Oggimedia vi racconta la vita di Sant'Agata tra religione e tradizione.
Sant'Agata è ormai alle porte: basta fare un giro della città, ma anche spostarsi più in periferia per poterne respirare l'aria. Sono molti i devoti alla "santuzza", così come sono tanti i turisti che vengono nella nostra città per assistere ai festeggiamenti. Altrettanti sono coloro che chiedono notizie su Sant'Agata, curiosi di sapere della vita della vergine che giovanissima consacrò la sua vita a Cristo.
Agata è Catania, Catania è Agata: il legame tra la città e la sua padrona è forte, inscindibile. Ma chi era Agata?
La storia religiosa di Catania ha inizio con la figura di questa giovane martire, il cui nome stesso, di derivazione greca, significa bontà. In passato molte sono state le controversie riguardanti le sue origini: nell'antico brevario romano catanesi e palermitani rivendicavano Sant'Agata come propria cittadina. La questione cessò d'esistere nel corso del tempo, e nel 1901 il Pontefice Urbano II scrisse nella bolla di fondazione, tutt'oggi conservata nella Cattedrale di Catania, testuali parole: «E' noto che nella città di Catania, la beata Agata nacque e subì martirio».
Agata è presente nelle rappresentazioni artistiche, nelle quali è raffigurata molto giovane, con gli occhi "ca parunu du stiddi", e la bocca "ca pari na rosa″. Lo sguardo nobile ne fa intendere le sua discendenza: la giovane, infatti, apparteneva ad una nobile stirpe, la cui famiglia era ben conosciuta in città. Secondo la tradizione il luogo di dimora è segnato, tutt'oggi, da una lapide antica posta sul muro esterno dell'ex monastero di S.Placido, vicino alla marina. Ella visse a casa sua come in un monastero: distaccata dal mondo, vestita di abiti scuri e poveri, si consacrò a Dio all'età di quindicianni, per volontà propria. La sua scelta fu la sua condanna: la famiglia di Agata scappò dalla citta, in seguito all'editto imperiale di Decio, secondo il quale tutti i cristiani dovevano essere cercati, imprigionati, ed infine eliminati.
Gli apparitori, ovvero coloro che venivano inviati alla ricerca dei cristiani dalla polizia municipale, trovarono e arrestarono Agata, la quale fu condotta davanti il proconsole Quinziano. La tradizione vuole che Quinziano, animato da un forte desiderio e attratto dalla bellezza della fanciulla e dalla sua nobile estrazione, volle farla sua. In realtà ciò non sembra probabile nella persona di Quinziano, non solo perché egli aveva una moglie, ma doveva dare una buona immagine di sé e del suo ufficio di fronte a Decio, il quale ci teneva a rinnovare i costumi, stabilendo a tal proposito anche la censura. È più reale che il proconsole volesse tramutare l'animo della fanciulla, e per compiere questa impresa la inviò a casa di una mezzana il cui nome era Afrodite, la quale tentò di tutto per cercare di persuaderla dal suo amore per Cristo. Agata non demorse, e ciò causò in Quinziano una tremenda collera, che lo portò a farla rinchiudere e torturare: egli la fece prima seviziare e poi ordinò di tagliarle i seni.
A mezzanotte nel carcere apparvero un vecchio con i medicamenti, e un balbino che reggeva un lume. Soltanto quando l'uomo si fece riconoscere come l'apostolo Pietro essa permise che egli la toccasse e la medicasse. Quando Pietro scomparve Agata era guarita.
Dopo alcuni giorni la giovane fu portata di nuovo al cospetto di Quinziano, che vendendola guarita, fece preparare un letto di carboni ardenti e schegge aguzze. Al disumano spettacolo il popolo catanese si levò a tumulto, e il martirio fu interrotto. La martire fu riportata in prigione, dove chiese a Dio di prenderla con sé. Era il 5 febbraio dell'anno 251 quando morì.
L'anno seguente la morte della santa una forte eruzione minacciò Catania: i fedeli prostrarono al cospetto della lava il velo che era stato deposto sulla tomba della martire. Fu il primo miracolo, che segnò il patrocinio di Sant' Agata sulla città.
Curiosità: la città di Catania festeggia la sua padrona anche il 17 agosto. Tale giorno ricorda la translazione delle reliquie della santa da Costantinopoli a Catania, avvenuto nel 1126, dopo ottantasei anni.
Manuela Scuderi
Fonti: "Agata splendidissima" di Domenico Gagliani, www.wikipedia.it.
Fonte immagine: www.scos.it
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