Si comincia a diventare genitori realmente quando ci domandiamo: Come faccio ad educare mio figlio?
Qual è la maniera giusta?
La prima cosa che si tende a fare è trasmettere passivamente, senza rendersene conto, ciò che è stato trasmesso dai propri genitori, finendo così con il riproporre quegli stessi modelli che forse molto spesso abbiamo anche criticato.
Una prima riflessione utile può essere proprio quella sull’origine della nostra educazione e chiedersi: quali sono i valori che ci sono stati offerti e che hanno formato in maniera determinante la nostra vita? Quali vogliamo offrire ai nostri figli?
Tutti i genitori vogliono accudire al meglio i propri figli e li vogliono vedere felici; quello che manca è una sana autocritica e l’accettazione dei propri limiti umani.
Non ci sono dei criteri assoluti che possono essere considerati giusti e venire applicati come un manuale. La risposta alle situazioni va cercata nel momento stesso in cui si presentano davanti. Come si fa? Semplicemente basandoci un po’ sulla nostra esperienza, un po’ sulla nostra cultura, ma soprattutto facendo appello alla nostra sensibilità. Per esempio, se ascoltiamo il nostro corpo esso ci trasmetterà un eventuale disagio di fronte alla situazione che stiamo vivendo. Nel rapporto con il figlio comprendere se si è agito nel modo giusto vuole anche dire essere in grado di sentire se proviamo armonia.
Armonia vuol dire sentire tranquillità, piacevolezza nel contatto con il bambino e con l’ambiente che ci circonda.
Quando non c’è armonia, se si osserva sinceramente il bambino, abbiamo subito la risposta e il genitore quando vede e sente che qualcosa non va, può osservare il proprio comportamento; forse è distratto, forse è arrabbiato, forse è immerso in altri pensieri che lo portano con la mente e con le emozioni lontano dal bambino, pur essendo presente fisicamente.
Il bambino reagisce a ciò che gli trasmette il proprio genitore: se avverte durezza s’impaurisce e si chiude, se sente attenzione si rilassa e così via.
Non esiste un metodo razionale: per diventare madri e padri occorre mettersi alla prova, accettare di sbagliare e soprattutto imparare ad ascoltare il figlio e imparare ad ascoltarsi internamente. Diventare genitori significa impegnarsi a creare per i figli un ambiente armonioso in cui possano crescere e svilupparsi al meglio delle proprie potenzialità.
Giovanni Bollea afferma a proposito che: “Le madri non sbagliano mai” – e aggiunge: “mi riferisco a quella sintesi armonica di istinto-tradizione-cultura, che ogni madre porta con sé. Una madre che non sbaglia, inoltre, può dare ancora di più se il marito-padre arricchisce con sicurezza e fiducia il contenitore familiare. Se poi anche i suoi genitori-nonni osservano con gioia e non criticano troppo il suo operato, e soprattutto se la nonna si limita a piccoli consigli e si mostra orgogliosa della figlia, giovane madre”.
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