In occasione delle festività agatine, Antonio Parrinello porge un omaggio colmo di devozione raccontando l'evento attraverso un percorso fotografico.
Dal 31 Gennaio, presso il Palazzo della Cultura in Via Vittorio Veneto, 121 a Catania, i visitatori potranno vedere gli scatti fotografici dell'illustre fotografo.
Come nasce l’idea di questa mostra dedicata a Sant’Agata?«Rovistando l’archivio fotografico in pellicola».
Quale messaggio vuole trasmettere ai visitatori?
«Mi piacerebbe poter trasmettere le stesse emozioni che ho provato mentre scattavo. E' indubbio che la festa di Sant'Agata coinvolge emotivamente per il suo fascino sia religioso che folcloristico».
Ha dimostrato, oltre la sua devozione e in diverse occasioni, di essersi rivolto alle meraviglie della nostra terra. Come risponde Catania?
«Siamo fortunati ad avere un patrimonio così ricco e mi riferisco non solo a Catania che è la mia città ma all’intera isola. Forse dovremmo considerare la cultura un bene prezioso da rivalutare imparando a gestire meglio le opportunità che ci vengono proposte».
Oltre alla fotografia - vanta un curriculum di tutto rispetto - ha una grande passione anche per la cinematografia. E' forse un passaggio obbligato?
«Si, sicuramente l'esperienza aiuta a crescere per avere una completezza maggiore».
Per le lettrici di Oggimedia, può svelarci una curiosità sul set in cui è presente l’attore Raoul Bova?
«Racconto sempre volentieri qualcosa su Raoul Bova perché quelle volte che ho lavorato con lui ha sempre dimostrato una professionalità e una spontaneità incredibile. Qualche curiosità? Beh, quando non gira telefona ai figli ed alla moglie ai quali è molto legato».
Il modo di scattare le foto è cambiato negli ultimi anni in modo radicale, si rischia di perdere qualcosa oppure il mondo della fotografia è migliorato?
«Certamente, grazie anche al digitale, la fotografia è diventata accessibile a tutti. Ma il fascino dello scatto in pellicola, non ha paragoni».
Qual è il taglio fotografico migliore di Catania che ama fotografare maggiormente?
«La nostra città, per la sua posizione geografica, ci offre tantissime opportunità. Ma una mia grande passione è quella di fotografare l'Etna».
In tutti questi anni di carriera fotografica quale aneddoto "buffo" le è rimasto impresso?
«Non mi sarei mai aspettato in Ecuador di ritrovarmi a dormire sulle palafitte, invaso dalle zanzare a cercare di proteggermi con delle zanzariere».
Ha dei consigli da rivolgere a coloro che condividono la sua medesima passione, l'arte fotografica?
«Di grande aiuto è sempre imparare attraverso gli scatti dei grandi fotografi».
Ha da rivolgere dei ringraziamenti?
«Sicuramente a mia moglie e ai miei tre figli e a tutti coloro che mi aiutano affinché possa realizzare i miei progetti».
“Sant’Aituzza": sintesi tra emozione e devozione.
«Bedda e miraculusa. La città, nei giorni di festa, è un misto di suoni, odori, colori che coinvolge tutti. E’ una danza di ombre e di luce, di bianco e nero che mi colpisce sempre. Sono le ombre e le luci di alogenuri di argento che ho ritrovato curiosando tra l’archivio delle feste popolari siciliane. Ho deciso di mettere insieme questo racconto fotografico, dedicato alla Santuzza, perché la fotografia altro non è che “scrittura di luce e scrittura con la luce” come afferma Ferdinando Scianna grande maestro del bianco e nero.
Rivedo il Fortino, un tempo porta Ferdinandea, dove la monocromaticità della pietra lavica è prevalente e da dove il fercolo di Sant’Agata inizia la discesa verso il lungo rientro in Cattedrale. Rivedo la danza dei devoti che, in un istante, ho impresso per conservare sempre l’intensità di quei momenti. Rivivo ogni anno le stesse sensazioni, come la prima volta. Una festa che mi riempie di emozioni visive, di suoni e di silenzi sempre nuovi che si rincorrono e si alternano, da chi grida più forte la propria devozione a chi scandisce un silenzio mistico e passionale che si avverte attorno al fercolo».
Oggimedia si congeda da Antonio Parrinello ringraziandolo per la sua gentile disponibilità.
Foto del redattore
Maria Narciso
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