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Sant'Agata ed i suoi devoti

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La festa di Sant'Agata, in tutti questi anni, coinvolge sempre di più un maggior numero di devoti e turisti che, immancabilmente, nonostante le piogge, il freddo e le proprie attività lavorative, riescono, con grande spirito di devozione, a partecipare all'evento agatino.

Oggimedia ascolta le emozioni e le sensazioni di Concetto Porto, devoto, da sempre, di Sant'Agata.

Concetto, da quanti anni sei devoto?
«Da ventisette anni. Sono nato 28 anni fa ad agosto e, a febbraio, i miei genitori mi hanno messo il primo sacco. Quindi sono devoto da sempre». 
Come mai i tuoi genitori hanno deciso di farti indossare il sacco?
«Ho iniziato ad indossare il sacco perchè ho avuto un problema quando sono nato. Per devozione, fino a quando io non ero in grado di sapere hanno deciso loro per me. Poi per scelta mia, ho continuato ad indossarlo».

I giorni più importanti per i devoti sono il 4 e 5 febbraio; come si prepara un devoto alla festa?
«Il 4 mattina c'è la Messa dell'Aurora e sono pronto, con tanta emozione, a vederla dopo tanti mesi; quando esce dalla Cattredale, la Santa fa il giro esterno. Compatibilmente con il mio lavoro, faccio di tutto per seguire il pellegrinaggio della Nostra Patrona».

Che emozione provi?
«E' un'emozione forte. Purtroppo oggi c'è chi lo fa per moda. Non è più come una volta che si faceva per devozione. Infatti vedi tanta gente con il sacco e la sciarpa del Calcio Catania, tra i cordoni vedi tanti devoti che si baciano con le ragazze. Non è più come prima».

Cosa pensi del sacco verde, quello che per intenderci viene indossato dalle donne?
«Non è una cosa bella, perche il sacco è bianco. La storia dice che le donne sono scappate con la sottana in quei tempi. Quindi il sacco verde non c'entra nulla; hanno diritto anche le donne, ma se lo devono indossare che sia quello bianco, "d'ordinanza diciamo", oppure la medaglia della Santa, senza sacco».

Le tappe della Santa, i momenti in cui si ferma, sono comandati da qualcuno?
«Si sono comandati dal capovara, le tappe delle varie chiese, dove si deve fermare. E' il giro della processione che ormai è storia».

Per i veri devoti tutta questa affluenza di gente, di stranieri può dare fastidio? Forse, la vorreste più intima la festa?
«La Santa è di tutti. Però non mi piace che all'interno dei cordoni ci siano persone che parlano al cellulare è una festa per la nostra Santa. Una volta c'erano più principi e c'era più rispetto».

Cosa vorresti cambiare di questa festa, se potessi cosa ti piacerebbe fosse diverso?
«Cambiare magari no, ma mi piacerebbe che fossero tutti veramente devoti, non così, il sacco bisogna sentirlo. Quando non mi sentirò più devoto mi toglierò il sacco».

C'è una tappa dell'evento agatino che ti emoziona di più?
«Sicuramente, almeno fino a qualche anno fa, la salita di via San Giuliano era emozionante; oramai non più, si sale al passo. Prima si correva nella salita dei Cappucini, sotto la porta Uzeda, adesso non è più possibile ci sono tanti bambini, tante donne, c'è stato un morto a causa di questa confusione. All'interno del cordone ci sono troppe persone e poca distanza tra una persona e l'altra, sono troppo unite e poi è legge.
Per me, nel momento in cui la vedo, la Santa, è un'emozione continua, dal momento in cui esce non c'è qualcosa in particolare, nè una tappa precisa».

Quale posizione hai nel percorso rispetto alla Santa?
«Si, sono vicino al "baiatto", la struttura di legno che c'è nella Casa Vara. Mi metto dentro e dò una mano a scaricare i ceri».

Il 17 agosto, la Santa ci regala un altro emozionante momento; riesci a vederla anche in questo giorno?
«Si, sempre, perchè sono in ferie.
L'emozione più grande, dopo sei mesi che non la vedi è quella del giorno 4. Lì corriamo tutti, alla Messa dell'Aurora e la vedi spuntare. Il giorno 17 la Santa fa un giro piccolo dietro il Duomo e poi rientra».

Ogni anno dicono che la Santa ha una luce più intensa o comunque sempre diversa? Verità o solo dicenze tramandate senza alcun fondamento?
«Dipende come la vedi tu. Se la vedi con l'occhio del devoto, la vedi in ogni momento diversa. Magari vedi che sorride ma, ovvio, è solo una sensazione personale».

Toccare il cordone cosa vuol dire?
«Per un vero devoto è obbligatorio. E' tradizione; se non tocchi il cordone è come se non sei a Sant'Agata. Anche il turista che volesse toccarlo lo può fare senza però stare in processione».

Oggimedia ringrazia Concetto Porto per la sua gentilissima disponibilità e si congeda all'inno:

è ccu razia e ccu cori, pi sant'Aituzza bedda, ca stà niscennu,
cittadini! semu tutti devoti, tutti?
cettu, cettu
cittadini, cittadini,
cittadini!
evviva Sant'Agata!

 

(... è con grazia e con cuore, per Sant'Agata bellissima, che sta per uscire,

cittadini!Siamo tutti devoti tutti?

Certo, certo

cittadini, cittadini,

cittadini!

Evviva Sant'Agata!)

Foto da Wikipedia

Daniela Scamporrino