Il caso Senna-Prost fu una delle rare eccezioni, in un ambiente dove da sempre si è scelto di favorire un pilota rispetto ad un altro. In effetti, dal 1990 ad oggi, solamente quattro volte è avvenuto il caso in cui due piloti della stessa scuderia siano arrivati primo e secondo nel titolo piloti: ciò è avvenuto anche a causa della manifesta inferiorità dei concorrenti, come nel 2004, quando il ferrarista Schumacher distanziò di 34 punti il compagno di scuderia Barrichello e addirittura di 63 Button (che correva allora per la BAR Honda).
In questo momento, abbiamo notato come i piloti delle più importanti scuderie di Formula 1 stanno in un certo senso emulando i mitici Senna e Prost. Alla Red Bull, non si dormono sonni tranquilli: i continui duelli al limite dell'estremo tra il giovane tedesco Vettel e l'australiano Webber stanno in pratica favorendo la Mclaren, che pur si è affidata a due piloti altrettanto forti (gli inglesi Hamilton e Button), che se non altro si stimano e si affrontano in maniera cavalleresca. Il Gran Premio della Turchia di quest'anno ha dimostrato che non bisogna mai fidarsi del proprio compagno di squadra: Vettel attacca Webber che era primo in gara, contatto inevitabile e tanti saluti per entrambi alla corsa. Ultimamente Webber, dopo aver vinto il Gran Premio di Gran Bretagna si è lamentato di essere stato trattato da "secondo pilota": il patron della Red Bull Mateschitz in persona ha successivamente dichiarato che avere due piloti forti rappresenta lo stile della scuderia austriaca. Ne vedremo sicuramente delle belle, visto che Vettel e Webber non si amano certamente e che sebbene siano in piena corsa per la vittoria finale stanno involontariamente regalando punti alle due McLaren. Anche se dobbiamo aspettarci alla fine anche qualche scaramuccia tra Button e Hamilton, considerato quest'ultimo un pilota molto aggressivo al contrario del detentore del titolo mondiale, ritenuto da molti pilota calcolatore e quindi meno spettacolare.
Dal canto suo la Ferrari ha storicamente preferito puntare solamente su un pilota, lasciando l'altro il ruolo di "fido scudiero". In effetti, uno dei punti di forza di Micheal Schumacher è stato sicuramente il fatto che non è stato quasi mai ostacolato dal compagno di squadra (Irvine prima, Barrichello e Massa dopo). Quest'anno il ruolo di primo pilota è stato affidato ad Alonso, con Massa costretto a prendere gli avanzi, sebbene dopo l'uscita di scena di Schumacher avesse dimostrato di poter puntare al mondiale (vedi soprattutto il 2008, anno concomitante con l'inizio della crisi di Raikonnen che è culminata nel suo temporaneo ritiro dal mondo della Formula Uno). L'impressione che rispetto alla Red Bull e in parte alla McLaren, la Ferrari abbia proprio le idee chiare su cui puntare, con buona pace di Massa che non ha sentimenti d'affetto per Alonso. Una scelta del genere è stata attuata anche alla Mercedes, con la scuderia dichiaratamente a favore di Schumi, nonostante Rosberg stia facendo molto meglio dell'ex pilota ferrarista.
Anche in Motogp assistiamo di continuo a duelli mozzafiato tra piloti della stessa scuderia. Naturalmente da qualche anno i dominatori della scena sono i due piloti della Yamaha, Valentino Rossi e Jorge Lorenzo. Il loro è un duello fatti di stili di guida diversi, informazioni riservate e continue freccatine. Da un lato il pilota più forte di tutti i tempi, dall'altro il giovane spagnolo che non vuole abbassare la cresta. E quest'anno, complice l'infortunio che ha frenato Rossi, Lorenzo ha la strada in discesa per la vittoria al mondiale. A Rossi non è andata a giù la scelta della Yamaha di puntare apertamente anche su Lorenzo: pertanto non ci stupirà se il "Dottore" dovesse cambiare scuderia, la Ducati (team che al contrario ha sempre puntato su Stoner, a scapito di Melandri e Hayden, che non hanno mai avuto un feeling ottimale con la "moto rossa") è pronta ad accoglierlo a braccia aperte. In passato Rossi ha avuto con sé piloti per certi versi malleabili, su tutti Colin Edwards e Nicky Hayden. Proprio il Kentucky Kid nel 2006, in sella alla Honda, rischiò di perdere il mondiale per colpa del suo compagno di scuderia di allora, Dani Pedrosa, che nel tentativo di sorpassarlo, lo buttò fuori pista (durante il Gran premio del Portogallo, penultima prova del campionato). Ciò non accadde a causa della famosa caduta di Rossi a Valencia, che regalò il titolo a Hayden. Questo è sicuramente il caso di "fratelli coltelli" più eclatante degli ultimi anni nella classe regina delle moto.
Il due rappresenta quindi il numero più discusso negli sport motoristici. Sappiamo bene però che anche in altri sport è difficile mettere d'accordo due "primedonne". Basti pensare al ciclismo, dove solitamente le squadre scelgono un capitano (e non due) e tanti gregari che rimangono nell'anonimato. La storia pertanto dice che negli sport motoristici è preferibile puntare solamente su un pilota veloce, ma ormai è evidente che molti si ribellano alle presunte gerarchie, essendo consapevoli che il primo avversario da battere è proprio il compagno di squadra: contro di lui ci si può giocare rispetto, trattamenti migliori e permanenza in squadra. Ciò è sicuramente un qualcosa che rende le gare ancora più divertenti e adrenaliniche. In Formula Uno si parla addirittura di inserire facoltativamente tre piloti nella stessa scuderia, una mossa supportata dalla Ferrari in vista di un clamoroso passaggio di Valentino Rossi dalle due alle quattro ruote scoperte. Aldilà delle scelte di marketing, vedere tre piloti della stessa scuderia lottare senza scrupoli per ottenere il primo posto a suon di sorpassi e manovre azzardate, sarebbe una goduria per i tanti spettatori che assistono alle corse. Una soluzione del genere sembra ancora più plausibile nella Motogp, dove quest'anno corrono solamente 16 moto. Chi ci guadagnerebbe sarebbe lo spettacolo, ma non i team principal, già in difficoltà a gestire spesso due piloti veloci a cui interessa la predominanza dell'uno sull'altro piuttosto che la gloria del titolo costruttori.
Pasqualino D'Amico
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