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L’arte del dieci

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Chiamatelo come volete: fantasista, trequartista, mezza punta o ancora rifinitore. Fatto sta che fare il numero dieci di una squadra di calcio non è una cosa facile. Il dieci infatti non è un numero come gli altri. Il suo peso e le responsabilità che ne derivano sono innumerevoli. Dalle giocate e talvolta anche dall’umore e dallo stato di forma di questo giocatore dipendono le sorti di un’intera stagione.

La sua condanna è quella di essere sempre e comunque decisivo, il “man of the match”. O se preferite una dimensione più latina dell’argomento, “el hombre del partido”. Saper fare bene il numero dieci, saper interpretare bene il ruolo, è un’arte. Il dieci, infatti, è e deve essere un artista. Deve saper “pennellare” il passaggio giusto per mettere in porta i compagni, deve plasmare il match a suo piacimento, ma deve necessariamente fare il lavoro “sporco”, soprattutto in un calcio come quello moderno, dove si attacca in dieci e si difende in dieci.

Da lui ci si aspetta sempre qualcosa di importante, magari la giocata che “spacca” la partita, l’invenzione che scardina una difesa chiusa ermeticamente. Essere un dieci non vuol dire semplicemente portare questo numero sulle spalle. Bisogna esserlo dentro, cucirselo sulla pelle. L’eleganza che lo contraddistingue in campo lo deve accompagnare anche nella vita.

Gianni Rivera ne è l’esempio del calcio di ieri, Alessandro Del Piero di oggi. Ma spesso il dieci è anche genio e sregolatezza, croce e delizia della sua squadra. Maradona, Flachi, Mutu. Geniali dentro il rettangolo verde, fragilissimi nella vita di tutti i giorni. Con la numerazione moderna il dieci è stato spesso dirottato dal suo luogo naturale, cioè la schiena del fantasista. Nei campi di gioco odierni potrebbe trovarsi sulle spalle di un “medianaccio” tutto grinta e polmoni; di un terzino o magari di un portiere.

Al contrario rischiamo di vedere con sempre maggiore frequenza dei dieci naturali con numeri che cozzano con il ruolo del giocatore. Il regolamento questo non lo impedisce. Zinedine Zidane nel Real Madird indossava la maglia numero cinque e il ventuno nella Juve; Kakà, sempre con le “merengues”, porta l’otto e nel Milan scelse il ventidue; Antonio Cassano nella Roma aveva il diciotto e alla Sampdoria ha il novantanove; Ronaldinho ha scelto l’ottanta. Fortunatamente esistono ancora dieci autentici con questo numero sulla schiena: Del Piero, Totti, Messi, Seedorf, ma ve lo immaginate un Maradona con un due sulle spalle?

Sacrilegio!

ANGELO GIOVANNI DI NISI

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