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F1: Red Bull, giù il cappello!

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Con una prestazione superba e forse senza eguali quest'anno, Mark Webber su Red Bull ha ottenuto la sua quarta vittoria stagionale sulla pista dell'Hungaroring, a Budapest, andandosi a riprendere, dopo alcune gare, la vetta della classifica generale a scapito di Lewis Hamilton. Secondo, Fernando Alonso davanti all'altra Red Bull di Sebastian Vettel; finisce con un dignitoso quarto posto Felipe Massa, un anno dopo il grave incidente nelle prove ufficiali.

La scuderia anglo-austriaca ha, comunque, monopolizzato il weekend, dalle prove libere fino appunto alla gara, manifestando una nettissima superiorità rispetto agli altri team, grazie non solo all'indiscutibile bontà della vettura (disegnata da Adrian Newey, artefice dei successi di Williams e McLaren negli anni '90) ma anche al sapiente lavoro dei tecnici, ancora una volta capaci di trovare l'equilibrio aerodinamico efficiente in una pista tortuosa, fatta di continui cambi di direzione che costringono ad avere molta cura dell'aderenza, elemento che finora non ha mai dato problemi a Vettel e Webber. Non a caso, il tedesco e l'australiano guadagnavano, per ogni giro, almeno 4 decimi nel terzo settore, più tecnico rispetto agli altri due.

La Ferrari è l'unica che riesce a vedere le "vetture della bibita", ma il distacco di 1,2 secondi accusato da Alonso alla fine delle qualifiche è troppo per poter solo sognare una vittoria. Eppure la partenza non sentenzia affatto in tal senso, con l'asturiano che supera proprio Webber, partito dalla seconda piazzola dietro Vettel, in pole per la 4a volta di fila. Il tedeschino però è una scheggia, e Alonso ad un certo punto non lo vede più neanche col binocolo, mentre deve tenere dietro di sè l'australiano che ha un ritmo superiore. Le McLaren sono lontanissime: Hamilton dà tutto se stesso ed è quinto, non lontano da Massa, ma la lentezza di una vettura praticamente non sviluppata da Valencia in poi rievoca i primi drammatici Gp della scorsa stagione, dove la sua freccia d'argento numero 1 lottava con le Toro Rosso per andare in Q2; Button, fuori nella Q2 e mai in gara, sostituisce il compianto Patrick Swayze in "Ghost", dove però non bacia Demi Moore ma deve lottare con Kobayashi (partito 23mo) per l'ottavo posto.

Le gerarchie restano fisse fino al 15mo giro, quando l'ingresso della Safety Car in pista provoca un rientro di massa ai box per approfittare dell'occasione e non perdere tempo: c'è un fuggi fuggi generale, piloti e meccanici eseguono le operazioni di pit-stop con molta, forse anche troppa, foga. Sutil e Kubica dopo una ventina d'anni tornano a giocare all'autoscontro come al luna park (il polacco della Renault, forse per via di un'errata segnalazione di un meccanico, riparte anzitempo dopo la sosta e urta il tedesco della Force India che invece si stava fermando, quest'ultimo si ritira mentre il collega sconterà uno stop&go, forse volto più a punire la squadra che non il pilota stesso), mentre una ruota montata male si stacca dal retrotreno di Rosberg e rotola per la pit lane andando forse ancora più veloce delle Mercedes di questa parte di stagione; un meccanico della Williams verrà colpito al braccio, non riportando serie conseguenze.

Dopo le soste Webber, rimasto in pista, balza al comando ed Hamilton è davanti a Massa, ma il morale della Ferrari è risollevato da due eventi importanti: al 20mo giro Lewis parcheggia la sua McLaren sull'erba (rottura del cambio), mentre qualche giro più tardi l'annuncio di investigazione nei confronti di Vettel si traduce in un drive-through; motivo del provvedimento il suo rallentamento poco prima della ripresa della gara, con cui ha distanziato se stesso e gli altri dietro di lui favorendo visibilmente la Red Bull numero 6 dell'australiano. Vettel sconta la penalità indirizzando alla direzione di gara una serie di gesti di protesta, tra cui una mano a borsa tipica dell'italiano più passionale. E in casa Ferrari si gongola: Vettel potrebbe finire dietro Massa, Webber fermandosi quasi sicuramente cederà la vetta a favore di Alonso...

