La pole mancata per 2 millesimi dall'asturiano aveva fatto presagire che le Ferrari non andassero incontro ad un altro weekend da dimenticare: pronti via e un'ingenuita di Vettel, che si preoccupa di chiudere subito Alonso lasciando strada libera a Massa, permette alle "rosse" di mettersi davanti a tutti, col brasiliano che riassapora la testa della corsa dopo quasi 2 anni e ad un anno esatto dal terribile incidente in Ungheria, che ha rischiato di compromettere la sua carriera.
Alonso è dietro, mentre Vettel piazza un paio di giri veloci ma non ha la stessa continuità degli uomini in rosso, le McLaren non entusiasmano mentre Webber non è in giornata: insomma la vittoria non può sfuggire di mano. E infatti non sarà mai in discussione.
Ordinaria amministrazione fino alla terza parte della gara, dove, conclusi i pit-stop, bisogna spingere senza fare calcoli e difendere il vantaggio. Alonso, che già prima aveva guerreggiato con Massa per la vetta, è adesso più veloce del brasiliano: questo preoccupa il muretto del Cavallino, che vede il vantaggio dello spagnolo su Vettel, che ha strada libera e non ha particolari problemi con i doppiaggi, cominciare a diminuire. Allora al 49mo giro l'episodio che decide la gara: mediante una comunicazione via radio, Rob Smedley, l'ingegnere di Massa, dice al brasiliano "Alonso è più veloce di te, hai capito?", Massa non risponde, ma qualche decina di secondi dopo, in uscita da una curva, Alonso lo supera in maniera abbastanza agevole e va via. Sorge allora il sospetto che l'ingegnere volesse intimare implicitamente al brasiliano di far passare il compagno, in quanto quest'ultimo era appunto più veloce.
In gara non succede più nulla, con Fernando che taglia per primo il traguardo davanti a Felipe e Vettel, con le McLaren ai piedi del podio. Ci si aspetta una grande festa o comunque un'esultanza calorosa degli uomini in rosso per una vittoria che arriva dopo tante difficoltà: un timido e freddo abbraccio tra Alonso e Massa nella sala che precede il podio è un emblema di questa vittoria sbiadita da un episodio destinato a far discutere. Chris Horner, team principal della Red Bull, pur riconoscendo la superiorità delle "Rosse" parla di "ordine di scuderia", mentre Luca Colajanni, addetto stampa della Ferrari, dichiara ai microfoni Rai che non c'è stata nessuna interferenza da parte del team nei confronti dei due piloti e che "Alonso ha passato Massa semplicemente perchè era più veloce". Frase troppo facile da smentire di fronte ad un replay che, con l'ausilio grafico del contagiri, mostra come all'uscita della curva Massa non prema a fondo il pedale dell'acceleratore fino a quando è davanti alla Rossa numero 8.
La Ferrari guadagna terreno nelle due classifiche, ma esce da questo Gp con un'immagine non invidiabile: 100mila dollari di multa e deferimento alla Fia per violazione del regolamento, in particolare del paragrafo 39.1, che vieta qualsiasi interferenza delle squadre nel normale svolgimento della corsa. Per via del deferimento, la Ferrari potrebbe andare incontro anche a sanzioni dal punto di vista sportivo (ad esempio penalizzazioni in classifica oppure squalifica per alcune gare).
Dopo questo episodio, molti appassionati rievocano inevitabilmente il famoso sorpasso di Michael Schumacher a Rubens Barrichello in Austria nel 2002, col brasiliano che conduceva nettamente la corsa prima di rallentare negli ultimi giri e concedere la prima piazza al tedesco a pochi metri dal traguardo: allora bordate di fischi furono emesse durante la cerimonia del podio, con Schumi che, per consolare Rubinho, fa salire il brasiliano sul gradino più alto del podio. Allora tante critiche, ma nessuna punizione, o meglio una multa comminata appunto per aver fatto salire Barrichello sul gradino del podio che spetta al primo: l'episodio in pista, così palese e visto da tutti, è passato inosservato agli organi di giustizia sportiva. Quello fu un vero e proprio ordine di scuderia, in quanto fu imposto a Barrichello di rallentare e far passare Michael che lottava per il campionato; l'episodio visto ieri, per quanto si tratti di un'interferenza della squadra sulla prestazione dei piloti e quindi di un gesto punibile dal regolamento, può rappresentare anche una mossa fatta nell'interesse della squadra ma anche dei piloti stessi, in quanto Vettel avrebbe potuto approfittare della "lentezza" di Massa per raggiungere il duo e quindi mettere a repentaglio la vittoria per la scuderia di Maranello: un gesto pertanto non punibile come "ordine di scuderia", ma sanzionato molto più pesantemente di quello di 8 anni fa.
Tuttavia, mentre la giustizia sportiva nella Formula 1 non ha ancora trovato un metro di giudizio, la ricostruzione e la valutazione dell'accaduto avrà spazio e tempo più avanti: già nel prossimo weekend ci sarà un altro Gp, in Ungheria all'Hungaroring, dove il miglior modo di reagire, per la Ferrari, sarà quello di vincere ancora, con la stessa autorevolezza di ieri, ma senza alcuno strascico, senza alcuna sfaccettatura negativa, in pratica in maniera fulgida e indiscutibile, confacente ad una scuderia che fa parte del circus della Formula 1 praticamente dalla sua nascita (1950), vanta 16 campionati del mondo costruttori, 15 campionati del mondo piloti, 808 Gp disputati e 212 vittorie e, per quanto ne abbia avuta qualcuna nella sua storia, non ha mai fatto l'abitudine con le cadute di stile.
Michele Patanè
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