Sig. Panebianco che casa è il Subbuteo?
«Il Subbuteo è il famoso od antico gioco del "calcio da tavolo a punta di dito", disciplina sportiva in vigore dai primi anni settanta».
Quando è stata fondata la Società catanese?
«È stata fondata nel 1987 e siamo soci della Federazione Italiana Sport Calcio da Tavolo (FISCT). Attualmente militiamo nel campionato di serie B, svolgendo tornei in tutta Italia».
Quanti tesserati conta il vostro Club e dove si trova?
«In totale conta 23 tesserati. Ci alleniamo dalle due alle tre ore al giorno. Il nostro Club si trova a San Pietro Clarenza in Via Umberto n°372 e il nostro sito è www.asdsubbuteocatania.jimdo.com».
Quale scopo vi prefiggete?
«Il nostro scopo è quello di avvicinare i ragazzini a questa disciplina sportiva, sicuramente molto affascinante nel suo genere, per farli partecipare ai tornei ed inserirli in squadra».
Negli ultimi tempi è accaduto qualche evento di rilevante importanza?
«Sicuramente la vittoria del Campionato Mondiale a Squadra Under 12. Il vincitore della Coppa del Mondo è Claudio Panebianco - orgogliosamente risponde - "mio figlio", che a settembre del 2010 a Rain in Germania, è riuscito ad imporsi, insieme ai suoi compagni, contro la squadra belga per 4 a 0 all'andata e 3 a 0 al ritorno».
Si avvicina al Signor Giuseppe Panebianco il figlio Claudio, continuiamo l'intervista col giovanissimo "campione in erba".
A che età hai iniziato a giocare al Subbuteo?
«Ero davvero molto piccolo e grazie a mio papà, un old che gioca ancora con grande entusiasmo, ho conosciuto questa disciplina sportiva e mi sono appassionato tantissimo».
A quale massimo livello aspiravi?
«Ho iniziato a vincere tanti tornei e pian piano ho creduto di raggiungere i massimi livelli; finalmente, dopo tanti sacrifici, ho raggiunto il mio obiettivo: ho vinto il Campionato del Mondo Under 12!»
Qual è il tuo prossimo obiettivo?
«Il mio futuro obiettivo è quello di vincere il Campionato Mondiale Under 15. Sarà molto arduo, ma ce la farò!»
Il Subbuteo è una disciplina che aiuta a socializzare tra voi ragazzi?
«Assolutamente si. È una disciplina in cui si lavora in squadra senza perdere mai la concentrazione su se stessi».
Ci congediamo dal signor Panebianco e da suo figlio Claudio, ringraziandoli per la loro cordiale disponibilità.
Marco Lombardo
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