E invece no! Massa è troppo lontano per raggiungere Vettel, ma l'episodio che lascia attoniti appassionati e addetti ai lavori accade più avanti: Webber viene dato prossimo ad entrare ai box, mentre compie delle prestazioni di alto livello per ogni giro. Le sue gomme morbide sono date per distrutte, e invece Mark continua a registrare giri record su giri record. E' qui che si decide la gara: con una qualità di guida e un'intensità da applausi, Webber accumula oltre 25 secondi di vantaggio su Alonso, permettendosi di sostare dopo 43 giri e di tornare in pista con la vetta saldamente tra le mani. Ha un ritmo superiore e potrebbe abbassare i ritmi guidando senza rischi: non lo fa. Guida come se avesse Alonso alle calcagna, e invece la Ferrari numero 8 in confronto alla sua Red Bull sembra una Hispania. Correrà a braccia aperte, e non potrà fare altrimenti, verso il quarto acuto stagionale, il sesto in carriera. Fernando, con una prestazione ai limiti del possibile, riesce a strappare un secondo posto, tenendosi dietro un indemoniato Vettel che chiude la gara con il giro più veloce (1'22"362). Ai piedi del podio Felipe Massa, bravissimo Vitaliy Petrov che dà un calcio alle difficoltà del suo anno d'esordio con un ottimo quinto posto, davanti a Hulkenberg (che conferma i progressi della Williams oltrechè quelli propri), De La Rosa (che torna a fare punti dopo 4 anni, quando proprio a Budapest ottenne l'unico podio della sua carriera), Button, Kobayashi (autore di un'altra grande gara) e Barrichello che chiude la zona punti. Male Liuzzi che finisce solo 13mo, mentre Trulli riesce finalmente a finire la gara.

Proprio Barrichello ha ottenuto la decima piazza nel finale non senza qualche brivido. Rubinho era dietro Micheal Schumacher, frustrato dopo un'altra gara da dimenticare, e la sua Mercedes è visibilmente più lenta della Williams avversaria: nel rettilineo dei box Barrichello prende la scia e si accinge a superare il 7 volte campione del mondo, che però si difende stringendo pericolosamente l'avversario verso il muro, evitato da Rubens per pochissimo, per poi rinunciare e farlo passare. Barrichello a fine gara parlerà di "manovra orrenda"; Schumacher viene punito con un arretramento di 10 posizioni sulla griglia di partenza rispetto al risultato ottenuto in qualifica nel prossimo Gp. Senza considerare comunque le numerose critiche che lo hanno bersagliato dopo la gara e lo bersaglieranno nei prossimi giorni, non risparmiando riserve sul fatto che il suo ritorno nel circus, a 41 anni e dopo 3 di inattività, fosse davvero opportuno.

Ad una tanto acclamata stella che sta generando solo imbarazzo fa comunque da contraltare una classifica piloti combattutissima, con 5 piloti racchiusi in 20 punti: Webber (161), Hamilton (157), Vettel (151), Button (147) e Alonso (141). Più indietro, Massa (97) supera Rosberg (94). L'impresa Red Bull e la disfatta McLaren si materializza anche con il sorpasso al vertice della classifica costruttori: il team di Horner è a quota 312, con 8 lunghezze di vantaggio sull'equipaggio di Whitmarsh. La Ferrari è indietro, ma più vicina rispetto alle scorse uscite con 238 punti. Adesso 3 settimane di pausa (di cui 2 forzate, in cui le fabbriche dovranno rimanere chiuse) prima del Gp del Belgio, a Spa, il 29 agosto.

Michele Patanè

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