SANA SANITA’: Mai possibile sarà?
Tra le priorità di una società civile, la salvaguardia della salute è sicuramente una delle più importanti. La nostra costituzione prevede per tutti i cittadini il diritto alla salute. La medicina, in Italia e come nel resto del mondo, ha fatto passi da gigante e sono ormai pochissime le malattie che si possono definire francamente incurabili.
Il cancro ha indici di mortalità sempre più bassi, le grandi malattie infettive, quasi completamente scomparse nei paesi ricchi, hanno caratteristiche endemiche in quelli poveri, la bioingegneria consente la produzione di farmaci e prodotti sempre più sofisticati, grazie ai quali anche le patologie più complesse possono avere approcci terapeutici adeguati. Una popolazione sempre più anziana alle prese con le cosiddette patologie del benessere (malattie metaboliche, cardiocircolatorie ed osteo-articolari), ha quindi necessità di cure ed assistenza diverse di quelle del passato, e la medicina moderna mostra un sempre maggiore interesse per le specializzazioni geriatriche, con risultati sempre più brillanti e risposte sempre più adeguate.In questo quadro un’eccezione, cioè una malattia non solo non è stata sconfitta ma si è addirittura aggravata e miete a tuttoggi vittime e danni: “la Burocrazia”. E’ del tutto evidente che, in tutti i campi e quotidianamente, abbiamo sempre e comunque a che fare con la burocrazia ma noi vogliamo soffermarci un attimo sugli effetti che essa ha nel campo della sanità. Chi di noi non ha mai sentito parlare direttamente o indirettamente di interminabili liste di attesa, di peregrinazioni da un ufficio all’altro, da uno sportello all’altro, da un impiegato all’altro per un’autorizzazione, per una prescrizione, per un’esenzione, o per l’esecuzione di una prestazione. Già ognuno di noi conosce direttamente o indirettamente questi iter, queste difficoltà, questi orrori.
Ma conoscere la situazione non vuol dire tollerare o accettare passivamente, quelli che sono malcostume, cattivo senso di responsabilità di singoli o di interi uffici o reparti. Non significa dover tollerare persino delle palesi illegalità, perché la legge prevede modalità e tempi, spesso disattesi, nell’erogazione dei servizi sanitari. Bisogna imparare a non limitarsi ai brontolii nelle sale d’attesa, o alle lamentele nei discorsi tra amici, ma a denunciare alle associazioni di tutela dei malati o dei consumatori, alle direzioni sanitarie e, perché no, alla magistratura.
Vorremmo che in poco tempo un malato di cirrosi epatica in stato molto avanzato, non debba, per poter avere le fiale di albumina necessarie, andare dal proprio medico di famiglia che rilasci una richiesta per visita specialistica da effettuare, dopo essere passato dalla fila all’ufficio ticket, anche se esente, presso il reparto ospedaliero che ha fatto diagnosi, che rilascia piano terapeutico ( mensile al massimo ) col quale deve recarsi all’ ASL competente che autorizza. Con una copia del piano terapeutico autorizzata, tornare dal proprio medico di famiglia che prescrive il farmaco autorizzato e con questa prescrizione ( per un numero limitato di due per volta ) corredata dall’autorizzazione ASL recarsi infine in farmacia a ritirare il farmaco.
Il vostro cronista giura che non si tratta di una sofisticata forma di caccia al tesoro, ma di semplice cronaca che qualunque malato può confermare e documentare. Non vorremmo apparire come quelli che vedono solo nero e non riconoscono quanto di buono e valido avviene nel nostro paese. Siamo a conoscenza di situazioni di assoluto valore di medici che generosamente operano in situazioni anche difficili nell’esclusivo interesse dei malati.
Una bravissima dottoressa, di cui non facciamo il nome per rispetto alla sua riluttanza alle celebrazioni ed alle lodi, in un ospedale catanese manda avanti un intero reparto senza assistenti di ruolo e, per un certo periodo, senza infermieri. Che ha dovuto, per senso di responsabilità, lavorare con una frattura alle costole e che abitualmente, rimanendo in ospedale più tempo del dovuto, sottrae tempo alla sua vita privata. Per chiudere, solo momentaneamente, il discorso parafrasando una frase famosa: Guai a quella sanità che ha bisogno di santi e di eroi.
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