I giocatori del più bel campionato di basket del mondo in rotta con le società, possibile il ritardo dell’inizio della prossima stagione.
E chi l’avrebbe mai detto che anche i più grandi campioni di basket del mondo avrebbero pianto miseria? C’è aria di crisi anche in uno degli sport più ricchi del globo, dove le società si disputano i grandi campioni a suon di milioni di dollari di ingaggi. La lega di basket Americana, la NBA (National Basketball Association), è da tempo alle prese con una discussione serrata con le associazioni dei giocatori a causa delle divergenze sul “Salary Cup”. Ma cosa è questo “Salary Cup”?
Trattasi, come si intuisce dal nome, di sporco denaro, non è altro, infatti, che il tetto di spesa che ogni società può dedicare agli stipendi percepiti dai giocatori annualmente. Attualmente questo limite si può identificare con una percentuale (circa il 57%) degli introiti totali della NBA.
Questo limite viene ricontrattato anno dopo anno tra i giocatori, la lega e i presidenti delle società. La lega e i presidenti hanno proposto un taglio dei contratti per il prossimo anno di circa 700 milioni di dollari in totale. I giocatori, naturalmente, non ci stanno a pagare i costi dei disastrati bilanci delle società e nonostante una nutrita serie d’incontri per trovare un accordo, il risultato è stato ancora un nulla di fatto.
Questo ha portato l’associazione che rappresenta i giocatori a dichiarare che, se non sarà trovato un accordo, i giocatori potrebbero entrare in sciopero, cosa che comporterebbe un sicuro ritardo nella partenza del prossimo campionato.
I danni di un’iniziativa del genere sono ovvi; a parte i mancati introiti derivanti dalla vendita dei biglietti per le partite, anche i diritti televisivi potrebbero essere drasticamente ridotti in caso di un numero molto minore di partite da trasmettere, per non parlare poi degli introiti pubblicitari. In verità questo non sarebbe il primo sciopero della storia dell’NBA, nel 1998 i giocatori proclamarono lo sciopero proprio in questo periodo e le partite non ripresero fino al gennaio successivo.
Memori della stagione a metà disputata quell’anno, di cui nessuno dei contendenti sicuramente vuole fare il bis, è probabile che un accordo si trovi a novembre poco prima dell’inizio del campionato. Diversamente gli scenari sono molteplici, in ultimo anche una improbabile migrazione di stars verso i più accoglienti lidi europei. Dal canto nostro, però, siamo sicuri che gli americani non perdonerebbero la NBA nel caso di una fuga di massa dei loro campioni, di sicuro non lo farebbe il presidente Obama, grande appassionato di basket.
Fonte foto www.nike-dunk-high.comhttp://www.nike-dunk-high.com/index.php/nba-slam-dunk-contest/
Giuseppe Zappalà
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