Per una squadra come la Ferrari potrebbe essere riduttivo parlare di terzo e non di primo posto ma sembra proprio che quest’anno la tradizione ed il richiamo del palmarès debbano lasciare spazio alla straordinaria efficacia di una monoposto ai limiti della perfezione: la Red Bull di Chris Horner e di Adrian Newey.
Al momento, è più di una spanna sopra le altre e non è esagerato ipotizzare che, in quest’annata, il "cannibale" Sebastian Vettel, 6 vittorie e 7 pole position su 8 gare, possa riconfermarsi imperatore del circus con abbondante anticipo e con molta meno suspence rispetto al 2010, quando conquistò lo scettro salendo al comando della classifica solo dopo la bandiera a scacchi di Abu Dhabi e regalando più di una nottata d’insonnia a Fernando Alonso e allo staff della Rossa. Forse lo scotto psicologico di un Mondiale quasi vinto, più per i meriti del pilota che non per la macchina, anche allora inferiore a Red Bull e McLaren, ha reso più travagliato il lavoro invernale di Domenicali & Co..
La Formula 1 non è come il calcio o il basket: i veri valori non si vedono a metà o alla fine del cammino ma all’inizio e, se in quel momento la macchina raggiunge risultati inferiori alle attese, migliorare è possibile. Può esserci sempre l’eccezione che conferma la regola, ma non si tratta soltanto di colmare il divario di una vettura che al momento sembra un missile ma anche di trovare una certa continuità nei risultati e di trovare tali risultati senza fare salti mortali in pista o nel box, cosa che richiede un mezzo tecnico efficiente. Questo requisito è stato rispettato dalle monoposto di Alonso e Massa solo a fasi alterne, venendo totalmente a mancare nella prima fase di campionato e unendosi alla scarsa avvedutezza in gare come quella di Montreàl.
I due secondi posti, nelle ultime tre gare di Fernando Alonso, sono suonati quasi come un’impresa e questo dà l’idea del ridimensionamento delle ambizioni del Cavallino e dei suoi tifosi per questa stagione; è anche vero, però, che i risultati sono gli indicatori più importanti e considerati come i più fedeli della forza effettiva del binomio pilota-macchina che, con la qualità, l’esperienza ma prima ancora con il grande sacrificio del pilota a Monaco e Valencia, ha trovato il supporto di una vettura capace di esprimersi ottimamente nei circuiti che “celano” il divario aerodinamico tra le vetture.
Dalla prossima gara, in programma domenica prossima nel Circuito di Silverstone per il Gp di Gran Bretagna, si presenterà un’occasione importante per dimostrare che, i buoni risultati delle ultime tappe fanno parte di un più generale percorso di crescita per un campionato dignitoso e non frutto di fattori legati alle caratteristiche dei tracciati, delle gomme né tantomeno della casualità.
Fonte foto:lastampa.it
http://www.lastampa.it/sport/cmssezioni/formula1/200809images/pit_stop_ferrari01g.jpg
Michele Patanè
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