In una soave atmosfera dove il tempo sembra quasi non trascorrere, dove la luce della serenità e l'adorazione con le preghiere sembrano aleggiare nello spazio circostante, ammiriamo la dolce e tanto gentile Madre Giovanna, Priora del Monastero dei Benedettini a Catania.
Ci incontriamo nel parlatorio; una piccola stanza in cui le monache di clausura accolgono alcuni parenti ed amici. Le fredde sbarre di ferro color crema tentano di dividerci ma svaniscono immediatamente appena le nostre mani si avvolgono stringendosi.
Silenziosamente ci accomodiamo e con cortesia e tanta affabilità, Madre Giovanna inizia a rispondere alle nostre discrete domande.
Madre Giovanna, il sentimento d'amore che ha accolto con devozione Dio nel suo cuore, Le ha concesso una scelta importante per la sua vita. Come inizia la sua vocazione?«Ero ancora giovanissima, avevo 16 anni e frequentavo il magistrale; quando entravo in Chiesa ed ascoltavo con profonda partecipazione le messe, il mio cuore si riempiva di gioia, di serenità anche se ancora non capivo di che cosa si trattasse. La vocazione, per Grazia del Signore, si manifestò in occasione del Precetto Pasquale a scuola: fu un momento di grande emozione, di grazia ed amore per Dio e senza troppo pensare e ragionare mi sono avvicinata alle Monache Benedettine. Da quel momento sono piena di gioia e felice nella Grazia del Signore».
Pronunciato il suo "si", la sua vita ha subito una svolta significativa e per sempre. Cosa ha lasciato e cos'ha adesso.
«In 60 anni di assoluta devozione ed adorazione per il Signore non ho mai avuto un momento di ripensamento, sembra di essere entrata ieri in questo Monastero, quando nella realtà sono trascorsi tanti anni.
La gratitudine per il Signore nella Grazia e nella perseveranza mi regala il desiderio di fare sempre di più e, alle volte, ho il timore santo di fare poco per il Signore perché anche noi siamo esseri umani, non siamo sante e possiamo anche sbagliare».
Rispetto alle altre suore che vivono attivamente nel sociale, le Monache di Clausura come si differenziano?
«Tante suore hanno la soddisfazione di vedere il bene che fanno; porto l'esempio di tante missionarie che aiutano con le loro forze e con il loro coraggio i poveri dei paesi africani.
La funzione delle Monache Benedettine del SS Sacramento e di tutte le contemplative la paragono a quella della radice di una rigogliosa pianta che si nutre e si alimenta dalle sue profonde radici. Dalle retrovie, l'adorazione per Gesù attraverso le nostre costanti preghiere, danno ossigeno ed alimentano le folti chiome della pianta».
Tra pochi giorni la nostra città ricorderà Sant'Agata, Martire, Santa, Protettrice di Catania. Quali emozioni, quali sentimenti si accendono la mattina del 6 febbraio quando il feretro di Sant'Agata si soffermerà davanti al vostro Monastero?
«Nutriamo un grande sentimento di gratitudine nei confronti della Santa anche perché siamo concittadine e sin da piccole, tra le braccia dei nostri genitori, ammiravamo e pregavamo Sant'Agata in processione.
Ci rivolgiamo a Lei con la speranza di provare ancor di più amore e devozione per Nostro Signore Gesù Cristo e Le chiediamo di ottenere anche una sola parte del suo spirito di sacrificio.
Preghiamo per tutta la gente che si trova davanti a noi e per tutti quei giovani che tirano il fercolo.
Preghiamo per la nostra città affinché sia una città cristiana, una città che non soffra per la mancanza di lavoro ed, inoltre, preghiamo per tutti i sacrifici che i nostri concittadini sono costretti a sopportare».
È più una preghiera rivolta alla Santa o un canto d'amore?
«In un profondo silenzio preghiamo e cantiamo e, seppur ci troviamo dietro la grata della Chiesa, ci sentiamo molto vicine alla gente».
Il "canto delle Monache Benedettine" per Sant'Agata è un dolcissimo momento in cui uscite in pubblico. In quali altre circostanze avete contatto con la gente?
«Usciamo per l'Immacolata, l'8 dicembre e per il Cristo morto, il Venerdì Santo; sempre dietro la grata della chiesa, preghiamo e cantiamo. Inoltre, usciamo per motivi essenziali o di studio o per andare in ospedale per visite ed esami medici».
Madre Giovanna, insieme alle altre Monache guardate la televisione, avete internet, leggete i giornali?
«Abbiamo una televisione ed ascoltiamo il telegiornale e le Sante Messe del Papa. Le tragiche notizie che apprendiamo dai telegiornali sono il contenuto della nostra preghiera per l'indomani. Noi Monache Benedettine siamo nel mondo ma non siamo del mondo: le gioie ed i dolori della società sono anche le nostre. Leggiamo i giornali l'Avvenire, Prospettive e abbiamo il computer per ricevere ed inviare mail».
Come si svolge una giornata in clausura?
«Il nostro motto per noi Benedettine è ora et labora. Ci svegliamo alle 5.00 del mattino; intorno alle 5.30 siamo pronte per l'ufficio divino, salmi e letture della Parola di Dio, per le lodi e per la messa; concludiamo dopo circa due ore di preghiera. Facciamo la colazione e poi ognuno va al proprio lavoro: in cucina, in lavanderia, in portineria, alcune, ma sono poche perché vogliono stare nel Monastero, vanno a scuola per insegnare. Verso le 12.45 ci incontriamo per pregare insieme un'altra parte dell'ufficio divino e dopo si pranza. Il pomeriggio si riprende a lavorare e verso le cinque c'è un altro momento di preghiera e di meditazione (i Vespri), segue la formazione permanente della Madre. La cena e subito dopo un momento di ricreazione: stiamo tutte insieme, ci raccontiamo quello che abbiamo fatto durante il giorno, ascoltiamo il telegiornale. Infine la Compièta, l'ultima preghiera del giorno e si va a letto. L'adorazione continua anche di notte: a turno le monache si chiamano per pregare il Nostro Signore Gesù Cristo sino al mattino».
Quante Suore Benedettine sono presenti nel Monastero?
«Adesso siamo 28; quando sono entrata io eravamo 75. Sono davvero poche le ragazze che rispondono alla chiamata di Dio; c'è troppa distrazione pertanto il numero tende a diminuire infatti si nota una crisi vocazionale nella Chiesa».
Con tanta emozione Oggimedia si congeda da Madre Giovanna, ringraziandola di cuore per la sua dolcissima gentilezza.
Foto del redattore: Chiesa dei Benedettini in Via Crociferi a Catania.
Melania Costantino
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