La gara è stata disputata in due giornate; una di prova, quella di giorno 4 settembre, e l'altra ufficiale nell'infausto giorno 5, in cui un giovane spettatore ha perso la vita.
«Siamo vicini alla famiglia Zappalà per quello che è accaduto» - queste le parole di cordoglio espresse, e lo fa più volte nel corso della nostra intervista, da parte di Gaetano Gambino
Gambino, lei è un pilota della scuderia "Nigam Racing", da quanti anni sul circuito ?
«La Nigam è una creatura che abbiamo fortemente voluto io e Ruggero Nicolosi. Sono due anni che la nostra società è nel settore. Ci siamo piazzati bene in questi anni, vantiamo un 3 ° e un 5° posto su pista e campionato cronoscalata in salita. La Nigam Racing è visibilmente sostenuta da sponsor non solo locali ma anche nazionali. Abbiamo avuto grossi consensi, chi ha visitato il nostro padiglione a Nicolosi avrà avuto sicuramente modo di constatarlo e questo ci riempie di orgoglio. Noi ovviamente ringraziamo tutti, soprattutto per aver creduto nella nostra società, e ci auguriamo di avere sempre tanti sostenitori».
«Prima di essere pilota ero uno spettatore. All'età di 5 anni mi è venuta questa passione per i motori e per le auto da corsa, sono cresciuto con la speranza di coronare un giorno questo mio sogno, diventare un pilota, e poi ci sono riuscito davvero»
Quanti piloti correvano in quest'ultima scalata dell'Etna?
«Circa 235 iscritti. Il circuito si estende per ben 9 km ed è considerato uno dei circuiti più belli della Sicilia, perché è articolato nel magnifico scenario incantato del vulcano etneo»
Con quale auto ha gareggiato?
«Io piloto una peugeot 106. La mia è esattamente l'auto che riporta il n° 125»
Ci sono delle caratteristiche che si devono possedere o chiunque può gareggiare?
«Bisogna avere una licenza. Prima bisogna passare una visita medica come verifica dello stato psicofisico, se si risulta idonei è l' ACI, la società competente, che può decidere se rilasciare o meno la licenza di pilotare. Ci sono diverse categorie di patente, la mia ad esempio è la C Internazionale, si parte dalla nazionale fino ad arrivare alle categorie di Formula 1».
Abbiamo sentito parlare di categorie.
«Io le definirei raggruppamenti. Le macchine si suddividono in storiche, moderne e prototipi. Le moderne sono le attuali, anche se fuori produzione, le storiche sono macchine datate, mentre i prototipi sono vere e proprie macchine da corsa. La macchina che ha causato la morte del giovane spettatore catanese, il 27enne Francesco Zappalà ed il ferimento del fratello 21enne Emanuele, è stata una Renault Clio E3 condotta dal pilota Rocco Russo, e faceva parte delle auto moderne»
Quanto è pericoloso per voi, e soprattutto per il pubblico, questo sport?
«Il pericolo è anche il nostro mestiere, è vicino a tutti noi, si toccano alte velocità e si sfiorano i muretti di contenimento in alcuni punti del tracciato. Noi siamo consapevoli del fatto che la macchina è stata visionata più volte dalle nostre officine meccaniche in tutte le sue parti, eppure il problema può nascere anche in quella parte che stata più volte esaminata»
Secondo lei è così che è andata nell'ultima gara sull' Etna?
«Non si possono prevedere come andranno le cose, si può solo cercare di prevenire, come è stato fatto dagli organizzatori, con l'affissione e l'ausilio di cartelli che indicano la zona pericolosa, la distanza di sicurezza, ed ancora la presenza delle autorità per quanto concerne la tutela dello spettatore. Alle macchine, come dicevo prima, spetta la competenza dell'officina meccanica, nonché l'esperienza del pilota in piena forma, ma non sempre queste cose preservano da incidenti mortali come purtroppo in questa tragica occasione, basta un errata traiettoria del veicolo e si vola via fuori strada».
Che ne pensa dell'eventuale sospensione della gara? Quello stesso giorno in un circuito motociclistico un pilota ha perso la vita. Lei approva la sospensione della gara?
«Sono favorevole alla sospensione momentanea, la trovo più che giusta, soprattutto nel rispetto di quanto è accaduto. Io ero in procinto di partire e già circa 80 macchine avevano già avuto lo start prima dell'incidente. Ho assistito all'arrivo dell'elicottero e solo lì ho compreso che era successo qualcosa di molto grave. Io non sarei proprio riuscito a partire se solo avessi saputo quello che era capitato».
E se si dovesse scegliere di non correre più in questo circuito?
«Pensare di non correre più su questo tracciato quando succedono cose tanto gravi è legittimo. Io ho 42 anni e da 35 seguo le corse e so che è normale quando tutto va bene e non accade nulla allora non pensare a certe disgrazie, ma sono tragiche fatalità che devono essere messe in conto, soprattutto quando si fa la nostra professione, certo pensare che ci vada nel mezzo un ragazzo innocente è assurdo, non ho parole. Personalmente, comunque, ritengo che sia un peccato se qualcuno dovesse prendere la decisione di escludere il tracciato dell'Etna. Ad un evento tanto atteso si legano cultura, tradizione e incremento economico del territorio per via del notevole numero di visitatori. In particolare quest'anno la gara dell'Etna era intitolata: "Trofeo Italiano della velocità Montagna", e questo, sicuramente, porterà nel tempo a Catania anche dei Team di interesse europeo»
Maria Narciso
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