Formaggi, cotechino, zampone, lenticchie, pandoro, spumante.
Tra poche ore consumeremo, in compagnia di amici e parenti, il ricco cenone di fine anno.
Stravizi alimentari di cui ci pentiremo tra qualche giorno, quando vedremo l'ago della bilancia spostarsi drasticamente verso destra.
Chili di troppo che ci impegneremo a perdere nel giro di poco tempo attraverso un'alimentazione a regime ipocalorico limitato.
Mangiare meno, però, non aiuta solo il nostro fisico ma anche il nostro cervello.
A dimostrarlo è uno studio italiano, condotto dai ricercatori dell'università Cattolica di Roma, secondo cui, introdurre meno calorie, determina l'attivazione di una proteina, "Creb 1", fondamentale nel controllo di funzioni cerebrali come la memoria e l'apprendimento.
"Creb 1" diminuisce fisiologicamente con l'invecchiamento.
Era già nota la capacità di questa molecola di modulare alcuni geni e di essere modulata, a sua volta, da fattori di crescita, farmaci, tè e caffè.
Non si conosceva, però, la stretta relazione esistente tra "Creb 1" e l'alimentazione ipocalorica.
La ricerca ha portato a risultati soddisfacenti su topi la cui dieta è stata ridotta del 30%.
Su questi esemplari si sono riscontrati migliori performance cognitive rispetto ai topi che seguivano un regime calorico normale.
«Per l'uomo il discorso è più complicato - come afferma Salvatore Fusco, uno dei coautori dello studio - perché non basterebbe tagliare le calorie ma incidere anche sulla qualità degli alimenti».
I risultati ottenuti rappresentano un buon input nella prevenzione delle malattie neurodegenerative.
Dunque, vale più che mai, la massima latina "mens sana in corpore sano".
Fonte foto:http://www.121doc.it/press/dieta-ipocalorica-cervello-7060.html
http://www.121doc.it/images/article/dieta-ipocalorica-cervello.jpg
Cosima Ticali
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