita e dà liberta alle sue parole, dolci o velenose che siano. Di fronte alla diplomazia, a volte eccessiva, che caratterizza la gran parte di chi opera all'interno del mondo del calcio, il modo di agire e di parlare con l'esterno dell'allenatore portoghese può essere considerato forse per alcuni aspetti anti-sportivo, ma andando fino in fondo vi si può trovare del buono, vi si possono trovare le ragioni per invitare chiunque all'interno di questo mondo ad essere se stesso, non costruito e finto, per renderlo anche più piacevole agli occhi dei tifosi. Del buono tanto nascosto che, insieme alle sue indubbie pecche ma anche alle sue incredibili qualità, fanno di Josè Mourinho ( parafrasando il suo soprannome tanto citato), un allenatore "special".

Michele Patanè
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