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“Twitter’s outing ”

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In un mondo di voyeur, ci si divide, tra essere o l’apparire
Sconvolgente racconto di una madre che descrive il suo aborto on line


E’ proprio di questi giorni la notizia secondo la quale una donna di nazionalità americana, attraverso il servizio di microblogging del social network di “Twitter”, abbia descritto i fondamentali istanti del suo procurato aborto in diretta. - avrebbe dichiarato Angie Jackson - la disoccupata ventisettenne yankee cittadina dello stato della Florida, che in poche battute digitate sulla tastiera di un computer dalla sua abitazione, avrebbe poi descritto pian piano, e soprattutto con dovizia di particolari agghiaccianti, i devastanti effetti fisici derivanti dall’assunzione della pillola RU-486, il controverso farmaco abortivo, già tanto contestato, che fin dalla sua comparsa sul mercato ha scatenato non solo, com’è d’uopo, l’ira del Vaticano, ma finanche l’insurrezione da parte di altre realtà cristiane mondiali.

La Ru486, da tanti già ribattezzata “Kill Pill” a causa dei molti effetti collaterali non ancora conosciuti e spesso soggettivi, soprattutto nella delicata e dolorosa fase espulsiva, può essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero così come previsto per protocollo medico, secondo la legge 194, che legifera proprio in materia d’interruzione volontaria di gravidanza. In Italia può essere usata entro il quarantanovesimo giorno, cioè entro la settima settimana, poiché, oltre questo perentorio termine ultimo, le eventuali complicanze derivate diventano perfettamente equiparabili a quelle dell'aborto chirurgico.

Già l’anno scorso un altro caso simile aveva fatto sobbalzare gli animi, quando Penelope Trunk, una famosa blogger, raccontò, se pur in differita ma sempre sul social “Twitter”, la sua drammatica esperienza di aborto spontaneo. Un altro, ed ennesimo, caso, che suscito molto clamore  e non poche polemiche nella morale pubblica americana, fu quello di Shellie Ross, un’altra mamma della Florida, che annunciò in real time, mediante lo stesso mezzo, l’annegamento del figlio nella piscina di casa. Angie Jackson, interpellata sulle motivazioni che l’avevano indotta a un simile comportamento, quanto meno d’opinabile giudizio critico, ha motivato la sua scelta dichiarando che nelle sue intenzioni c’era solo il tentativo, forse mal interpretato, di - questa l’espressione utilizzata dalla donna – un momento tanto doloroso come quello dell’interruzione di gravidanza, e quindi così esprimendosi solo ed esclusivamente in favore delle altre donne. A prescindere dalle motivazioni che inducono questi clamorosi “outing” in diretta, forse ci si dovrebbe interrogare di più sulle smanie di protagonismo che spesso colpiscono alcuni soggetti molto ben determinati ad apparire, sempre e ad ogni costo, più che ad “essere”, conducendo magari una vita poco più che “normale”.

Marco Lombardo
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