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F1: Hamilton torna a ruggire; Ferrari, ormai ci siamo!

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Bisognava dare una vigorosa conferma dei miglioramenti fatti vedere sul piano dei risultati nelle ultime settimane, per dimostrare che non si trattava di exploit legati alla momentanea abolizione degli scarichi “soffiati” ma di progressi reali e di un recupero importante nei confronti di una Red Bull che sembrava un mostro imbattibile e che invece nel Gran Premio di Germania al Nurburgring, tenutosi domenica, è stata, per la prima volta in stagione, la grande sconfitta della domenica. A prescindere dal tonfo della scuderia del patron Mateschitz, tale conferma è arrivata, in maniera quasi silenziosa e senza proclami di ogni sorta ma è arrivata e si è fatta sentire.

Tanto di buono per Fernando Alonso e la Ferrari che, però, si sono dovuti arrendere al ritorno in auge di Lewis Hamilton e della sua McLaren, con l’inglese che ha ottenuto il suo secondo successo stagionale dopo la vittoria in Cina in primavera. La deludente prova in casa a Silverstone di due settimane fa ha provocato nel team di Woking non solo scoramento, ma anche preoccupazione per una macchina parsa con una spanna in meno rispetto alle altre.

Una delusione che ha agito da sveglia per i meccanici che hanno fornito al campione del mondo 2008 una macchina che manca ancora di consistenza in gara ma che sa reggere ritmi altissimi quando si trova nelle condizioni ideali.

Lewis voleva tornare a vincere e lo ha fatto in maniera ineccepibile, grazie ad un ultima parte di gara dominata che ha vanificato il recupero di Alonso quando quest’ultimo aveva ormai portato le gomme in temperatura. Peccato per Button, in Inghilterra fermato da un errore umano, in Germania costretto al ritiro da un problema idraulico.

L’asturiano della Ferrari non è riuscito a vincere ma merita un altro voto alto, riuscendo a guadagnare 18 punti su 25 in una gara che si prospettava, sia per la posizione di partenza che per il clima quasi autunnale, difficile. Un voto alto va stavolta dato anche a tutta la Ferrari, a Stefano Domenicali, i cui propositi di risalita hanno finalmente trovato un riscontro reale, e ai meccanici, che lavorando alacremente hanno ridotto drasticamente il divario oggettivo rispetto a Red Bull e McLaren.

Un quarto posto ottenuto sulla griglia avrebbe significato, fino a qualche gara fa, gara compromessa: alla luce dei distacchi che erano e di quelli che sono adesso, nell’immediata vigilia della gara la sensazione prevalente è stata che Alonso potesse giocarsela dal primo all’ultimo giro, come effettivamente è stato, senza timori reverenziali, che sarebbero stati irragionevoli per 4 decimi di ritardo da Webber, una miseria in confronto al secondo patito dal poleman fino a Barcellona.

Quinto posto dal sapore amaro per Massa, autore di una partenza in cui con un pizzico di fortuna in più avrebbe potuto giocare le sue carte in maniera differente, anche se i tempi fatti vedere dal brasiliano in tutta la gara fanno trasparire una scarsa incisività, così che non può aggrapparsi in tutto e per tutto alla malasorte quando nel finale Vettel lo supera al pit stop “grazie” alla sua sosta-lumaca, nella quale è rimasto fermo ben cinque secondi netti per un dado smarrito e montato in ritardo.

In casa Red Bull invece pare che domenica si sia assaporato per la prima volta il sapore della sconfitta. A Silverstone la vettura motorizzata Renault era stata battuta nettamente da Alonso, ma Vettel e Webber erano comunque saliti sul podio e la vittoria è sfuggita all’inizio dell’ultima parte di gara, dove per una manciata di decimi il tedeschino campione del mondo era stato sopravanzato ai box. In Germania le Red Bull hanno messo poco in evidenza la loro arma migliore: la capacità di stare davanti fin dall’inizio.

Vettel solo terzo in qualifica, Webber partito dalla pole ma ancora una volta bruciato al via. Il pilota numero 1 ha poi palesato un proprio difetto tenuto nascosto dalla sua grande abilità nel giro veloce ma non indifferente: la fragilità nell’uno contro uno e, più in generale, quando si trova nelle posizioni intermedie e deve sbarazzarsi degli avversari, sia che stiano davanti, sia che stiano alle calcagna e non gli consentano di fare l’andatura.

Alonso si è preso il lusso di andare largo in curva prima di soffiargli nuovamente il terzo posto nelle battute iniziali, e il testacoda compiuto qualche giro più avanti ha compromesso la sua gara, lasciandolo in una condizione di nervosismo irreversibile in cui la sua guida non è stata disarmante come quando si trovava davanti a fare solo l’andatura.

La gara di Nurburgring ha lasciato in eredità tanti messaggi, che comunicano all’unisono che in questa seconda metà di stagione bisogna dar peso ad ogni minimo dettaglio e considerare le insidie che potrebbero arrivare alla Red Bull tanto dalla McLaren quanto dalla Ferrari. Il Gran Premio d’Ungheria, in programma a Budapest già la domenica ventura, potrebbe dare altre indicazioni importantissime in vista della pausa estiva.

Gli esiti di Silverstone e Nurburgring sono stati soltanto un sussulto degli avversari della Red Bull, destinata a vincere comunque con largo anticipo il mondiale piloti con Vettel e quello costruttori, oppure costituiscono le spie di un livellamento sostanziale che si può produrre anche nelle classifiche, soprattutto in quella piloti, a dispetto del margine ancora importante che sia Vettel che la scuderia detengono? All’Hungaroring l’ardua sentenza.

Fonte foto: it.euronews.net

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Michele Patanè

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